Copernicus, patrimonio culturale e consumo di suolo

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Tra le molteplici applicazioni delle potenzialità offerte dal programma di osservazione satellitare della Terra Copernicus – già conosciuto come “Gmes” (Global Monitoring for Environment and Security) – delle quali Ispra e il Sistema delle Agenzie si è avvalso attraverso progetti operativi, vi sono l’ambito della conservazione del patrimonio culturale italiano e l’elaborazione sempre più dettagliata dei dati sul consumo di suolo. 

Copernicus è un programma complesso che  raccoglie informazioni da molteplici fonti (satelliti, sensori di terra, di mare e aviotrasportati), le integra ed elabora, per poi fornirle agli utenti istituzionali ed afferenti al comparto industria. Copernicus ha tra i suoi obiettivi anche quello di garantire all’Europa una sostanziale indipendenza nel rilevamento e nella gestione dei dati sullo stato di salute del pianeta.

I dati satellitari possono contribuire in modo significativo alla salvaguardia del patrimonio culturale italiano. L’ultimo numero della newsletter “e-Informa”, realizzata dal Forum nazionale degli Utenti Copernicus, propone una breve panoramica delle numerose attività condotte in tale ambito. Si va dal monitoraggio dei siti archeologici sommersi nelle aree costiere all’identificazione di quelli sepolti in Italia e all’estero, dai fenomeni di annerimento e corrosione dei monumenti di Roma allo studio dell’instabilità nell’area archeologica di Petra in Giordania.

Quanto al consumo di suolo in Italia, i dati sono elaborati grazie a una rete di monitoraggio realizzata da Ispra e dalle Agenzie del Sistema, che consente di ricostruire l’andamento del fenomeno dal secondo dopoguerra a oggi.
Una serie storica estesa, con un’elevata accuratezza tematica e delle stime, che si avvale di circa 180.000 punti di campionamento stratificato del territorio  e di altre fonti cartografiche ad alta risoluzione. Tra queste vi sono le risorse legate all’utilizzo del Sistema di osservazione della terra Copernicus, che ha permesso di ottenere, negli ultimi anni, cartografie estremamente più dettagliate del Corine Land Cover, precedentemente utilizzato.

Altre risorse: Droni per il controllo della Posidonia

 

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