La salute degli ecosistemi europei

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La strategia dell’UE sulla biodiversità entro il 2020 ha come obiettivo quello di mantenere e rinforzare gli ecosistemi. Un report dell’Agenzia europea dell’ambiente studia la catena causa-effetto fra le azioni umane e gli impatti sulla natura per gli otto principali ecosistemi europei.

La strategia dell’UE sulla biodiversità entro il 2020 ha come obiettivo quello di mantenere e rinforzare gli ecosistemi e i loro servizi attraverso le infrastrutture verdi e il ripristino di almeno il 15% degli ecosistemi degradati.
Conseguentemente la loro mappatura è essenziale per misurare i progressi verso questo obiettivo e il rapporto Mapping and assessing the condition of Europe’s ecosystems: progress and challenges dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) sintetizza il lavoro che l’Agenzia ha condotto negli ultimi 5 anni in questa direzione. Lo studio ha adottato l’approccio elaborato dal gruppo di lavoro Mapping and Assessment of Ecosystems and their Services (MAES-WG) nato a supporto della strategia dell’UE sulla biodiversità e che si basa sul modello DPSIR.

L’acquisizione di questo nuovo quadro concettuale permette di comprendere la catena causa-effetto fra le azioni umane e gli impatti sulla natura, infatti la mappatura e la valutazione degli ecosistemi si propone di analizzare le pressioni e i loro effetti sulla condizione degli ecosistemi in modo da supportare i politici nel progettare risposte adeguate.

La sfida è quella di implementare questo modello con i molti dati e informazioni che sono disponibili, ma che purtroppo risultano lacunosi per alcune regioni e ecosistemi oppure basati su classificazioni incoerenti; per questo l’Eea ha dedicato notevoli sforzi per valutare i dati e le informazioni esistenti e per costruire una nuova metodologia che potesse includerli.

Conceptual framework for ecosystems assessment

L’approccio dell’EEA è consistito nelle seguenti fasi:

  • sviluppare una tipologia di classificazione per gli habitatseguendo l’approccio MAES e basata sulle classi di EUNIS (European Nature Information System ) per gli habitat e su CORINE (Coordination of Information on the Environment) per il suolo
  • mappare l’estensione di questi ecosistemi attraverso l’Europa
  • valutare le principali pressioni che agiscono sugli ecosistemi e che sono state ripartite in cinque gruppi: cambiamento degli habitatcambiamenti climatici, eccessivo sfruttamento delle risorse, specie esotiche invasive e inquinamento/eccessivo carico di nutrienti
  • valutare l’attuale condizione degli ecosistemi utilizzando i dati derivanti dalla direttiva Habitat, della direttiva Uccelli, della direttiva quadro sulle acque, della direttiva quadro sulla strategia marina o da altre fonti (ad esempio qualità del suolo)
  • indagare come utilizzare le informazioni disponibili sul rapporto tra le pressioni e la biodiversitàper mappare i potenziali impatti delle singole pressioni sugli ecosistemi ed elaborare metodi di ponderazione delle molteplici pressioni su una singola mappa per valutare il loro effetto combinato sulla biodiversità, qualità dell’ambiente e servizi ecosistemici. Quest’ultimo punto è solo accennato nel rapporto perché attualmente in fase iniziale di sviluppo.

Il core della relazione è dedicato alle prime quattro fasi sopraccitate che sono applicate a ciascuna delle otto categorie ecosistemiche europee individuate: urbano, terreni agricoli, pascoli, terreni a vegetazione rada (es. brughiere), boschi e foreste, zone umide, acque dolci e marine. Lo studio descrive le principali caratteristiche di ogni ecosistema, successivamente valuta le pressioni che agiscono su di esso e l’impatto di queste pressioni sui suoi habitat e specie.

Infine, nel rapporto una sezione prende in esame gli strumenti che la classe politica ha a disposizione per proteggere e ripristinare l’ecosistema e per gestire il sinergie tra i diversi servizi degli ecosistemi.

Principali risultati dello studio 

  • L’analisi dei dati mostra come alcuni degli ecosistemi più sensibili come le brughiere, zone umide e acque dolci siano concentrati in un piccolo numero di paesi europei, il che potrebbe far aumentare la loro vulnerabilità ai cambiamenti ambientali
  • una parte rilevante di questi ecosistemi vulnerabili non sono protetti dalla rete ecologica Natura 2000 né da altri strumenti politici dell’UE che mirano a preservare gli habitat e la biodiversità

Distribuzione degli ecosistemi

  • lo stato di salute di più della metà degli habitat e le specie contemplate dalla Direttiva Habitat è valutato come“sfavorevole” e il loro stato di conservazione è generalmente in declino o stabile; solo una piccola parte di essi sta tendendo ad un miglioramento
  • secondo gli studiosi, ad oggi, il maggior impatto sugli ecosistemi è stato apportato dal cambiamento degli habitat (tra cui la perdita e la frammentazione), mentre per il futuro si prevede che tutti gli ecosistemisoffriranno a causa del cambiamento climatico e delle specie aliene invasive che porteranno ulteriori effetti negativi.

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