Monitoraggio idrogeologico in Liguria

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Quanta acqua cade dal cielo, di quanto crescono i principali torrenti e come si muovono le frane più estese: sono queste le tre tipologie di strumenti gestite da Arpal per il monitoraggio del territorio ligure, particolarmente vulnerabile al rischio idrogeologico.

In una regione come la Liguria, soggetta periodicamente a importanti fenomeni precipitativi che finiscono per sollecitare un territorio già di per sé fragile, è fondamentale dotarsi di strumenti di monitoraggio per quanto riguarda gli aspetti pluviometrici, idrologici e della stabilità dei versanti.

Le prime due categorie strumentali sono affidate alle cure del Centro Funzionale Meteo Idrologico di Protezione Civile di Regione Liguria gestito da Arpal: i 189 pluviometri e 52 idrometri sono tutti consultabili in tempo reale dal portale dell’Osservatorio Meteoidrologico della Regione Liguria. Sono strumenti “ridondanti”, cioè con sistemi di trasmissione dati capaci di ovviare ai guasti più semplici, periodicamente manutenuti e tarati. Tutti sono dotati di opportuni allarmi, capaci di far suonare i cellulari dei reperibili al raggiungimento di predeterminate soglie.

La rete osservativa meteo-idro è uno dei fiori all’occhiello di Agenzia, distribuita per coprire nella maniera più omogenea e funzionale possibile il territorio ligure, cresciuta nel corso dell’ultimo decennio da poche unità fino agli oltre duecento strumenti odierni.

Oltre agli apparecchi che dicono quanta pioggia è caduta e di quanto sono cresciuti i torrenti principali, Arpal gestisce un’altra rete osservativa di particolare importanza. Dal 2007, infatti, la Regione ha affidato alla sua Agenzia per la protezione dell’ambiente “Remover”, la Rete di monitoraggio dei versanti utilizzata per la programmazione e il controllo degli interventi più estesi di difesa del suolo.

Remover è un meccanismo complesso, che vede protagonisti gli enti attuatori degli interventi di difesa del suolo, da cui inizialmente è stata installata la strumentazione di monitoraggio sul territorio. Secondo quanto previsto dai programmi regionali di controlli dei monitoraggi ambientali, Arpal si occupa della gestione operativa della rete, comprensiva dell’effettuazione delle misure e dell’elaborazione dei dati provenienti da circa 130 inclinometri e 120 piezometri, ovvero dai “buchi” nel terreno nei quali vengono inseriti proprio gli inclinometri.

Scendendo nel dettaglio, protagonista nell’effettuazione dei rilevamenti è, come già accennato, la strumentazione inclinometrica. Si tratta di un sistema ormai in uso da diverso tempo e che consente misurazioni di elevata precisione ed affidabilità. A questi strumenti è affidato lo studio della profondità, della direzione e della velocità di scorrimento di una massa di terreno instabile.

I tubi inclinometrici, generalmente in alluminio, sono installati nei fori di sondaggio (i già citati piezometri), preparati appositamente e resi assolutamente solidi nel terreno. Per far questo viene utilizzata una miscela di cementazione tra l’intercapedine creatasi con lo scavo e i tubi stessi. Ogni tubo presenta, al suo interno, quattro “guide” nelle quali viene inserita la sonda; ad essa è affidato il compito di rilevare e registrare, tramite una centralina mobile, entità e profondità delle deformazioni che si producono nel tubo a causa di un movimento franoso. Decisivo, poi, per la quantificazione dell’attività franosa, l’analisi dello scostamento dalla verticale.

Le installazioni inclinometriche necessitano di spazi piuttosto ampi, nell’ordine dei 20-30 metri ma, in caso di paleofrane, possono anche superare i 60 metri di profondità.

È evidente, dunque, l’estrema importanza dell’utilizzo di questi tubi. Non solo per il monitoraggio di frane e grandi rilevati ma anche per fronti di scavo e per la verifica dell’efficienza di interventi di consolidamento realizzati o da realizzarsi.

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