Le Arpa e il sisma nelle regioni colpite

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Una vasta area esattamente incuneata tra Lazio, Marche e Umbria continua ad essere epicentro di nuove scosse di terremoto dopo la più devastante del 24 agosto di magnitudo 6.0 ad Amatrice. Tra le zone più colpite, le oltre 60 frazioni del comune laziale, insieme ad Arquata e Pescara del Tronto, Norcia ed altri comuni limitrofi.

Le Agenzie ambientali delle tre regioni coinvolte hanno operato sin dalle prime ore dell’emergenza per monitorare i rischi ambientali dovuti al sisma.

In cooperazione con la Protezione Civile, la Regione Lazio ed altre Istituzioni/Forze di Polizia, Arpa Lazio è intervenuta da subito nelle aree devastate dal sisma. L’Agenzia è organizzata per fornire in situazioni di emergenza che possono comportare rischi di tipo ambientale, legate ad attività di origine antropica o naturale, supporto alle autorità anche attraverso apposite squadre in pronta disponibilità. L’Agenzia ha provveduto, nell’ambito delle attività istituzionali di propria competenza, a verificare la qualità delle acque destinate ad uso potabile o ad altri usi messe a rischio dai danni alle reti infrastrutturali del collettamento dei reflui. Si è inoltre provveduto a fornire alle Autorità chiarimenti sulle modalità di gestione dei reflui prodotti dalle installazioni provvisorie presenti nelle aree di accoglimento degli sfollati.

Sono stati svolti sopralluoghi per verificare lo stato dei depuratori civili anche al fine di valutarne l’idoneità all’utilizzo futuro per il collettamento di ulteriori aree.

Altro aspetto di forte criticità riguarda la gestione degli enormi quantitativi di materiale da demolizione, sia a seguito diretto di crolli sia per demolizioni di messa in sicurezza. L’Arpa Lazio è stata coinvolta nell’individuazione di un idoneo sito temporaneo per lo stoccaggio delle macerie. La gestione complessiva di tali materiali, dalle modalità di stoccaggio al trasporto e successivo recupero/smaltimento sarà oggetto di attento controllo. L’Agenzia prosegue la propria attività nella fase di post emergenza attraverso verifiche, ispezioni e valutazioni dello stato ambientale nell’ambito delle ordinarie di controllo e monitoraggio.

Anche Arpa Marche, in particolare la Direzione provinciale di Ascoli Piceno, ha collaborato con le strutture di Protezione Civile operando nell’ambito di quelle che sono le competenze specifiche delle Agenzie. Oltre ai danni causati alle abitazioni, alle strutture e alla popolazione, nell’area marchigiana colpita dal sisma non si sono registrate emergenze di tipo ambientale.  Sotto controllo la depurazione delle acque, negli ospedali non vi sono stati rischi legati a sorgenti di radioattività, non si registrano problemi nelle aree industriali presenti nella zona (per lo più di piccole dimensioni). L’Agenzia sta lavorando ora alla questione delle macerie di concerto con la Protezione Civile per individuare i siti idonei allo stoccaggio temporaneo.

(Foto Ispra – Pescara del Tronto)

 

 

Un pensiero su “Le Arpa e il sisma nelle regioni colpite”

  1. Le Arpa e il sisma nelle regioni colpite

    io, geologo e dipendente di una ARPA del sud Italia, attualmente in aspettativa per svolgere un dottorato di ricerca sulla applicazione della interferometria radar da satellite nell’analisi delle deformazione del suolo nei periodi post ed intersismici, sono avvilito ed arrabiato nel vedere:

    1) i geologi di altra ARPA fare monitoraggio geologico, idrogeologico, rilevamento sul terreno e remote sensing mentre nella mia ARPA non ve ne è ombra;

    2) una riforma del sistema nazionale di protezione ambientale che non pone tra i suoi LEPTA il monitoraggio geologico;

    3) il non avere alcun riscontro dopo aver scritto a tutto il mondo istituzionale italiano sulla tematica ARPA e monitoraggio geologico;

    4) che a capo del sistema nazionale vi è l’ISPRA in cui è incastonato il Servizio Geologico Nazionale e non avere dei Servizi Geologici Regionali nelle ARPA;

    5) che nella regione di residenza viene istituita una ulteriore agenzia regionale con competenze in Difesa del suolo e monitoraggio;

    6) l’Ordine Nazionale dei Geologi spingere per la istituzione di Servizi Geologici Territoriali con il Geologo di Zona puntando essenzialmente sui professionisti senza tener in conto le ARPA.

    Ovviamente mi congratulo con i colleghi geologi e ARPA ed “invidio” (purtroppo nella gravità dell’evento) la loro esperienza.

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