Seminario sull’estinzione degli ecoreati con i magistrati in tirocinio

A Napoli l’Arpa Campania partecipa a una serie di seminari di formazione per magistrati in tirocinio. Il secondo incontro ha avuto come tema le procedure di estinzione dei reati ambientali introdotte dalla legge 68 del 2015.

L’Arpa Campania ha partecipato a un seminario, all’interno del Palazzo di Giustizia di Napoli, in cui ha offerto la propria esperienza nell’ambito dei controlli ambientali, a beneficio di una platea di magistrati tirocinanti. L’incontro, che si è svolto lo scorso 24 maggio, è il secondo e ultimo di una serie che ha visto l’agenzia ambientale contribuire alla formazione dei magistrati di prima nomina: giovani giudici, tutti del settore penale, che a breve svolgeranno le proprie funzioni in Procure e Tribunali di tutta Italia.

Nel corso del programma di formazione organizzato a Napoli dalla Scuola superiore della magistratura, i magistrati ordinari in tirocinio mirato incontrano forze di polizia ed enti di controllo che hanno rapporti di collaborazione con le Autorità giudiziarie.  Dopo l’intervento, lo scorso 18 aprile, del commissario dell’Agenzia, Stefano Sorvino, il secondo appuntamento ha avuto come relatore Agostino Delle Femmine, a capo dell’Area territoriale del Dipartimento Arpac di Caserta.

Un territorio, quello della provincia di Caserta, particolarmente critico per quanto riguarda i reati ambientali. Tanto che in questa provincia è storicamente intensa la collaborazione tra l’Agenzia e le Autorità Giudiziarie, anche prima dell’entrata in vigore della legge sugli ecoreati, la legge 68 del 2015. Diverse le inchieste di risalto mediatico che si sono avvalse del supporto tecnico dell’Arpa Campania: dall’operazione “Acque chiare” del 2010, che ha coinvolto varie aziende zootecniche e il sistema di depurazione delle acque reflue urbane, con immissione di liquami e reflui inquinanti nel canale  Regi Lagni, alle note inchieste intitolate “Madre terra”, che hanno colpito la gestione illecita di fanghi di depurazione utilizzati, come falso compost,  in agricoltura.

Una delle novità introdotte dalla legge 68, come molti sanno, il concetto di estinguibilità di alcuni reati ambientali. Significa che alcuni eco-reati (non quelli più gravi) possono essere “cancellati” se i presunti colpevoli pagano una sanzione e in più dimostrano di aver ottemperato alle prescrizioni tecniche impartite dalla polizia giudiziaria: prescrizioni il cui scopo, banalmente, è di evitare che i soggetti sotto accusa continuino a inquinare. Queste nuove procedure di estinzione degli eco-reati prevedono che il rispetto delle prescrizioni tecniche sia verificato dagli organi di controllo: tra questi, ovviamente, le agenzie ambientali.

Perciò il dirigente Arpac ha illustrato ai magistrati in tirocinio una serie di casi concreti, in cui sono state applicate le nuove norme in materia di delitti ambientali e di estinzione dei reati. Al centro di questi casi di studio, diverse imprese, tra cui un’azienda di produzione di biogas e una distilleria, responsabili, nel Casertano, di cattivi odori e di scarichi di reflui che finivano nei canali di bonifica; inoltre un impianto di gestione dei rifiuti, un caseificio e una lavanderia artigianale: casi, questi, che dimostrano come l’applicazione della legge 68 possa effettivamente semplificare il contrasto ai reati ambientali.

Il fatto di imporre immediatamente prescrizioni alle aziende consente, infatti, di intervenire tempestivamente a tutela dell’ambiente, senza aspettare l’esito di complesse indagini o di lunghi processi. Tuttavia, come si è detto anche nel primo degli incontri di formazione per magistrati a cui ha partecipato Arpac, restano alcuni problemi di interpretazione di queste norme, e inoltre aspetti procedurali da chiarire.

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