L’economia circolare per una crescita di qualità

L’economia circolare è un modello economico e culturale finalizzato a creare crescita e occupazione qualificata, oltre che a tutelare le risorse naturali. Il rilancio del sistema industriale passa dallo sviluppo di strategie efficaci di innovazione dei processi e dei prodotti.

L’economia circolare può essere definita come un’economia “per sua natura rigenerativa, che mira ad assicurare la più elevata utilità e valore nel tempo nei prodotti, nei componenti e nei materiali, differenziando adeguatamente i cicli tecnologici da quelli naturali” (fonte: Ellen Mac Arthur Foundation).
Nei contesti più evoluti, gli stati e i cittadini vedono nell’economia circolare un modello di sviluppo in grado di generare benefici ampi e strutturali, in particolare di natura sociale. Si tratta di un modello economico e culturale finalizzato a creare crescita e occupazione qualificata, oltre che a tutelare le risorse naturali.

Dal punto di vista delle imprese, l’economia circolare è considerata una strategia di business per conseguire vantaggi economici, come la riduzione dei costi o l’ingresso in nuovi mercati in grado di offrire margini di profitto interessanti. L’applicazione estesa dei principi dell’economia circolare da parte delle imprese europee potrebbe portare a risparmi annui sui materiali utilizzati per la produzione di beni durevoli nell’ordine di 400 miliardi di euro/anno, mentre solo in Italia i nuovi posti di lavoro generati grazie ai modelli e ai servizi basati sull’economia circolare potrebbero essere pari a 140.000 unità nei prossimi 5 anni.

Ma da dove partire per raggiungere questi obiettivi? Occorre identificare
le strategie più efficaci, in grado di massimizzare i benefici economici e sociali nel breve periodo e di accelerare, allo stesso tempo l’adozione e la diffusione dell’economia circolare. I temi prioritari su cui sarebbe opportuno investire sono:
a) lo sviluppo di modelli di business fondati sull’accesso ai servizi a valore aggiunto: in tutta Europa è in atto uno spostamento delle preferenze dei consumatori verso l’accesso ai servizi, come alternativa al possesso dei beni (disownership). Ciò favorisce l’incremento della produttività degli assets delle aziende e la qualità degli stessi. In questo ambito le tecnologie abilitanti legate all’internet delle cose, alla stampa 3D e alla tracciabilità costituiscono formidabili acceleratori del cambiamento

b) la produzione di beni durevoli a contenuto tecnologico alto e medio-alto attraverso processi di ri-fabbricazione (in inglese remanufacturing): questa strategia industriale, consente una elevata remunerazione del lavoro richiesto a professionalità qualificate, oltre che un rilevante risparmio di materia prima

c) gli incentivi alla commercializzazione e all’acquisto di prodotti progettati
e fabbricati per offrire al mercato un elevato valore di rinnovabilità dei materiali, anche attraverso il recupero di materia riciclata post consumer, utilizzata all’interno di “cicli chiusi” e controllati. L’avvento delle smart cities, l’evoluzione delle reti di logistica inversa, le moderne tecnologie di riciclo e il cambiamento culturale nei consumatori possono favorire l’affermazione dei prodotti fabbricati anche grazie all’impiego di materia rinnovabile ottenuta da processi di riciclo post consumer… leggi l’articolo integrale in Ecoscienza 2/2017  (anche in inglese)

Autore: Danilo Bonato, direttore generale Consorzio Remedia
Commissione europea, membro High Level Steering Group Raw Materials

Altre risorse in Ecoscienza 2/2017
– La signora che ha bocciato l’economia lineare,  Emanuele Bompan intervista Ellen MacArthur (pubblicata in Materia rinnovabile, n. 12/2016)
– Un nuovo paradigma economico e sociale,  Alessandra Vaccari, Mauro Bigi, Daniela Luise

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *