Manufatti in amianto: in Arpal una segnalazione a settimana

Fra le oltre 1.750 segnalazioni e richieste di informazioni pervenute all’URP di Arpal nel 2016, solo 51 sono riconducibili alle problematiche connesse alla presenza di amianto, vale a dire il solo 3% del totale dei contatti gestiti dall’ufficio. Un dato apparentemente anomalo se si pensa che la Liguria risulta essere una delle regioni d’Europa maggiormente afflitte dal mesotelioma pleurico.

Buona parte delle segnalazioni evidenziano il timore che vecchi manufatti, spesso abbandonati e comunque in cattivo stato di manutenzione, siano stati costruiti in eternit e vertono sull’individuazione dei giusti uffici ai quali rivolgersi per far sì che quello che sentono un pericolo per la loro salute venga ad essere neutralizzato.

A quanto sopra, fanno eccezione avvenimenti che, fortunatamente in numero estremamente esiguo, sono stati caratterizzati dall’incendio di rifiuti o di strutture produttive costruite utilizzando materiali contenenti le fibre in oggetto.

La pericolosità di questi eventi, l’allarme prodotto nella cittadinanza e l‘intervento della Protezione Civile hanno fatto sì che fosse potenziata al massimo l’informazione al pubblico, soprattutto attraverso l’emanazione di ricorrenti comunicati stampa, concordati con gli Enti coinvolti, diffusi sia tramite i media tradizionali che i social.

La frequenza e la pervasività della comunicazione dell’Agenzia si è riflessa nelle poche richieste di informazioni pervenute all’URP.

Infine, alla presenza di un sistema di comunicazione preparato a far fronte alle eventuali situazioni di emergenza, si affianca la tradizionale comunicazione istituzionale, costituita anche dalla presenza sul sito agenziale di una decina di Faq tematiche.

Tra queste, oltre alla consueta definizione degli Enti  competenti e delle incombenze di Arpal, segnaliamo la risposta ad una domanda ricorrente, derivante sia dall’ancor massiccia presenza di cisterne per l’acqua potabile realizzate in amianto, ubicate soprattutto nei vecchi centri storici, che dalle scarse informazioni possedute dalla popolazione circa le caratteristiche di pericolosità di questo minerale:

A chi si deve segnalare l’esistenza di un tetto in eternit o di un altro manufatto contenente amianto?

La normativa ambientale non prende in considerazione questa tematica che è, quindi, di natura igienico-sanitaria. La competenza amministrativa è del Sindaco; questi si avvale, come supporto tecnico, delle Asl che, a loro volta, possono avvalersi, per le analisi, di Arpal. Occorre inviare l’esposto alla Asl ed al Sindaco (ove esistesse, al Settore Tutela Ambiente del Comune interessato). Saranno questi, se del caso, che attiveranno Arpal. In Regione, inoltre, esiste il Registro dei manufatti contenenti amianto, al quale il proprietario deve segnalarne la presenza e le modifiche eventualmente intercorse mediante le notifiche periodiche previste da legge.

L’acqua che si accumula in serbatoi in eternit realizzati una quindicina d’anni fa, è potabile oppure no? È utilizzabile in cucina?

Per quello che concerne la potabilità dell’acqua, non esistono normative che fissino dei limiti sulla presenza di fibre di amianto. A differenza di quanto concerne l’inalazione di fibre di amianto, l’attuale conoscenza scientifica non evidenzia pericolosità circa l’ingestione di dette fibre. Il buon senso comune consiglia comunque di sostituire sempre i serbatoi lesionati, a maggior ragione se realizzati con amianto.

 

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