Siti contaminati: il lavoro “glocal” del Sistema

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AmbienteInforma ha scelto di dedicare il focus di questo numero al tema dei siti contaminati in Italia in occasione della decima edizione del salone Remtech a Ferrara. Il Sistema nazionale delle agenzie ambientali partecipa all’evento attraverso gli interventi di numerosi esperti. Sul tema delle bonifiche, infatti, Snpa ha il valore aggiunto di uno stretto contatto con le situazioni locali, grazie alle attività delle Agenzie regionali e provinciali, sia di uno sguardo d’insieme sulle diverse realtà del paese, in virtù dei compiti istituzionali di Ispra di supporto al ministero dell’Ambiente per la procedura di bonifica dei SIN.

Questo numero di AmbienteInforma propone un aggiornamento sullo stato delle bonifiche in alcuni Siti d’interesse nazionale (Bagnoli, Valbasento, Gela e Priolo) – la cui competenza è in capo al ministero dell’Ambiente – e un quadro della situazione nazionale dei siti contaminati, regione per regione, attraverso la cosiddetta “anagrafe”, che riporta le informazioni su quanti sono potenzialmente inquinati, quanti con contaminazione accertata, dove sono in corso o conclusi lavori di bonifica. Gruppi di lavoro di Snpa stanno lavorando all’aggregabilità dei dati regionali, oggi non ancora omogenei, in modo da poter costruire una banca dati nazionale.

In Italia sono stati censiti circa 10.000 siti potenzialmente contaminati, anche se i dati non arrivano ancora a coprire tutte le regioni. Su 3734 di questi, sono stati avviati interventi di messa in sicurezza o bonifica (elaborazione Ispra su dati Appa/Arpa, Annuario 2013). Secondo il principio comunitario del “chi inquina paga”, sono le aziende responsabili della contaminazione a dover affrontare i costi delle bonifiche. Somme spesso non irrilevanti, che non vengono considerate parte dell’aspetto produttivo nel processo industriale. Altro elemento di complessità è la chiara individuazione delle responsabilità: può essere difficile determinare in modo univoco i referenti e sempre più frequente è il caso di aziende fallite o dismesse che non possono più rispondere dei danni (siti orfani).

Esiste anche un problema terminologico intorno ai siti contaminati, che ne rende spesso difficile l’individuazione. Secondo la normativa, con il termine si fa riferimento a tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane pregresse o in corso, è stata accertata un’alterazione delle caratteristiche qualitative delle matrici ambientali tale da rappresentare un rischio per la salute umana.

Vi sono poi i cosiddetti Siti d’interesse nazionale (SIN): ai fini della bonifica, sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.

L’urgenza di affrontare la questione dei siti contaminati e della loro bonifica è stata espressa pochi giorni fa dalle Commissioni Ambiente e Agricoltura della Camera nel presentare una risoluzione in commissione. Si chiede di adottare una serie di misure (normative, di controllo e coordinamento, scientifiche ed economiche) che favoriscano la riqualificazione dei siti contaminati, non solo per la tutela della salute e dell’ambiente, ma anche nella prospettiva di rilanciare lo sviluppo economico del paese.  http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/assemblea/html/sed0674/leg.17.sed0674.allegato_b.pdf

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