Questioni di cattivo odore

Il tema del monitoraggio, del controllo e della valutazione dell’impatto olfattivo prodotto da alcune realtà industriali è oggetto di sempre maggior attenzione per la Pubblica amministrazione, gli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni ambientali e, di conseguenza, per gli enti di controllo, quali anche le Agenzie ambientali. Questo in relazione anche alle sempre più numerose segnalazioni e richieste di interventi da parte della popolazione esposta che rivendica il diritto a una migliore qualità della vita.

D’altra parte, il monitoraggio e la stima quantitativa di un’emissione odorigena presentano aspetti molto complessi da affrontare, a causa dei seguenti fattori:
– un odore è la risultante di una miscela di numerose sostanze chimiche, molte delle quali presenti a livelli di concentrazione molto bassi e di difficile determinazione analitica, che possono dare vita a interazioni di tipo sinergico, additivo o di mascheramento (tali effetti sono alla base della sensazione complessiva dell’odore percepito);
– necessità di porre in relazione le misure analitiche con l’intensità dell’odore percepito dall’uomo;
– le emissioni che provocano molestie risentono naturalmente di tutti i complessi fattori che influenzano la dispersione delle masse d’aria in atmosfera, ovvero la direzione e l’intensità del vento, l’altezza dello strato di rimescolamento ecc.;
– le emissioni odorigene sono spesso discontinue, con alternanza di periodi a bassa emissione ed elevata emissione, a seconda del processo di lavorazione considerato.

Caratterizzazione e misura degli odori
L’evoluzione della misurazione degli odori è un fatto recente. Infatti, risale al 2003 la pubblicazione della norma tecnica europea EN 13725, recepita in Italia nel 2004, che definisce una tecnica sensoriale, l’olfattometria dinamica, come la metodologia idonea per la valutazione delle concentrazioni di odore, poiché in grado di fornire informazioni direttamente riferibili alla percezione umana. Leggi il resto

Cosa prevede la normativa
Nell’ordinamento italiano non esiste, ad oggi, per le emissioni odorigene, una specifica disciplina che contempli valori limite di riferimento, né metodi o parametri idonei a quantificare il disturbo. Per questa ragione gli enti di controllo, come le Agenzie ambientali, non sempre dispongono di strumenti idonei a valutare e a gestire il disagio e a definire un intervallo di tollerabilità entro il quale ricondurre le emissioni di odore e a verificare l’efficacia delle azioni di mitigazione.
A tale carenza si è tentato, nel corso degli anni, di sopperire con l’emanazione di Linee guida o di specifiche leggi valide sul territorio regionale. Leggi il resto

Il gruppo di lavoro delle Agenzie
Nell’ambito del Programma triennale 2014-2016 delle attività del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente è stato costituito il Gruppo di lavoro “Metodologie per la valutazione delle emissioni odorigene”, coordinato da Arpa Puglia, il cui obiettivo è quello di produrre una Linea guida di settore per la valutazione ed il monitoraggio delle emissioni odorigene, utile a fornire orientamenti nell’approccio all’attività di valutazione e controllo. Leggi il resto

5 pensieri su “Questioni di cattivo odore”

