Prima pronuncia della Corte di cassazione in materia di ecoreati

Nel corso del seminario sui reati ambientali, svoltosi presso la sala Pegaso della Regione Toscana, ai primi di dicembre, si è fatto il punto sulla L 68 del 2015, in materia di ecoreati, e si è parlato anche della prima sentenza della Corte di cassazione sull’argomento.

Molti gli interventi, in particolare Vito Bertoni, sostituto procuratore della Repubblica di Firenze, componente del gruppo di lavoro sui reati in materia ambientale e David Zanforlini, presidente dei Centri di azione giuridica di Legambiente, hanno ripercorso le tappe fondamentali che hanno portato all’affermazione del diritto alla tutela dell’ambiente nel nostro Paese.

L’inquinamento ambientale è un tema del 20esimo secolo, nato dalla consapevolezza che l’inquinamento prodotto dal sistema produttivo, ed più in generale dalle azioni umane, comporti un impatto sulla salute e sull’ambiente.

Prima nasce l’idea di tutelare la salute delle persone, bene protetto dalla Costituzione sin dalla sua nascita, poi si delineare anche la necessità di una tutela dell’ambiente ma è piuttosto recente la consapevolezza di tutelare l’ambiente di per sé, senza alcun legame con la tutela della salute umana. Infatti solo nei primi anni del 2000, con la modifica alla Costituzione, la tutela ambientale, diritto non umano, diventa un valore costituzionale.

Questo ha comportato una modifica culturale, ma anche normativa importante, che ha avuto un riflesso anche sul diritto penale. Oggi, con la legge 68/2015, che introduce i delitti ambientali nel codice penale, la tutela dell’ambiente si è rafforzata, ma prima era piuttosto debole, quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale.

Non sono mancate critiche alla legge sugli ecoreati e molte sono state le dispute interpretative da parte della dottrina favorite da una mancanza di chiarezza normativa.

Di recente, la Corte di cassazione ha espresso la sua prima sentenza, 3 novembre 2016, n. 46170, in materia di ecoreati, in particolare sulla fattispecie criminale ambientale prevista dall’articolo 452 bis del Codice penale.

Si tratta della prima pronuncia, quindi dobbiamo aspettare ed essere cauti ma, come ha avuto modo di precisare Vito Bertoni, questa fissa alcuni punti fermi su aspetti molto dibattuti della legge, che, ripetiamo, non brilla per precisione.

La recente sentenza, in estrema sintesi, chiarisce alcuni concetti, oggetto di interpretazione, come:

  • abusività, nella legge si fa riferimento all’avverbio “abusivamente” , la Corte di cassazione in questa sentenza conferma che abusivamente vada inteso non solo in caso di violazioni a disposizioni normative ma anche di tipo amministrativo;
  • compromissione e/o deterioramento, anche su questi due termini ci sono state interpretazioni diverse, la Corte di cassazione a proposito afferma che siamo di fronte a due concetti diversi, il deterioramento è un’alterazione statica mentre la compromissione è un’alterazione dinamica,
  • significatività, ciò che conta è che la compromissione e/ il deterioramento siano rilevanti e misurabili, ovvero valutabili e apprezzabili dal punto di vista qualitativo e quantitativo.

Alcuni approfondimenti sulla sentenza della Corte di cassazione del 3 novembre 2016 n. 46170 sono apparsi in alcuni articoli di stampa: Italia oggi e Il sole 24 ore,  da parte dell’on. Alessandro Bratti, del magistrato Gianfranco Amendola.

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