Legge Snpa, Galletti: veloci con i decreti attuativi, a pieno regime il prima possibile “Ambiente Informa” intervista il ministro dell’Ambiente

 

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Ministro Galletti, dopo la legge sugli ecoreati, l’Italia si è ora dotata di un’altra fondamentale “gamba” che mette in sicurezza il paese sul fronte dell’ambiente e della salute, dei controlli e dello sviluppo: la legge che istituisce il Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa). Quali sono, secondo lei, gli aspetti più importanti di questa legge?
“Siamo di fronte a una vera grande novità nel rapporto tra ambiente e cittadini, che merita quindi una grandissima attenzione non solo tra gli ‘addetti ai lavori’. Finalmente i controlli diventeranno uniformi per tutte le Regioni, superando una frammentazione che nei fatti oggi complica la tutela e frena lo sviluppo. In questa legge c’è un ruolo forte di Ispra e vengono introdotti i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali, che dovranno rappresentare i parametri di riferimento delle prestazioni delle Agenzie locali. E poi ci saranno un sistema informativo nazionale, un catalogo dei servizi, una rete di laboratori accreditati. Insomma, i migliori strumenti per restituire efficienza all’azione di controllo sull’ambiente, nella massima trasparenza. E ricordo poi che questa novità normativa porterà anche un beneficio agli ecoreati, consentendo di farli entrare in funzione con ancora maggiore rapidità ed efficacia”.

Come ministro dell’Ambiente, cosa si aspetta dal Sistema ?
“Mi aspetto funzioni il prima possibile a pieno regime: la legge sulle Agenzie avrà bisogno di diversi decreti attuativi, su cui vogliamo andare veloci. Occorre che questo impianto di norme segni un cambiamento rispetto a un passato di troppe incertezze. Il nuovo Sistema nazionale di protezione ambientale può veramente consentirci, assieme ad altre norme già messe in campo, di affermare quel binomio tra ambiente e sviluppo che deve partire innanzitutto dalla certezza della qualità ambientale e delle norme che la garantiscono”.

Molte cose sono cambiate in questi primi trent’anni di vita del ministero dell’Ambiente (1986-2016). Come pensa cambierà nel futuro il ruolo del Dicastero, anche in connessione con Snpa?
“Dovrà essere un ministero aperto alle sfide del futuro, dinamico e capace di mettere in campo risposte e risorse adeguate alle esigenze di un ambiente in continuo mutamento. Nel tempo la centralità dell’ambiente nelle scelte socio-economiche è diventata un presupposto imprescindibile. L’accordo della Cop21 di Parigi ci pone di fronte a sfide globali inimmaginabili trent’anni fa. Allo stesso tempo, il modello di sviluppo lineare del passato che non badava all’inquinamento prodotto oggi è giustamente rifiutato anche culturalmente dall’opinione pubblica. L’Italia deve rimediare a decenni di incuria e di una mancanza evidente di sensibilità ambientale: da qui il lungo percorso delle bonifiche, della lotta al dissesto idrogeologico, della definizione di un sistema idrico efficiente e di una gestione dei rifiuti all’altezza degli standard europei. C’è tanta strada da fare e il nuovo Snpa avrà un compito molto rilevante in questo senso. Sarà il nuovo termometro della salute dell’ambiente”.