Monitoraggio UV in alta quota, l’attività di Arpa Valle d’Aosta

«C’è, ma non si vede!». La celebre frase utilizzata a proposito dei trucchi dei migliori prestigiatori, può essere facilmente adattata allo studio dei raggi provenienti dal sole. Sì, perché quella che chiamiamo comunemente «luce» è solo una piccola parte, quella visibile ai nostri occhi, della radiazione che giunge a terra dalla nostra stella. Ciò che i fisici chiamano «spettro elettromagnetico», infatti, si estende oltre i colori a cui siamo abituati: immediatamente al di là del rosso si nasconde la radiazione… infrarossa; al di qua del viola, l’estremo opposto, troviamo la radiazione ultravioletta (UV).

Sfortunatamente, l’uomo non ha sviluppato alcun organo per “percepire” la radiazione ultravioletta (di qui l’importanza di utilizzare strumenti appositi, descritti in seguito). Eppure, il nostro corpo è estremamente sensibile agli effetti di questi raggi, i più energetici emessi dal sole e rivelati a terra. Da una parte, si tratta di effetti benefici: la sintesi della vitamina D, l’efficacia nel prevenire alcuni tipi di tumori interni, il giovamento per la psiche (psychological well-being). Tuttavia, la radiazione portatrice della tanta ambita abbronzatura nasconde alcuni effetti “collaterali” piuttosto gravi: danni agli occhi, al sistema immunitario, alla pelle. Proprio su quest’ultima si può riscontrare la maggiore varietà di danni, dal semplice invecchiamento cutaneo ai tumori più gravi. Per inciso, la radiazione ultravioletta è classificata come sicuro fattore cancerogeno (gruppo 1) dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc).

La tematica degli ultravioletti è di estremo interesse per la Valle d’Aosta. Molti soggetti, in questa regione, si espongono al sole, sia per svago sia per lavoro. Inoltre, alcuni fattori ambientali concomitanti favoriscono gli alti livelli di radiazione misurabili a terra: la quota media sul livello del mare, superiore ai 2000 m, la presenza di neve, che è capace di riflettere i raggi ultravioletti e, dunque, di contribuire a una loro amplificazione, e infine la trasparenza dell’aria, che non contiene elevate concentrazioni di polveri fini in grado di assorbire la radiazione.

Dal 2003, Arpa Valle d’Aosta ha avviato un’attività di monitoraggio della radiazione ultravioletta solare in alcuni punti del territorio regionale. Dapprima, sono stati installati alcuni strumenti, chiamati radiometri, presso la sede a Saint-Christophe (570 m sul livello di mare, sito tipico di fondovalle) e la stazione remota Les Granges, a La Thuile (1640 m slm, sito rappresentativo delle condizioni di media montagna).

Tali radiometri misurano in continuo l’intensità (irradianza) della radiazione ultravioletta in arrivo su una superficie orizzontale, pesata sulla sensibilità della pelle umana (ponderazione eritemale). I valori sono spesso espressi in termini di indice ultravioletto, un semplice numero intero, solitamente compreso tra 1 e 10 (ma la scala è aperta verso l’alto). I dati sono presentati in tempo reale sul sito www.uv-index.vda.it o sul sito istituzionale dell’ARPA www.arpa.vda.it.

Dopo tre anni di attività, nel 2006, Arpa Valle d’Aosta ha esteso la sua rete inserendo un punto di misura a Plateau Rosa, alle pendici del Monte Cervino, potendo contare sull’ospitalità dell’Aeronautica militare presso la sua storica stazione. Il sito di monitoraggio di Plateau Rosa, caratterizzato dalla presenza perenne di neve e da una quota di 3500 m sul livello del mare, rappresenta uno dei punti di maggiore altitudine in tutta la rete di monitoraggio europea e la “punta di diamante” dell’attività di Arpa sulla radiazione ultravioletta. Grazie, infatti, alla misura su tre stazioni a quote molto differenti, è possibile, tramite l’uso di modelli matematici, estendere, con ragionevole approssimazione, la conoscenza dei livelli di radiazione ultravioletta a qualsiasi punto della Valle d’Aosta.

I risultati delle misure a Plateau Rosa indicano, come atteso, livelli molto alti di radiazione ultravioletta, in particolare in estate. In tale periodo, l’indice ultravioletto facilmente supera la soglia di 10 e, in alcuni casi, raggiunge anche valori estremi (14, durante l’estate 2016). Si tratta di indici caratteristici di quote molto alte o di latitudini molto basse (come esempio nella fascia intertropicale). In Italia, come previsto in alcuni studi teorici, Plateau Rosa è uno dei siti a maggiore esposizione ultravioletta.

A supporto della strumentazione installata presso le stazioni, Arpa Valle d’Aosta, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, ha effettuato dal 2007 al 2011 alcune campagne per la valutazione dell’esposizione personale alla radiazione ultravioletta, in particolare da parte degli sciatori. Alcuni volontari hanno indossato, sul proprio copricapo, una piccola porzione di una particolare pellicola chiamata polisolfone, in grado di misurare la dose ricevuta. I risultati sono stati pubblicati sotto forma di articoli su importanti riviste scientifiche e ripresi da un rapporto delle Nazioni unite.

Infine, a integrazione del monitoraggio della radiazione solare, Arpa VdA svolge da più di dieci anni un’attività di misura e di ricerca evoluta sui fattori che condizionano la radiazione misurabile a terra: la concentrazione di ozono in tutta l’atmosfera (contenuto colonnare), il particolato atmosferico (aerosol), la nuvolosità ecc.

Il monitoraggio della radiazione ultravioletta in montagna rappresenta, nelle intenzioni di Arpa VdA, un servizio aggiuntivo di tutela per la popolazione locale e per i turisti: conoscere meglio il sole permette al pubblico di adottare abitudini di esposizione responsabili (abbigliamento adeguato, uso di copricapi, occhiali da sole, creme protettive ecc.).

 

Henri Diémoz
Arpa Valle d’Aosta

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