Pollini in Umbria: inizio di stagione all’insegna delle Cupressaceae

La rilevazione sistematica della presenza di pollini nell’aria, garantita in Umbria dalla Rete regionale di monitoraggio aerobiologico, rappresenta uno strumento di conoscenza di fondamentale importanza per ciò che attiene la prevenzione e la cura delle manifestazioni allergiche

Al contempo, consente di disporre di informazioni estremamente utili in un’ottica di tutela della biodiversità e, nel lungo periodo, di analisi dei cambiamenti climatici.

Arpa Umbria pubblica settimanalmente un bollettino dei pollini sia sul sito dell’Agenzia che su quello della rete di monitoraggio aerobiologico istituzionale del Sistema delle Agenzie Ambientali POLLnet, alla quale l’Agenzia ha aderito fin dal suo esordio, nel gennaio 2011, contribuendo con tre stazioni di monitoraggio.
Oltre alla pubblicazione dei dati in rete, nel periodo di massima diffusione dei pollini (gennaio – giugno) ogni settimana nel corso della trasmissione Buongiorno Regione in onda su Rai Tre Arpa comunica i dati delle concentrazioni registrati nella settimana precedente e le previsioni sui livelli attesi.

Annualmente vengono calcolati alcuni indicatori delle principali famiglie ritenute allergeniche tra cui l’indice pollinico, allo scopo di valutare la concentrazione annuale del particolato aerobiologico registrato, elaborare nel lungo termine valutazioni sugli effetti che le piante subiscono in funzione dei cambiamenti climatici e, al contempo, verificare la variazioni sulla biodiversità.
Analizzando i dati del 2016 e confrontandoli con quelli degli anni precedenti, tra le principali famiglie allergeniche monitorate spicca in Umbria quella delle Cupressaceae/Taxaceae, che si conferma da alcuni anni il polline prevalente in tutta la regione – in particolare nella zona del perugino – dove nel 2014 ha raggiunto il valore record pari circa a oltre 70.000 pollini/m3 in un anno, con un picco nel mese di marzo di 5700 pollini/m3 – sia pure con degli andamenti ciclici legati strettamente all’andamento del meteo stagionale, come mostrato nell’istogramma qui di seguito.

Anche il cipresso, come molte altre piante arboree, può presentare una alternanza di produttività legata soprattutto a fattori ambientali, come l’andamento meteorologico della stagione estiva precedente la liberazione del polline. Non è però da escludere che il particolare andamento climatico degli ultimi anni, caratterizzato da estati umide e inverni miti e siccitosi, oltre a incidere direttamente sulla biologia del cipresso, abbia favorito la proliferazione abnorme di parassiti che, seppure sempre presenti nel territorio, hanno mostrato in queste condizioni ambientali un eccessivo sviluppo.
In Umbria queste piante sono molto diffuse in quanto utilizzate sia come rimboschimenti, sia come ornamenti in giardini e parchi, sia come barriere frangivento. Le specie di Cupressaceae più diffuse in Italia centrale sono:
– il Cupressus arizonica (o cipresso dell’Arizona), che generalmente fiorisce fra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio, con un ciclo di fioritura della durata di circa 20 giorni;
– il Cupressus sempervirens (o cipresso comune, specie maggiormente diffusa) la cui fioritura, più tardiva, inizia dalla metà di febbraio e si può protrarre anche fino a inizio aprile.
Il periodo di massima allerta per gli allergici a questo polline è senz’altro compreso tra gli ultimi giorni di febbraio e l’inizio di aprile.

L’aumento delle risposte allergiche al polline di cipresso negli ultimi anni non può essere spiegato unicamente con l’aumento dei suoi pollini in atmosfera, dato non sempre evidente in tutte le aree, come registrato anche nella nostra regione. Negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato che nei paesi industrializzati esiste una correlazione positiva tra la presenza di inquinanti in atmosfera e l’incidenza di patologie allergiche. Sebbene il ruolo che giocano gli inquinanti atmosferici sulla sensibilizzazione allergica delle vie aeree non sia completamente chiarito, ci sono evidenze che suggeriscono che l’urbanizzazione, con il suo alto livello di esposizione ad ozono (O3), ossidi di azoto (NOx) e di zolfo (SOx) e PM10, sia tra le prime cause di questo incremento. O3 ed NO2, in particolare, sembrano coinvolti nella modulazione delle pollinosi, aumentando il rilascio di molecole ad azione infiammatoria e la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS). Oltre agli allergeni, infatti, i pollini contengono diverse proteine ad azione enzimatica, come le NAD(P)H-ossidasi, necessarie per il processo riproduttivo, ma in grado di indurre indirettamente lo stress ossidativo responsabile della reazione allergica a livello delle mucose dell’apparato respiratorio.

Per quanto riguarda la stagione pollinica 2017, possiamo dire che è iniziata lievemente in anticipo per quanto riguarda i pollini invernali, tra cui appunto è ricompreso il cipresso, che nei primi giorni del mese di marzo ha già raggiunto in Umbria picchi elevati (5720 pollini/m3 lo scorso 9 marzo a Perugia).

 

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