Non si arresta il consumo di suolo in Italia nel 2016

Nonostante la crisi economica ne abbia rallentato la velocità, il consumo di suolo in Italia prosegue al ritmo di 30 ettari al giorno. Presentato alla Camera il Rapporto 2017.

 

Presentato a Roma alla Camera dei Deputati il Rapporto 2017 sul consumo di suolo in Italia. I dati sulla situazione nazionale relativi all’ultimo anno, con un focus specifico sugli ultimi 6 mesi, sono stati illustrati in conferenza stampa da Stefano Laporta, Dg Ispra, da Ermete Realacci, presidente Commissione ambiente alla Camera e Massimo De Rosa, deputato M5S e membro Commissione.

I dati relativi agli ultimi sei mesi mesi (novembre 2015 – maggio 2016) parlano di una crescita del consumo di suolo pari a 30 ettari al giorno, per un totale di 5 mila ettari di territorio. Si è ridotta la velocità, che si attesta quest’anno sui 3 m2 al secondo, ma non si è azzerato il consumo: al 2016 risultano coperti 23 mila km2 di suolo, pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), che corrispondo al 7,6% del territorio nazionale.

La mappa del fenomeno è stata fornita dal rapporto annuale di Ispra e delle Agenzie ambientali sul consumo di suolo , che raccoglie i dati aggiornati, prodotti con un dettaglio a scala nazionale, regionale e comunale.

Le colate di cemento continuano ad interessare zone a pericolosità sismica (oggi è ricoperto oltre il 7% nelle aree a pericolosità alta e quasi il 5%  in quelle a pericolosità molto alta), idraulica (oltre 257.000 ettari, l’11% del totale del suolo artificiale nazionale) e da frana (circa l’11,8% del totale nazionale, con un incremento medio dello 0,2%), fascia costiera (con un aumento dell’impermeabilizzato nella fascia sotto i 300 metri, pari allo 0,15% a livello nazionale) aree protette (32.800 ettari di territorio consumato ed un aumento di ulteriori 48 ettari tra il 2015-2016) e parchi nazionali (nell’Arcipelago de La Maddalena e nel Parco nazionale del Circeo).

Gli scenari elaborati dall’Ispra ipotizzano la trasformazione del territorio italiano al 2050: nel migliore dei casi (interventi normativi significativi e azioni conseguenti che possano portare a una progressiva e lineare riduzione della velocità di cambiamento dell’uso del suolo) si prevede una perdita di ulteriori 1.635 km2, di  3.270 kmin caso si mantenesse la bassa velocità di consumo dettata dalla crisi economica e di 8.326 km2 nel caso in cui la ripresa economica riportasse la velocità al valore di 8 m2 al secondo registrato negli ultimi decenni.

Disponibili tutti i dati per regione, provincia e comune d’Italia.

La sintesi del Rapporto sul consumo di suolo 2017. 

La versione integrale del Rapporto

Un pensiero su “Non si arresta il consumo di suolo in Italia nel 2016”

  1. prima di consumare altro suolo, va riutilizzato, recuperato tutto quel territorio degradato, inquinato che abbiamo nelle aree industriali delle periferie, ma anche nelle aree urbane, Dal punto di vista dei tempi e dei costi dobbiamo approfondire, come fatto in altri paesi tutte quelle tecniche di risanamento(bonifiche biologiche, che richiedono un grande sforzo interdisciplinare da parte delle strutture pubbliche. non aiuta la modifica della L241 con il dlgs 127/2016, la modifica del titolo V con la L3del 2001, la costituzione del sistema agenziale sempre più autoreferenziato (L 132/2016) rispetto al tavolo delle Regioni che non è quasi più operativo. Peccato

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