Marine strategy, il punto di vista del sottosegretario Silvia Velo

Al sottosegretario Silvia Velo, che fra le altre deleghe ha quella a coordinare le politiche di tutela del mare e le connesse strategie di crescita economica sostenibile (cc.dd. blue economy e blue growth strategy), abbiamo posto alcune domande sulla direttiva europea relativa alla Marine strategy.

Quali sono gli impegni più significativi che sta portando avanti per la salvaguardia del mare?

Il mare rappresenta una delle più grandi risorse del nostro paese. Lungo le nostre coste cultura e natura si sovrappongono generando un equilibrio unico tra uomo e ambiente che, a causa delle sempre più frequenti pressioni antropiche, va difeso. Il Governo, negli ultimi anni, ha messo il mare al centro dell’agenda ambientale del paese. Un mare, e in particolare il Mediterraneo, caratterizzato da una ricchissima biodiversità e minacciato dai rischi delle attività antropiche che ha indotto le Istituzioni a impegnarsi per garantire il buon stato ambientale delle acque marine con la consapevolezza di dover governare il mare in modo integrato uscendo dai tradizionali schemi dei confini nazionali dei singoli Stati.

Da qui l’impegno del ministero dell’Ambiente per la difesa della risorsa mare: dalla lotta all’erosione costiera, alle attività di prevenzione, contrasto all’inquinamento, senza trascurare le azioni per la salvaguardia dell’ecosistema marino e per l’attuazione della direttiva europea sulla Strategia marina.

A che punto siamo con l’attuazione della direttiva?

Ad oggi sono state definite le condizioni di buono stato ambientale dei mari che ci proponiamo di raggiungere da qui al 2020 e sono stati definiti i traguardi ambientali per tutti i descrittori indicati dalla direttiva. Sono già operativi i Programmi di Monitoraggio, inclusi quelli relativi ai rifiuti spiaggiati e alle microplastiche, grazie a un accordo con le 15 regioni costiere e le loro Agenzie per la Protezione Ambientale, per il triennio 2015-17.

A proposito di rifiuti. E’ un tema di grande attualità. Cosa sta facendo l’Italia per ridurne la presenza in mare?

Gli interventi in corso prevedono la realizzazione di misure volte a migliorare la gestione dei rifiuti generati dalle attività di pesca e acquacoltura, incluse le attrezzature dismesse, favorendone, laddove possibile, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero. I programmi prevedono anche la creazione di una filiera di raccolta e smaltimento dei rifiuti raccolti accidentalmente dai pescatori  e una serie di attività di formazione e sensibilizzazione per aumentare la conoscenza e favorire l’educazione del pubblico e degli operatori economici alla prevenzione e contrasto del marine litter.

Anche il Parlamento si è impegnato sul tema delle microplastiche, le particelle solide in plastica insolubili in acqua e di misura inferiore o uguale i 5 mm. E’ stata, infatti, approvata alla Camera una legge che mette al bando, dal 2020, tutti i prodotti cosmetici da risciacquo e i detergenti che contengono microplastiche.

A testimonianza del fatto che la questione delle plastiche e dei rifiuti in mare è un argomento di strettissima attualità, oltre che un allarme da non sottovalutare e che sarà oggetto di uno specifico incontro nel quadro delle iniziative legate al G7.

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