Stato di fatto e migliori pratiche nel campo dei controlli ambientali: il caso pugliese

Lo studio Snpa “Stato di fatto e migliori pratiche nel campo dei controlli ambientali” rappresenta, in questo articolo, lo spunto e il modello per alcune riflessioni sullo stato dell’arte in Arpa Puglia. In un contesto di generale continuità con la situazione nazionale, sono evidenziate alcune buone pratiche utili a colmare carenze di sistema.

Il corposo studio rilasciato dal consiglio Snpa “Stato di fatto e migliori pratiche nel campo dei controlli ambientali” ha tracciato un quadro eccezionalmente complesso ed articolato sulla materia. La rielaborazione delle risposte predisposte dalle singole Agenzie regionali al questionario in sedici sezioni, elaborato da un team di progetto comprendente rappresentanti di ISPRA e di sette Arpa, ha prodotto uno studio con numerosi elementi di interesse e di attenzione. Le condivisibili esigenze di sintesi e l’obiettivo di fornire un quadro utile all’intero Sistema nazionale di protezione ambientale richiedono tuttavia dei focus sulle singole realtà regionali.

Nello specifico, l’estensione alle singole realtà locali di un’analisi di tipo SWOT sul modello di quella eseguita su scala nazionale, può rappresentare uno strumento utile al fine di razionalizzare, migliorare e potenziare l’attuale sistema dei controlli ambientali su ciascun territorio.

Il presente articolo si pone come obiettivo quello di evidenziare alcune peculiarità di Arpa Puglia in materia di controlli ambientali al fine di porre le basi per un eventuale approccio basato su punti di forza (Strengths) e di debolezza (Weaknesses), sulle opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats).

La gestione dei controlli ambientali da parte dell’Agenzia Regionale pugliese è sostanzialmente in linea con quanto sintetizzato nello studio SNPA, tanto nei punti di forza quanto nelle criticità. In particolar modo è opportuno segnalare come la carenza di personale e l’attuale “limbo normativo” successivo alla legge 132/16 costituiscano due dei principali punti critici aventi ricadute sulla gestione dei controlli ambientali. A tali macrotematiche si aggiungono alcune carenze, di volta in volta più o meno evidenti, legate all’attività formativa, all’assenza di un nesso più o meno evidente tra i costi delle attività ispettive e le tariffe applicate al gestore, etc.

Alla luce di tutto ciò e riprendendo alcune delle casistiche poste in evidenza dalla relazione rilasciata dal consiglio Snpa, non possono non essere segnalate le difficoltà riscontrate dall’Agenzia in fase di creazione di team appositamente dedicati alle diverse tipologie di controllo ambientale (basti pensare, ad esempio, al fatto che il medesimo personale, seppur con tempistiche e modalità diverse, si occupa delle visite ispettive AIA, RIR e/o presso aziende zootecniche). Ugualmente complessi risultano il rispetto dei criteri di rotazione previsti dalla normativa anticorruzione, l’identificazione del personale con qualifica di UPG, la valutazione, in fase di visita ispettiva, dell’applicazione delle BAT generali e di settore da parte delle aziende, la formulazione di pareri in merito ai contenuti delle cosiddette pre-relazioni presentate dai gestori che utilizzano, producono o scaricano sostanze pericolose pertinenti, etc.

Al fine di sopperire alle mancanze sopra evidenziate, l’Agenzia ha da tempo posto in essere, attraverso una serrata e costante opera di coordinamento tra Direzione Scientifica e singoli Dipartimenti provinciali (DAP), una serie di pratiche (e prassi) utili ad agevolare il lavoro dei team destinati al controllo ambientale sia nella fase preliminare, sia in fase di visita ispettiva e di stesura della relazione finale.

Tra le buone prassi messe sperimentate da Arpa Puglia, si possono elencare la definizione di apposite procedure per l’esecuzione delle varie fasi dell’attività ispettiva e per la redazione della relazione conclusiva; la valutazione in itinere dei risultati degli autocontrolli e delle comunicazioni del Gestore; l’inserimento, nella relazione finale, di suggerimenti rivolti ai gestori e finalizzati al miglioramento delle prestazioni ambientali; una stretta collaborazione con le Autorità competenti orientata alla valutazione e predisposizione di azioni di revisione delle autorizzazioni volte ad eliminare possibili incongruenze e/o refusi che possano generare errate interpretazioni; la programmazione di riunioni trimestrali, interne all’Agenzia stessa, volte a coordinare l’operato dei singoli Dipartimenti Arpa e a valutare lo stato di realizzazione della programmazione annuale dei controlli AIA. Tale coordinamento consente altresì un continuo scambio di informazioni tra i Dipartimenti con la conseguente immediata individuazione azioni di mutuo soccorso tra gli stessi finalizzate al raggiungimento del medesimo obbiettivo di incrementare le attività di controllo sul territorio regionale.

Ovviamente queste (ed altre) soluzioni rappresentano dei palliativi utili ad affrontare una situazione in continuo divenire che, come ben evidenziato dallo studio SNPA, oltre ai necessari interventi a livello locale, indispensabili per la definizione del quadro normativo regionale e, soprattutto, per la formazione di un organico numericamente idoneo e professionalmente competente, richiede interventi più incisivi volti alla creazione di standard nazionali, pratiche efficienti e condivise, sistemi integrati e coordinati.

L’esito dell’analisi SWOT (Strengths-Weaknesses-Opportunities-Threats) effettuata è sinteticamente descritta in Tabella I.

A cura di Giovanni Taveri e Emanuela Laterza, Arpa Puglia)

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