Lo stato dell’arte dei procedimenti di bonifica nei siti di Gela e Priolo

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Annoverate con la legge 426/98, le aree industriali di Gela e Priolo sono tra i primi 15 Siti di interesse nazionale (SIN). Norme successive (Dm del 16/01/2000 e, nel caso di Priolo, anche Dm del 10.03.2006) ne hanno ulteriormente fissato i perimetri. Entrambi i siti, che comprendono sia aree a terra (795 ha per Gela e 5.815 ha per Priolo) che aree a mare (4.560 ha per Gela e 10.068 ha per Priolo) sono stati sede di una forte industrializzazione a partire dal 1949  a Priolo e dal 1963 in quello di Gela.

Entrambi sono caratterizzati da impianti di diversa tipologia: raffinerie (una a Gela e tre a Priolo), industrie chimiche (tre a Gela e quattro a Priolo), centrali elettriche (una a Gela e tre a Priolo), pozzi di estrazione di greggio (circa 80 nella Piana di Gela) e relativi pipelines (circa 80 km) e centri di raccolta olio (cinque a Gela), depositi di prodotti petroliferi (due a Priolo), depuratori biologici (uno a Gela ed uno a Priolo), cementifici (uno a Priolo), industrie di produzione di gas di servizio (una a Priolo), industrie di materie plastiche (una a Priolo), industrie metalmeccaniche (una a Priolo),  industria di manufatti cemento-amianto (una a Priolo) e centri di rottamazione (uno a Priolo).

Le attività di caratterizzazione, iniziate nei primi anni 2000 e proseguite con dettaglio via via maggiore – passando dalla iniziale maglia 100×100 m alla successiva maglia 50×50 m – hanno permesso di ottenere un’ingente quantità di dati sullo stato qualitativo delle matrici ambientali suolo e acqua di falda.
Per entrambi i SIN, i risultati delle caratterizzazioni hanno evidenziato una preoccupante situazione di contaminazione (con superamenti talora di oltre 10 volte i limiti normativi) ascrivibile alla presenza, sia nei suoli che nelle acque, delle seguenti sostanze: metalli (tra cui spicca l’arsenico quale contaminante più diffuso), BTEXS, esaclorobenzene, THC<12, THC>12, IPA, solventi clorurati cancerogeni e non, amianto, diossine. Ancora più grave è la presenza di sorgenti di contaminazione primaria, quale il prodotto surnatante sovente presenze in falda acquifera.

Il ruolo dell’Arpa Sicilia è stato, ed è tuttora, di importanza fondamentale per la realizzazione delle bonifiche nei SIN di Gela e Priolo. Tra i punti salienti che vedono coinvolta l’Agenzia nell’iter procedurale delle bonifiche vi è stata la stesura del “protocollo” per l’esecuzione delle indagini di caratterizzazione e di collaudo degli interventi di bonifica dei siti contaminati (redatto, nella sua ultima versione del 2009, insieme ad Ispra e Iss) e verifica in campo della corretta applicazione dello stesso. Arpa partecipa alle Conferenze di Servizi, alle riunioni tecniche e agli incontri preliminari, alle ispezioni dei laboratori di prova e validazione dei metodi analitici (intercalibrazioni); analizza i campioni prelevati in contraddittorio e partecipa alla stesura delle relazioni di validazione e tecniche per la certificazione di bonifica, nonché ai pareri istruttori.

L’iter delle bonifiche prosegue purtroppo a rilento, come evidenziato in dettaglio dai dati pubblicati dal ministero dell’Ambiente a giugno 2016 (http://www.bonifiche.minambiente.it/).

Tra i lavori di bonifica completati, quello più importante è rappresentato dal progetto della Centrale Enel di Augusta nel SIN di Priolo. In un’area destinata ad ospitare un termovalorizzatore mai realizzato, sono state completate le seguenti opere :

  • La realizzazione di un diaframma in parte plastico e in parte strutturale per la cinturazione completa dell’area, al fine di non consentire l’ingresso delle acque di falda contaminate provenienti da un sito esterno (raffineria)
  • Lo scavo dei terreni insaturi al fine di un loro riutilizzo quale reinterro dell’area bonificata
  • Lo scavo dei terreni saturi contaminati da idrocarburi, la loro vagliatura in umido ed il loro trattamento mediante soil washing (per i terreni grossolani) e biopila (per i terreni fini)
  • Il collaudo delle pareti e del fondo dello scavo nonché dei terreni trattati
  • Il riempimento dell’area bonificata con i terreni conformi e con quelli bonificati.

I restanti progetti di bonifica, già completati, riguardano piccole aree dove è sorta l’esigenza di costruire nuovi impianti che rivestivano carattere d’urgenza (Impianti TAF, CR40, Nuovo impianto idrogeno e Turbogas nel Multisocietario di Priolo), per le quali si è fatto ricorso allo scavo dei terreni contaminati ed al loro invio ex situ ad impianti di trattamento/recupero/smaltimento.

Tra i progetti di bonifica iniziati e tuttora in itinere, vi sono una serie di lavori sulla falda dei Multisocietario di Priolo e Gela (un sistema di contenimento, a presidio dei recettori sensibili, al fine di impedire la migrazione verso mare delle acque di falda contaminate), per i quali è previsto il convogliamento delle acque di falda emunte a un impianto di trattamento. Altro progetto riguarda la bonifica dei suoli insaturi nella porzione meridionale del Multisocietario di Priolo, dove è previsto l’uso di tecnologie esclusivamente in situ (senza alcuna movimentazione di materiale). Un terzo progetto in itinere è quello dell’area ex vasche di zavorra Enimed in Penisola Magnisi (area ad elevato interesse archeologico) nel SIN di Priolo.

Infine, tra i progetti di bonifica approvati ma ancora non iniziati, destano particolare interesse quelli in cui sono previste tecnologie di bonifica non ancora sperimentate in Italia, quali il desorbimento termico nel progetto della vasca A zona 2 della Raffineria di Gela e la barriera permeabile reattiva nel progetto di bonifica dell’area CS9 del sito Syndial di Priolo.

 

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