Piani provinciali di emergenza radiologica

sorgenti-orfane

La Direzione regionale dei Vigili del fuoco del il Friuli Venezia Giulia è stata rappresentata, al convegno del 18 ottobre La gestione dell’emergenza radiologia a Trieste ed in Friuli Venezia Giulia, da Alberto Sbisà con un intervento dal titolo Piani provinciali di emergenza radiologica.

Nello specifico Sbisà ha parlato dei Piani provinciali di intervento per la messa in sicurezza in caso di rinvenimento o di sospetto di presenza di sorgenti orfane, ovvero sorgenti radioattive sigillate la cui attività è superiore alla soglia stabilita dalla legge e che non è sottoposta a controlli da parte delle autorità (o perché mai controllata o perché abbandonata, smarrita, collocata in un luogo errato, sottratta illecitamente al detentore o trasferita ad un nuovo detentore non autorizzato).

Secondo la normativa nazionale, nel caso di rinvenimento di sorgenti orfane, il Prefetto predispone schemi di piano d’intervento tipo per la messa in sicurezza a livello provinciale, avvalendosi oltre che del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, delle Agenzie regionali per la protezione dell‘ambiente, degli organi del Servizio sanitario nazionale e delle Direzioni provinciali del Lavoro. Il Comandante provinciale dei Vigili del fuoco attua i primi interventi di soccorso tecnico urgente mentre le Agenzie forniscono consulenza e assistenza tecnica specialistica.

In Friuli Venezia Giulia, la pianificazione viene attuata tramite piani provinciali redatti dalle Prefetture. I piani stabiliscono il sistema di comando e controllo, gli enti coinvolti e i relativi compiti. È previsto, inoltre, l’allertamento reciproco degli enti coinvolti nelle operazioni di messa in sicurezza della sorgente. Nello specifico, il prefetto attiva il piano, gestisce l’eventuale flusso delle informazioni e assume le decisioni in merito all’opportunità di attuare contromisure per la protezione della popolazione. Il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco delimita l’area di potenziale pericolo, attua primi interventi necessari alla tutela di persone e beni, fornisce supporto ai tecnici di Arpa e al prefetto ed effettua i primi accertamenti di PG. Arpa valuta la radioattività ambientale, stabilisce e verifica misure di radioprotezione da adottare, effettua e sovrintende alla messa in sicurezza della sorgente e fornisce al prefetto le valutazioni rivolte al rinvio dei carichi. Il Noe dell’Arma dei Carabinieri fornisce il proprio supporto tecnico di polizia giudiziaria ambientale, finalizzato all’accertamento delle cause e delle responsabilità. Le Forze dell’ordine curano la viabilità e controllano gli accessi oltre che, su disposizione del prefetto, effettuare le azioni transitorie di security nei confronti della sorgente. Il personale sanitario si occupa della decontaminazione e soccorso sanitario di eventuali colpiti e rilascia il nulla osta di abitabilità di eventuali luoghi di lavoro interessati.

In Friuli Venezia Giulia, i rinvenimenti di sorgenti orfane, nel periodo maggio 2001-luglio 2011, sono stati 3 a Trieste, 26 a Gorizia, 14 a Udine e 1 Pordenone, per un totale di 44 episodi.

Sbisà ha proseguito l’intervento presentando poi i Piani provinciali di emergenza radiologica per il trasporto di materie radioattive e fissili.
In questo caso è prevista la pianificazione provinciale a cura del prefetto e, solo quando si attendono conseguenze non fronteggiabili a livello provinciale, è prevista la pianificazione nazionale.

Per il trasporto di fissili o radioattivi, il piano provinciale viene redatto in base alle indicazioni del rapporto tecnico di Ispra; per il trasporto di combustibili irraggiati si predispone un piano specifico sulla base di un apposito rapporto tecnico predisposto dal trasportatore. Notevole importanza è data all’attività di informazione alla popolazione interessata dall’emergenza, al fine di veicolare i comportamenti da adottare, i provvedimenti sanitari applicabili, il tipo, l’origine, la portata, gli possibili sviluppi dell’evento e le autorità e strutture pubbliche a cui rivolgersi.

In conclusione è stato presentato il Piano provinciale di emergenza radiologica per la sosta di unità navali a propulsione nucleare in rada nel porto di Trieste. Sono previste, infatti, fino a due unità navali militari a propulsione nucleare in rada nel Golfo di Trieste, con la possibilità di ancoraggio ad almeno 3 km circa dalla costa. Nel Piano viene ipotizzato un incidente grave, con perdita consistente di liquido di raffreddamento primario, formazione di una nube radioattiva e contaminazione dell’aria e delle superfici con cui la nube viene a contatto, e su questo scenario vengono calibrati i provvedimenti e le misure cautelative, di vari livelli, fino ad arrivare all’allontanamento temporaneo di nuclei di popolazione.

[abstract a cura della Redazione di AmbienteInforma, non rivisto dall’autore]

Vai alla presentazione Piani provinciali di emergenza radiologica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *