Razionalizzare e semplificare le norme

In campo ambientale è necessaria una legislazione razionale, trasparente e libera da inutili procedure e oneri che, paradossalmente, operano a scapito proprio degli imprenditori più onesti. E’ urgente razionalizzare e semplificare le norme, un fronte sul quale la situazione è ancora critica e c’è molto da fare. Il contributo di Barbara Gatto, Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna), pubblicato su Ecoscienza 4/2016.

In campo ambientale il tema della legalità, e del conseguente sistema di controlli e di sanzioni, assume un rilievo fondamentale. L’impatto della normativa, infatti, è estremamente significativo, oltre che per la tutela dell’ambiente e della salute umana, per la competitività delle imprese che operano nelle regole e sono penalizzate dalla diffusa illegalità. Da un lato, quindi, è interesse diretto delle imprese poter operare in un contesto di leggi e regole in grado di tutelare il territorio e di valorizzare l’ambiente, anche alla luce delle opportunità economiche che offre. Dall’altro, è necessario garantire tale quadro attraverso una legislazione razionale, trasparente e libera da inutili procedure e oneri che, paradossalmente, operano a scapito proprio degli imprenditori più onesti.
Un’indagine condotta nel 2015 da Unioncamere e Istituto Tagliacarne ha rilevato che, per il 38% delle imprese coinvolte, la legalità in campo ambientale passa da un processo di semplificazione delle norme e per un altro 33% da un più efficace sistema di controlli e di sanzioni.

Razionalizzazione e semplificazione normativa
Su questo fronte la situazione è molto critica e c’è tanto da fare. Finora si è erroneamente pensato che un sistema di regole sempre più rigide potesse garantire la legalità. Al contrario, laddove sono state introdotte norme tanto stringenti da risultare addirittura inapplicabili, non si è fatto altro che favorire l’illegalità. Il codice ambientale, dopo avere imposto procedure amministrative e burocratiche molto più pesanti di quelle in vigore fino al 2006, data della sua introduzione, è stato varie volte rimaneggiato. Ne è scaturito un complesso di regole spesso incoerenti, inapplicabili, totalmente inefficaci.
Un esempio per tutti? Il Sistri.

Sistema dei controlli
Spicca, in questa materia, l’assenza di coordinamento tra le autorità di controllo e, di conseguenza, l’emergere di interpretazioni disomogenee delle norme che rendono incerta la vita delle imprese. I compiti di polizia ambientale non sono assegnati a un corpo specifico e tutti i numerosi soggetti che svolgono funzioni di polizia giudiziaria o di vigilanza possono effettuare controlli con un impatto sulle imprese pesante e caotico. La recentissima riforma delle Agenzie ambientali potrebbe rappresentare un’utile occasione per avviare una razionalizzazione dei controlli, ma da sola non basta. La Cna è disponibile ad avviare con l’Ispra, cui spetta un ruolo centrale di coordinamento del nuovo sistema, un confronto per raggiungere le sinergie necessarie a rendere più efficaci ed efficienti i controlli.

Sistema sanzionatorio
L’Unione europea chiede agli Stati membri di applicare sanzioni “efficaci, proporzionali e dissuasive”. Purtroppo questi principi sono spesso disattesi dalla disciplina ambientale italiana. Il nostro paese applica sanzioni pesantissime alle imprese che hanno compiuto anche solo errori formali, senza alcuna conseguenza effettiva per l’ambiente, mentre in numerosi casi non riesce a punire chi compie illeciti realmente gravi. Una spinta innovativa si è avuta, lo scorso anno, con l’approvazione della nuova legge sugli ecoreati, un provvedimento che però non si può ancora valutare. Di certo si tratta di una riforma che, pur con alcuni elementi migliorabili, rappresenta un valore positivo nei suoi obiettivi generali e nell’intento di assegnare la giusta gravità ai “crimini” ambientali. Finalmente anche l’Italia applica uno dei fondamenti della disciplina comunitaria: il principio del “chi inquina paga”, in base al quale chi ha compiuto azioni contro l’ambiente deve risarcire e porre rimedio al danno causato.

In conclusione, Cna ritiene che la tutela dell’ambiente vada affermata partendo dai valori fondamentali che caratterizzano la vita di un paese: le decisioni politiche, i modelli imprenditoriali, il lavoro. E, per la nostra struttura produttiva, è sulle piccole imprese, rappresentate dalla Cna, che si gioca e si giocherà sempre di più in futuro una partita strategica per il mondo imprenditoriale e per l’Italia.

Barbara Gatto, coordinatrice Dipartimento Politiche ambientali,
Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna)

 

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