Mare e costa, le attività delle Capitanerie di porto

Il Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia costiera è un’organizzazione operativa impegnata nella salvaguardia dell’ambiente marino e costiero. Per queste attività il Corpo dipende funzionalmente dal ministero dell’Ambiente. Di particolare importanza le periodiche campagne nazionali di tutela ambientale. Il contributo di Aurelio Caligiore e Daniela Falcone, Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia costiera, su Ecoscienza 4/2016.

La tutela dell’ambiente marino e costiero è uno degli obiettivi prioritari da perseguire, sia per la ricchezza del patrimonio naturalistico nazionale, sia per i rilevanti interessi sociali ed economici coinvolti nell’utilizzo delle relative risorse. La struttura geografica del nostro paese e l’enorme estensione delle linea costiera impongono un’attività di tutela costante e puntuale, supportata da una componente operativa capace di esprimere specifiche competenze e una presenza territoriale capillare e qualificata. In tale settore, le norme di legge che si sono susseguite nel tempo hanno elettivamente individuato nel Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia costiera, un’organizzazione operativa impegnata nella salvaguardia dell’ambiente marino e costiero (figura 1).

Per tale “vocazione” ambientale, il Corpo dipende funzionalmente dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’art. 8, della legge 349/1986, e dell’art. 3, della legge 84/1994, ed è un fondamentale presidio di legalità lungo le coste, perseguendo diverse attività quali:

  •  nelle zone sottoposte alla giurisdizione nazionale, l’esercizio in via prevalente, delle attività di controllo relative all’esatta applicazione delle norme del diritto italiano, del diritto dell’Unione europea e dei trattati internazionali in vigore per l’Italia in materia di inquinamento marino, ivi compresi l’inquinamento da navi e da acque di zavorra, l’inquinamento da immersione di rifiuti, l’inquinamento da attività di esplorazione e di sfruttamento dei fondali marini
  •  la direzione, ai sensi dell’art. 23, della legge 979/1982, delle attività di sorveglianza e controllo per la prevenzione degli inquinamenti delle acque marine da idrocarburi e altre sostanze nocive, nonché per l’accertamento delle infrazioni alle relative norme
  •  nelle acque di giurisdizione e di. interesse nazionale, l’esercizio, per fini di tutela ambientale e di sicurezza della navigazione, ai sensi della legge 51/2001, del controllo del traffico marittimo
  • di provvedere, ai sensi degli artt. 135 (c. 2), e 195 (c. 5) del Dlgs 152/2006, rispettivamente alla sorveglianza e all’accertamento delle violazioni in materia di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche se dalle stesse possono derivare danni o situazioni di pericolo per l’ambiente marino e costiero, nonché alla sorveglianza e all’accertamento degli illeciti in violazione della normativa in materia di rifiuti e alla repressione dei traffici illeciti e degli smaltimenti illegali di quest’ultimi
  • di esercitare, ai sensi dell’art. 19, della legge 394/1991, la sorveglianza nelle aree marine protette e sulle aree di reperimento.

Il Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia costiera, esercita tali funzioni tramite la Centrale operativa del proprio Comando generale, i Comandi territoriali e le componenti specialistiche: mezzi aeronavali, nuclei subacquei e laboratori ambientali mobili (Lam), i servizi di istituto relativi all’azione di contrasto agli inquinamenti marini e alla vigilanza sulle aree marine protette e sulle aree di reperimento.

Tale sistema è integrato da un servizio di sorveglianza satellitare realizzato nell’ambito di una specifica collaborazione con l’European Maritime Safety Agency (Emsa). In tale contesto si colloca altresì l’altrettanto articolato e complesso ventaglio di funzioni attribuite al Reparto ambientale marino (Ram), che ha sede presso il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, istituito con la legge 179/2002 (art. 20) e posto alle dipendenze del ministro per conseguire un più rapido ed efficace supporto per lo svolgimento di compiti istituzionali nello specifico settore ambientale.

Tra i diversi compiti in materia ambientale svolti dal Corpo particolare importanza assumono le periodiche Campagne nazionali di tutela ambientale giunte alla quarta edizione. Tali attività, fortemente volute dal ministro, sono finalizzate a svolgere mirate azioni di contrasto alla quotidiana minaccia subita dal nostro mare e dalle nostre coste a causa dell’irresponsabilità di chi mette in atto violazioni di legge di ogni genere.
In particolare la campagna svolta durante lo scorso anno è stata articolata su cinque macro-aree di intervento:
– la tutela delle zone marino-costiere, finalizzata alla repressione degli abusivismi demaniali e delle violazioni nelle aree marine protette
– la vigilanza sui rifiuti
– il contrasto all’inquinamento provocato da navi
– la salvaguardia della fauna e della flora marina
– la vigilanza sugli scarichi a mare.

