L’utilità del monitoraggio pollinico per l’allergologo

Il monitoraggio pollinico, sin dalla nascita dell’allergologia, rappresenta uno strumento essenziale per la diagnostica e lo studio delle pollinosi. Storicamente il monitoraggio serve all’allergologo per correlare la presenza del polline con il periodo sintomatico del paziente, conoscere i pollini e il periodo di loro presenza nel territorio in cui esso opera, guidare la durata della terapia sintomatica e predire il rischio di presenza di sintomi quando una persona che soffre di pollinosi si sposta in regioni diverse da quelle della sua abituale residenza. Quest’ultimo punto sottolinea l’importanza di avere reti di monitoraggio estese su tutto il territorio nazionale e la disponibilità di dati accessibili attraverso il web o applicazioni dedicate (App), consultabili sia dall’allergologo che dai pazienti.

Negli ultimi anni, il monitoraggio pollinico sta sempre più avendo un ruolo essenziale in quella che viene definita “allergologia di precisione”, ossia la corretta identificazione degli allergeni causa dei sintomi del paziente, che nella maggioranza dei casi sono dei polisensibilizzati. Ciò è possibile grazie all’enorme progresso rappresentato dalla diagnostica allergologica molecolare (CRD) che riesce a identificare le molecole verso le quali un soggetto è sensibilizzato e permette di capire se una positività al test cutaneo è dovuta ad una sensibilizzazione primaria o ad una cross-reattività.

La CRD, seppure importantissima, può però non essere sufficiente, in quanto indica solo che un soggetto è sensibilizzato e non necessariamente che è allergico, e cioè che presenta anche una clinica legata alla sensibilizzazione. Nell’ambito delle pollinosi la correlazione tra sintomi e sensibilizzazione ad uno o più pollini può essere dimostrata utilizzando i dati rilevati attraverso il monitoraggio pollinico.

Tradizionalmente, la dimostrazione della correlazione tra sensibilizzazione e presenza di pollini veniva valutata facendo registrare un diario dei sintomi al paziente e andando poi a confrontare, a posteriori, gli stessi con i dati di presenza dei pollini interessati, pubblicati sui siti web dedicati. Questo metodo, tuttavia, era soggetto a numerose imprecisioni, legate sia alle modalità di raccolta dei dati, sia alla difficoltà di rapportare esattamente i sintomi con la pollinazione giornaliera.

Negli ultimi anni sono state create delle App dedicate, scaricabili in qualsiasi smartphone, che permettono in modo semplice la registrazione quotidiana dei sintomi da parte del paziente, in modalità standardizzate, e la loro trasformazione in scale di gravità. Questi parametri, correlati con il monitoraggio pollinico, possono identificare tra i vari pollini verso cui il soggetto è sensibilizzato quelli a maggiore valenza clinica, al fine di poter prescrivere una immunoterapia specifica mirata, anche in soggetti polisensibilizzati, che ormai rappresentano la maggioranza dei casi afferenti agli ambulatori allergologici.

Il monitoraggio pollinico è uno strumento importantissimo per l’allergologo in quanto permette una corretta diagnosi delle allergie ai pollini. L’uso di App dedicate apre nuovi scenari di utilizzo dei dati aerobiologici. È assolutamente fondamentale, quindi, che quest’ultimi siano resi disponibili per l’ottimale utilizzo di questi strumenti.

Vai alla presentazione Utilità del monitoraggio pollinico per l’allergologo a cura di Danilo Villalta dell’Ospedale «S. Maria degli Angeli» di Pordenone

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