Resorad, la rete che vigila sulla radioattività ambientale in Italia

radon

Ispra, Arpa e Appa, Croce rossa italiana e Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs) costituiscono l’ossatura della Rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale (Resorad) in Italia. Le funzioni di coordinamento tecnico di questa rete sono affidate all’Ispra, che ha il compito di assicurare l’omogeneità dei criteri di rilevamento, delle modalità di esecuzione dei prelievi e delle misure effettuate dai 33 laboratori presenti in Italia.

Questi producono in media 12.000 dati per anno, di cui circa il 30% sono campioni alimentari e il restante 70% ambientali. Al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente spetta di aggiornare le Linee guida sul monitoraggio della radioattività e fornire gli indirizzi tecnici per controlli condivisi.

Attraverso il trattato Euratom dei paesi membri dell’Unione europea, negli anni ’50 venne sancita la necessità di creare un sistema di sorveglianza della radioattività che fosse in grado di dare risposte efficaci e tempestive in caso di eventi incidentali straordinari. Chernobyl nel 1986 e il più recente episodio di Fukushima del 2011 hanno reso ancor più indispensabile tale controllo. Nel caso di Fukushima, la rete fornì circa 3000 misure a partire dall’evento e nei due mesi successivi, per un totale di 1.500 misurazioni in più rispetto al normale programma di monitoraggio. La rete, tuttavia, non opera controlli solo in caso di emergenze, ma monitora costantemente la radioattività presente sul territorio presso sorgenti utilizzate per scopi medico-diagnostici (ospedali o industrie) o nella ricerca scientifica.

A oggi, in Italia, l’esposizione più rilevante della popolazione alle radiazioni ionizzanti (in assenza di eventi incidentali) resta comunque quella naturale.
Il radon – gas naturale radioattivo, presente ovunque nei suoli ed in alcuni materiali impiegati in edilizia – rappresenta in assoluto la principale fonte di esposizione a radiazioni ionizzanti per la popolazione. La concentrazione media di radon in Italia è superiore a quella europea e mondiale. Lazio, Lombardia, Campania e Friuli Venezia Giulia sono le regioni con i valori medi maggiori.
Un efficiente e tempestivo sistema di sorveglianza si rende dunque necessario non solo nelle Regioni maggiormente esposte, ma su tutto il territorio nazionale.

Nel 2014 è stata pubblicata la nuova direttiva Euratom n. 59 sulle norme di sicurezza per la protezione dalle radiazioni ionizzanti, che l’Italia ha il compito di recepire entro il 2018. Oltre a stabilire le norme fondamentali di sicurezza sulla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, la direttiva regolamenta, per la prima volta, l’esposizione al radon nelle abitazioni.

Arpa Veneto, con la collaborazione degli esperti del Sistema delle Agenzie ambientali, ha realizzato un documento di sintesi in cui si ripercorre l’evoluzione della Rete nazionale e lo stato dell’arte a 5 anni dall’incidente di Fukushima, proponendo qualche riflessione circa il suo futuro nel contesto della riorganizzazione sia del sistema Arpa/Ispra che delle strutture preposte al controllo delle attività con impiego di radiazioni ionizzanti. (vedi anche la presentazione dell’intervento La rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale: la sua evoluzione e lo stato dell’arte a 5 anni dall’incidente di Fukushima.

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