Condotta da marzo a settembre, la campagna si è contraddistinta per cifre molto rilevanti: 1043 persone denunciate, 774 sequestri per un valore di oltre due milioni di euro, 320.000 metri quadrati di aree demaniali sottoposte a sequestro, per un totale di 1754 notizie di reato. Sulle novecento navi ispezionate sotto i profili anti-inquinamento, in 211 sono state riscontrate deficienze. Le sanzioni amministrative sono state 1230, per un totale di 4,5 milioni di euro; sequestrate anche 4,5 tonnellate di rifiuti. A tal fine le azioni dell’ultima campagna nazionale di tutela ambientale si sono rivelate utili anche per fornire le prime indicazioni sullo stato di attuazione della normativa sugli “ecoreati” recentemente introdotti nel codice penale.

A tale riguardo, l’entrata in vigore della legge 68/2015 Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente ha apportato significative modifiche al pregresso sistema normativo di tutela dell’ambiente, introducendo nuove fattispecie di reato in materia di tutela penale dell’ambiente, in un settore già oggetto di interesse della normativa dell’Unione europea e in particolare delle direttive 2008/99/ CE, sulla tutela penale dell’ambiente, e 2009/123/CE sull’inquinamento provocato da navi. Alla luce di tale rinnovato quadro normativo – da integrarsi con le ulteriori specifiche disposizioni contenute nell’ambito del codice della navigazione, avuto riguardo alla repressione degli illeciti demaniali marittimi e a quelle riconnesse alla tutela e alla vigilanza sull’intera filiera alieutica, nonché alla tutela ed alla vigilanza del paesaggio e dei beni paesaggistici – i compiti del Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia costiera nel settore della tutela ambientale possono, in sintesi, ricondursi alle seguenti principali linee di operatività:

  • vigilanza sulle aree marine protette, sulle aree di reperimento e/o di prossima istituzione (aree della Rete Natura 2000 direttiva 92/43/CEE, SIC, ZPS ecc.)
  • vigilanza sul mare territoriale e su altre zone di mare poste sotto la giurisdizione dello Stato soggiacenti a particolari vincoli di tutela ambientale (Zone di protezione ecologiche, PSSA ecc.)
  • verifiche sulla filiera dei rifiuti in ambito terrestre, marino e portuale
  • controlli sulle immissioni di sostanze inquinanti in atmosfera da parte di navi
  • salvaguardia delle specie faunistiche marine sottoposte a particolare protezione a livello nazionale, comunitario ed internazionale, nonché in attuazione di ogni altro accordo internazionale relativo alla protezione della natura e della biodiversità
  • attività di monitoraggio e protezione dell’ambiente marino derivante dall’applicazione della Convenzione internazionale MarPol 73/78, dalla Convenzione di Barcellona, dalle direttive comunitarie
  • prevenzione e controllo dell’inquinamento da idrocarburi e da altre sostanze tossiche e nocive e promozione della sicurezza ambientale in mare nonché in ambito portuale
  • attuazione degli interventi in caso di inquinamento marino che si verifichino nelle acque territoriali e nell’alto mare e valutazione degli effetti conseguenti all’esecuzione dei piani operativi locali e nazionali di pronto intervento e degli accordi di cooperazione internazionale vigenti
  • verifica sugli scarichi in mare provenienti da terra, da navi, e da piattaforme off-shore site nel mare territoriale e/o sulla piattaforma continentale
  • monitoraggio della fascia costiera demaniale marittima al fine di prevenire, e reprimere qualsivoglia forma di abusivismo e alterazione, compromissione e illecito sfruttamento delle componenti ambientali anche in vista dell’attivazione delle prescritte azioni reintegrative e risarcitorie da parte dello Stato.

Efficienza, efficacia, affidabilità e 151 anni di consolidato impegno fanno del Corpo delle Capitanerie di portoGuardia costiera un’amministrazione all’avanguardia e una risorsa insostituibile per il paese.

Comandante CV (CP) Aurelio Caligiore, STV (CP) Daniela Falcone
Corpo delle Capitanerie di porto-Guardia costiera. Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare

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