Stazioni meteo d’alta quota

Lo studio dei cambiamenti climatici è una tematica molto complessa e variegata che può spaziare dall’analisi della circolazione atmosferica globale alla fisiologia di una particolare specie di insetto. In questo ampio panorama di studi e ricerche, la criosfera (ghiaccio, neve e permafrost) ricopre un ruolo di primo piano per via delle gravi conseguenze che il suo deterioramento, strettamente connesso all’innalzamento delle temperature e alla variazione del regime delle precipitazioni, sta già causando all’uomo.

Oltre agli impatti su larga scala, come la temibile fusione della calotta glaciale artica e il conseguente innalzamento del livello degli oceani, anche in Italia si percepisce chiaramente che qualcosa è già cambiato. Basti pensare all’arretramento dei ghiacciai alpini, talmente rapido che anche il cittadino comune si accorge delle incredibili trasformazioni che essi stanno subendo, oppure ai danni causati dalle anomale ed eccezionali nevicate di questi giorni nel sud dell’Italia e ancora all’aumento dei fenomeni di crollo delle pareti rocciose e instabilità in montagna legati alla progressiva degradazione del permafrost.

Lo studio di fenomeni così complessi e soprattutto in così rapida evoluzione, richiede l’utilizzo di tecniche altrettanto complesse come i modelli numerici i quali, per funzionare correttamente, necessitano di dati climatici sempre più precisi e affidabili che provengono in primis dalle centraline meteorologiche. Nelle regioni montuose e nelle Alpi in particolare, un problema noto è costituito dalla carenza di dati meteorologici in alta quota, connessa alle difficoltà logistiche proprie dei siti remoti e ai relativi costi di gestione molto elevati. Tuttavia la comprensione e lo studio dei cambiamenti climatici e dei loro impatti in montagna non possono prescindere dalle misure dei parametri meteo-ambientali in alta quota: in tale contesto si inserisce l’attività di monitoraggio meteo-climatico in alta quota condotta da Arpa Valle d’Aosta in questi ultimi anni che ha portato alla realizzazione di alcuni siti di misura a quote superiori ai 3.000 m, tra cui alcune stazioni meteorologiche.

Le stazioni sono dotate di sensori per la misura dei principali parametri: temperatura e umidità dell’aria, intensità della radiazione solare, velocità e direzione del vento, pressione barometrica, precipitazione totale (liquida e solida) e altezza della neve. Tutte le stazioni sono alimentate da una batteria con ricarica a energia solare e sono dotate di sistemi di trasmissione per inviare quotidianamente i dati, immediatamente disponibili per i diversi modelli numerici.

Tra le stazioni più significative vi è quella al Colle Major del Monte Bianco (4.750 m slm), la più alta d’Europa. Installata il 21 luglio 2015 dall’Arpa VdA nell’ambito di una convenzione in collaborazione con il Comitato Ev-K2-Cnr è tutt’ora in piena attività e fornisce, puntualmente, ogni mezz’ora dati sulla temperatura, la pressione e la radiazione solare dal tetto d’Europa. Attualmente questi dati sono utili per la validazione dei modelli meteorologici regionali e per i tecnici del soccorso alpino, spesso impegnati nel massiccio del Monte Bianco; la sfida a lungo termine è acquisire una serie storica di temperatura dell’aria sufficientemente lunga da essere utile a fini climatici, ovvero per l’individuazione e l’analisi di trend di riscaldamento significativi.

Una nuova stazione meteorologica è invece stata installata dai tecnici di Arpa VdA il 19 gennaio 2017 in alta Valpelline a quota 3.200 m nel bacino della più grande diga valdostana di Place Moulin, nei pressi del ghiacciaio Grandes Murailles. Questa attività nasce nell’ambito di una convenzione tra la Compagnia Valdostana delle Acque SpA, l’Arpa VdA e l’Amministrazione regionale, volta alla quantificazione della risorsa idrica immagazzinata nella neve e nei ghiacciai che alimentano dei bacini idroelettrici valdostani. I dati raccolti dalla stazione automatica sono utilizzati direttamente per simulare nel periodo primaverile ed estivo l’evoluzione della fusione nivale (o dell’eventuale accumulo in caso di nevicate), della fusione glaciale e delle precipitazioni. Il modello sviluppato, operativo da alcuni anni, fornisce a CVA un quadro sull’evoluzione della quantità d’acqua disponibile per la produzione idroelettrica. Questa nuova stazione fornirà dati di temperatura e precipitazione che permetteranno di migliorare sensibilmente le performance del modello in alta quota.

Umberto Morra di Cella, Paolo Pogliotti
Arpa Valle d’Aosta

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