Salerno, attività Arpac presentate ai professionisti

Problemi e potenzialità dell’Agenzia ambientale campana sono stati al centro di un incontro organizzato dal Lions Club di Salerno. «Agenzia sofferente e sottodimensionata», l’ha definita il commissario Stefano Sorvino parlando a una platea di professionisti, «ma dotata anche di eccellenze».

«Siamo spesso un parafulmine»: così Stefano Sorvino, commissario Arpac da poco più di un mese, racconta l’Agenzia a una platea di professionisti convocati dal Lions Club di Salerno per discutere di temi ambientali. «Molti si ingannano circa le nostre funzioni: noi non siamo un soggetto decisore», ha ricordato l’avvocato, esperto di diritto ambientale, nel corso di una tavola rotonda che si è svolta a inizio maggio nella Sala San Tommaso del duomo salernitano. «Arpac è uno strumento a disposizione di quelle autorità che svolgono funzioni di controllo, o anche di repressione dei reati ambientali. Siamo una struttura multireferenziale, istituita dalla Regione ma a supporto anche degli Enti locali e dell’Autorità giudiziaria, e non solo». Incalzato dai presenti (tra questi Antonio Marfella, oncologo e noto attivista sui temi ambientali e sanitari, e Maurizio De Tilla, avvocato, esperto di bioetica ed esponente della Fondazione Veronesi), Sorvino ha ammesso che «su Arpac emerge qualche volta un pregiudizio negativo, che è soprattutto il riflesso di vicende giudiziarie del passato che hanno avuto grande risalto mediatico. Tuttavia pochi conoscono il sacrificio quotidiano dei nostri operatori, che lavorano in un organico oggettivamente sottodimensionato rispetto a quello di altre regioni. Oltre alle innegabili criticità – ha aggiunto Sorvino – la nostra agenzia esprime anche strutture di elevata professionalità».

Chiodo fisso, per il commissario straordinario di recente nomina, è l’impegno per la diffusione dei dati ambientali. «La normativa vigente», ha ricordato, «ci chiede di mettere a disposizione dei cittadini dati sempre più accessibili e aggiornati». Con l’avvio del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, poi, il confronto con le altre agenzie ambientali renderà il lavoro di Arpac ancora più impegnativo. Obiettivo, garantire in Campania i Lepta, i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali, uno standard minimo valido in tutto il Paese. A questo proposito Sorvino ha sottolineato l’importanza, nello scenario attuale, di «porre il problema del necessario potenziamento dell’Agenzia».

L’intervento del commissario è stato accompagnato da quello di Marinella Vito, direttore tecnico dell’ente. L’esperta ha ribadito che, in Campania, il rapporto tra il numero di operatori Arpa e il numero di abitanti è tra i più bassi in Italia. «Questo – ha commentato – suscita in noi un’inevitabile frustrazione». La Vito ha ricordato alcuni dei punti di crisi di una regione, come è noto, «bersaglio dei traffici delle ecomafie. I roghi di rifiuti, poi, sono in parte un fenomeno di inciviltà, ma in gran parte si tratta di delitti di impresa: il sistema produttivo sommerso – ha spiegato il direttore tecnico dell’Agenzia – non può smaltire legalmente i rifiuti, perché significherebbe far emergere la propria attività, e quindi si rivolge a chi li gestisce illegalmente». La Vito ha raccontato, in sintesi, l’attività del gruppo di lavoro istituito con la legge 6 del 2014, la cosiddetta «legge Terra dei fuochi». Grazie alle tecniche di telerilevamento, sono stati individuati una serie di suoli che presentavano movimenti anomali del terreno. Su queste proprietà sono state condotte analisi del terreno, delle acque sotterranee e dei prodotti coltivati. Si tratta di risultati già ampiamente diffusi: una piccola percentuale dei terreni è risultata decisamente contaminata, ma persino in questa «zona rossa» i prodotti coltivati sono stati trovati sani. Qui è scattato comunque, per cautela, il divieto di coltivazione. Altri terreni, contaminati più lievemente, sono stati sottoposti a misure restrittive (il quadro dei divieti è contenuto in diversi decreti che si sono succeduti negli ultimi anni). La buona notizia, nota da tempo, è che gran parte dei suoli analizzati sono del tutto idonei alla coltivazione di prodotti agroalimentari. Tutto ciò, però, nel silenzio della legge, su quale sia la soglia di contaminazione per i terreni, al di sopra della quale vietare la coltivazione di prodotti destinati ai consumatori. «Se si emanasse questo tipo di norma», ha concluso la biologa che guida la struttura tecnica dell’Arpac, «forse non sarebbero solo i terreni campani a essere messi in discussione». Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, Luigi Montano, medico dell’Asl di Salerno che ha presentato i risultati di uno studio di biomonitoraggio sula popolazione di Acerra, confrontata con quella del bacino del Sele, e inoltre Lidia Vignola, coraggiosa archeologa che ha contribuito a tutelare i reperti archeologici campani lavorando in aree infestate da rifiuti e che ha raccontato questa esperienza in un libro (“La memoria del fuoco”, edizioni Liberarcheologia).

 

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