La valorizzazione dei rifiuti industriali inorganici

Declassare la pericolosità di un rifiuto attraverso l’inertizzazione produce risparmio e trasformarlo in una materia prima promuove guadagno; ciò consente di transitare correttamente a un sistema che si autogenera, passando dal modello di crescita lineare a quello di crescita circolare.

La gestione sostenibile dei rifiuti comporta non solo la prevenzione e la riduzione quantitativa e qualitativa per pericolosità dei rifiuti, ma impone sempre più la sostituzione di quelle che erano le pratiche di mero smaltimento con tecnologie di trattamento di inertizzazione o valorizzazione di materia ed energia. Riuscire a declassare la pericolosità di un rifiuto (producendo risparmio) o, ancor meglio, a trasformarlo in una materia prima a tutti gli effetti (promuovendo guadagno), significa transitare correttamente dal modello di crescita lineare del “prendi, produci, usa e getta” a quello circolare di un sistema che si autogenera, in cui le risorse restano all’interno del sistema economico fino al raggiungimento della fine del ciclo di vita, in modo da poter essere riutilizzate più volte a fini produttivi e creare così nuovo valore. In merito al recupero di materia, gli stessi indirizzi europei, dal VI Programma d’azione per l’ambiente, propongono il binomio “uso sostenibile di risorse-gestione sostenibile di rifiuti”, basilare in quei paesi, come l’Italia, carenti in materie prime naturali.

La gestione sostenibile dei rifiuti, pertanto, va attuata con le migliori tecnologie di trattamento e valorizzazione e nel rispetto della prossimità della produzione degli stessi. In questo modo, si può ottenere un incremento del riciclo tale da attenuare la pressione sulla domanda di materie prime, indurre a riutilizzare materiali di valore che altrimenti finirebbero come rifiuti e ridurre il consumo di energia e di emissioni di gas a effetto serra nei processi di estrazione e di lavorazione. La stessa direttiva quadro 2008/98/CE, recepita in Italia dal Dlgs 205/2010, oltre a riportare specifici criteri e obiettivi, ha dato l’impronta di un nuovo atteggiamento culturale che investe direttamente le competenze e le responsabilità dello stato, degli enti locali, della produzione industriale e dei cittadini, questi ultimi due in veste di principali produttori di rifiuti. È in questo contesto che si colloca il breve excursus che segue, a titolo esemplificativo e non esaustivo, di come la ricerca scientifica applicata alle tecnologie e ai materiali possa contribuire a trovare soluzioni ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibili nella gestione dei rifiuti industriali inorganici… leggi il resto in Ecoscienza 2/2017 (anche in inglese, descrive alcuni trattamenti a caldo e a freddo quali vetrificazione, sinterizzazione, inertizzazione a microonde, geopolimerizzazione)

Autrici: Fernanda Andreola, Luisa Barbieri, Isabella Lancellotti, Cristina Leonelli – Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari”, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

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