Legambiente lancia il primo Forum del riciclo

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Si è tenuto venerdì 25 novembre a Il Fuligno, a Firenze, il primo Forum del riciclo, organizzato da Legambiente con il patrocinio della Regione Toscana e la collaborazione di Publiambiente, REVET e RIMateria. L’iniziativa si propone di divenire un appuntamento annuale durante il quale discutere di riciclo ed economia circolare.

Il Forum riciclo, che si è aperto con i saluti di Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana e Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, ha visto la partecipazione di numerosi relatori del mondo istituzionale, imprenditoriale e dell’associazionismo ambientalista.

Oggi in Europa si sta discutendo il modello economico dei prossimi vent’anni, sappiamo che il problema principale è quello della scarsità di materie prime mentre abbiamo molti materiali che non possiamo pensare solo di distruggere. Per questo diviene fondamentale comprendere come riciclare i rifiuti urbani, quelli da imballaggio, i rifiuti alimentari e quelli da costruzione/demolizione. Tutto questo è oggi all’attenzione dell’Unione Europea che ha scelto come relatore su questi temi un’ europarlamentare italiana, dando così un riconoscimento all’Italia. Il nostro Paese, infatti, può vantare diverse esperienze consolidate di circular economy di cui tanto si parla in sede istituzionale europea. Come ha dichiarato Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente  “le esperienze virtuose messe in campo dimostrano che l’economia circolare è già in parte in atto nel nostro Paese Paese”, che, in soli vent’anni, è riuscito a passare dall’emergenza rifiuti divenendo punto di riferimento della nascente economia circolare del vecchio continente.

In questi ultimi anni l’Italia ha fatto importanti passi da gigante. Può contare sulle buone gestioni degli oltre 1.500 comuni ricicloni dove vivono 10 milioni di persone, premiati da Legambiente per aver superato il 65% di raccolta differenziata.

Nella Penisola sono inoltre presenti impianti industriali innovativi in grado di riciclare manufatti fino a ieri considerati irriciclabili come i pannolini usa e getta e le plastiche miste (fino ad oggi inviate solo a recupero energetico) o che producono compost o biometano da usare al posto del gas fossile come i digestori anaerobici di ultima generazione.

Inoltre nel nostro Paese gli impianti petrolchimici old style sono stati convertiti in bioraffinerie che producono bioplastiche, biolubrificanti e bioadditivi per la filiera dei pneumatici dall’olio vegetale grazie a brevetti italiani come avvenuto a Porto Torres in Sardegna, sono state inaugurate bioraffinerie per produrre bioetanolo di seconda generazione da scarti agricoli o biomasse lignocellulosiche evitando l’utilizzo di prodotti agricoli destinati all’ alimentazione, come sta accadendo a Crescentino (Vc).

Sono poi presenti impianti industriali in grado di rigenerare un rifiuto pericoloso come l’olio minerale usato, gestire rifiuti come gli pneumatici fuori uso dando loro nuova vita, riprogettare le cialde per il caffè, che da irriciclabili sono diventate compostabili. Infine ricordiamo che l’Italia tra le prime in Europa ha messo al bando i sacchetti di plastica tradizionale sostituendoli con sporte riutilizzabili e shopper in bioplastica compostabile (strategia ripresa nella recente direttiva europea sul tema).

“Il Forum del Riciclo di Firenze – ha dichiarato Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – ha avuto un grande successo e registrato una grande partecipazione. Siamo convinti che per incentivare la diffusione dell’economia circolare e delle esperienze virtuose del riciclo, già in parte in atto nel Paese, occorra come prima misura aiutare il decisore pubblico a promuovere e incentivare le filiere industriali del post raccolta, ma anche favorire un maggiore chiarezza nell’interpretazione delle norme rispetto a cosa è rifiuto e cosa è rifiuto pericoloso. Infine è fondamentale sviluppare un maggior confronto e collaborazione tra il mondo della ricerca scientifica e quello del management industriale affinché gli imprenditori abbiano il coraggio di investire in questo settore”.

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