  1. Vorrei segnalare che la questione delle molestie olfattive normalmente è un problema di tipo civilistico molto concreto, in quanto limita la piena fruizione della proprietà privata (di solito l’abitazione e le relative pertinenze) e ne causa un deprezzamento, quindi in sede di contenzioso civile basta dimostrare la persistenza della molestia (al di fuori di ciò che è “normalmente tollerabile”), senza bisogno di alcuna verifica “analitica”.
    Il problema è che i danneggiati tendono solitamente a spostare l’attenzione dal problema del danno patrimoniale (civilistico) al danno alla salute (penale) sperando di ottenere una maggiore tutela, il che è comprensibile viste le lungaggini della giustizia civile (a peggiorare le cose contribuisce poi la promiscuità tra residenza e attività produttive, credo non sia una bestemmia dire che gran parte delle problematiche da odori e rumori non siano di tipo ambientale/sanitario, ma squisitamente urbanistiche)
    Questo approccio richiede però di poter dimostrare un danno “fisico” alle persone, il che, nella maggior parte dei casi, è impossibile con sostanze che abbiano soglie olfattive molto basse (come dire: è facile dimostrare che le esalazioni di una porcilaia sono fastidiose, è una esperienza comune, mentre sfido a dimostrare che una ppt di qualche tiolo puzzolente riesca a determinare un danno alla salute misurabile, anche se olfattivamente è ben percepibile, ammesso che riesca a quantificarla).
    La conseguenza è una continua richiesta di accertamenti tecnici, spesso molto difficoltosi per la sensibilità richiesta, che raramente portano a conclusioni “definitive”, sostenibili in caso di contenzioso “duro”.
    A questo va aggiunta anche una componente psicologica nelle molestie ricorrenti, ben nota all’estero come “MPI” (in USA e regno Unito in particolare, vedi gli studi di Robert Bartholomew e Simon Wessely) ma da noi credo mai nominata, mentre meriterebbe un minimo di studio almeno da parte degli esperti di settore.
    Quindi ben venga la standardizzazione anche per la misura sensoriale, ma bisogna essere onesti nell’ammettere che questa può essere molto utile come accertamento in un contenzioso civilistico, mentre per la parte “tutela della salute” o “tutela dell’ambiente” è più difficile definirne l’utilità, in quanto i parametri di riferimento sono altri.

  2. salve, vorrei segnalare l’esistenza del sistema Odortel utile per la gestione e l’oggettivazione delle molestie olfattive. Il sistema Odortel è stato sviluppato dalla nostra azienda e testato sulla città di Taranto in collaborazione con Arpa Puglia.
    Attualmente è attivo sulla città di Polignano a mare.
    Ecco il link al sito http://www.odortel.com/
    Resto a disposizione per eventuali informazioni

  3. Sono un dipendente di Arpa Sardegna e mi occupo di Formazione e di Tirocini (compresa l’Alternanza Scuola Lavoro). Ho coi ragazzi un rapporto molto costruttivo, che va al di là delle funzioni istituzionali (Convenzioni, Progetti Formativi, ecc.). Sul tema da Voi trattato mi sembra importante riportare l’esperienza di una ex-tirocinante, ve la trascrivo come mi è stata trasmessa, ripulita solo di nominativi di Persone e di Società per una questione di privacy. Mi farebbe piacere conoscere il Vs. parere. Cordiali Saluti. Aldo Mentasti –
    “(…) Avevo iniziato da una settimana un lavoro da geologa. Ero felicissima. Sembrava l’occasione della vita. Ho lasciato il lavoro come addetta all’assistenza clienti “Nominativo Società” perché questa era un’occasione irripetibile. Sono stata chiamata dalla “Nominativo Azienda” per effettuare le bonifiche sulla falda e mi hanno subito proposto un contratto. Immagina la mia felicità. Ieri però, dopo solo una settimana, ho deciso di dimettermi. L’aria era irrespirabile (odori fortissimi di idrocarburi, gas, ecc.). Il lavoro sarebbe stato sempre e solo lì. Ho cercato di resistere e tutti mi hanno detto che prima o poi mi sarei abituata. Io però non mi volevo abituare a respirare quell’aria tutti i giorni. (…). Non so davvero se ho fatto la cosa giusta. In giro non c’è lavoro e io avevo l’opportunità di imparare tanto della mia professione (…)”.

  4. Mi pare che qui il problema sia la valutazione dei rischi sul luogo di lavoro, quindi si esce da un discorso generico di “molestie olfattive” e si entra nella normativa specifica di settore per la tutela dei lavoratori, con tutti i conseguenti obblighi di valutazione da parte del datore di lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *