Progetto paesaggio: nuovi format per la governance ambientale

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Architetto del paesaggio, urbanista e professore di progettazione dello spazio pubblico presso il Politecnico di Milano, Andreas Kipar è, tra le tante altre cose, presidente del Gruppo LAND, Landscape Architecture Nature Development, un gruppo di professionisti a servizio dell’architettura del paesaggio fondato nel 1990 a Milano da Andreas Kipar e Giovanni Sala, dove sperimentazione, ricerca, interdisciplinarietà costituiscono le basi dell’attività.

L’approccio di LAND per la progettazione degli spazi aperti e del verde è improntato da sempre ad una lettura a vasta scala del paesaggio. Da subito impegnato nella pianificazione urbanistica e territoriale, il Gruppo LAND ha sviluppato i Piani del verde delle principali città italiane; successivamente ha affrontato il tema del recupero delle aree dismesse in città come Napoli, Torino, Venezia, Milano e Roma, elaborando anche piani strategici a scala territoriale come ad esempio nel bacino industriale della Rhur in Germania, in Brianza, nella zona del Carso e Emilia in Italia.
Ripartire dal paesaggio: questo è stato l’incipit dell’intervento di Andreas Kipar alla Summer School AssoArpa, perché ritornare e ripartire dal paesaggio significa:

  • coltivare identità
  • coltivare socialità
  • coltivare relazioni.

Già nel 2000 la Convenzione europea del paesaggio indicava come il termine “paesaggio” designasse una determinata parte del territorio, così come percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani. Il paesaggio quindi, nella sua essenza di relazione con l’uomo, è da considerare anzitutto come opportunità perché porta:

  • al miglioramento della qualità dello spazio pubblico
  • allo sviluppo di marketing territoriale
  • alla valorizzazione delle risorse naturali
  • al recupero dei beni culturali
  • allo sviluppo di un’agricoltura multifunzionale
  • alla promozione del turismo sostenibile.

Come attivare quindi processi innovativi?
Sicuramente attraverso la condivisione degli obiettivi tra i diversi attori del territorio, lo sviluppo di sinergia tra le progettualità, una regia riconosciuta e condivisa e un percorso codificato.
Tutto questo al fine di contribuire a costruire un’Europa delle città e dei territori nella scia di uno sviluppo sostenibile, inclusivo e intelligente che abbia come principali obiettivi il lavoro, la competitività dei sistemi produttivi e l’innovazione, la valorizzazione, la gestione e tutela dell’ambiente e non ultimo la qualità della vita e l’ inclusione sociale.

[abstract a cura della Redazione di AmbienteInforma, non rivisto dall’autore]

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