Prospettive di attuazione della legge che istituisce il Snpa

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Dal 29 al 30 settembre si è svolta a Cagliari, presso la Fondazione di Sardegna, la prima edizione della Summer school, un laboratorio strategico e un momento di condivisione, organizzata da AssoArpa e dedicata alle direzioni strategiche delle Agenzie. Abbiamo chiesto al presidente di AssoArpa, Luca Marchesi, le motivazioni e gli obiettivi di tale iniziativa.


Perché una Summer School AssoArpa?

L’incontro formativo tenutosi a Cagliari ha rappresentato la prima iniziativa del genere che AssoArpa ha voluto organizzare in momento particolarmente importante perché coincidente con la fase “costituente” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente in cui risulta fondamentale la costruzione di una identità del Sistema e la sua rappresentazione interna ed esterna.
L’obiettivo è stato quello di stabilire un confronto a tutto tondo tra i protagonisti del Snpa nell’importante fase di attuazione della legge 28 giugno 2016 n. 132 Istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente e disciplina dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.
Una due giorni di approfondimento, confronto e studio per gettare le basi del nuovo sistema di governance ambientale del Paese, soprattutto per acquisire consapevolezza della complessità e della delicatezza del momento.

Il Sistema Ispra/Arpa/Appa presenta ancora un evidente problema di conoscenza reciproca tra le componenti del Sistema e una distanza che va colmata affinché lo stesso operi in maniera armonica e al massimo delle sue potenzialità. Allo stesso tempo costituisce un fondamentale servizio pubblico del nostro paese, che dovrà sempre più garantire in maniera integrata:

  • conoscenza e controllo ambientale
  • azioni per la compatibilità e durabilità dello sviluppo economico, anche attraverso l’affiancamento alle categorie produttive
  • supporto ai processi decisionali dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali.

Il tutto in un delicato equilibrio in cui la competenza tecnico-scientifica, l’avanzamento tecnologico e il confronto con la comunità scientifica sono la prima garanzia di terzietà e autorevolezza che vanno riaffermata con forza, quale elemento costitutivo del Sistema e quale valore fondamentale che consente scelte politiche razionalmente fondate e per questo davvero responsabili.
Per questo è evidente che la legge 28 giugno 2016 n. 132 non può considerarsi il punto di arrivo bensì il punto di partenza nella costruzione della nuova governance ambientale per il paese, cui il Parlamento, il Governo e il Ministro stanno lavorando già da qualche tempo (pensiamo solo ad esempio alla legge 68/2015 sugli ecoreati, al collegato ambientale, al SMND, alla riforma della Protezione civile, al consumo di suolo, all’abolizione delle Province, all’incorporazione del Corpo forestale dello Stato nei Carabinieri, alla riforma della PA).

Noi crediamo che questa sia una buona legge perché:

  • affronta e risolve molti dei problemi di disarmonia che, in oltre vent’anni dalla legge 61/94, hanno reso difficile il nostro lavoro
  • rafforza le Agenzie in termini di autorevolezza e di terzietà
  • crea un sistema federale ed equilibrato, il cui baricentro – è bene ricordarlo – non è Ispra ma il Consiglio del Sistema. Perché rafforza le Agenzie in termini di autorevolezza e di terzietà e le colloca, insieme a Ispra, in un contesto armonico e ben regolato, affermando la necessità di un approccio complessivo e coordinato alle tematiche ambientali
  • consente di operare realizzando sinergie, a partire dai laboratori di analisi
  • dà ai nostri dati il carattere di informazione ambientale ufficiale del paese, quella su cui basare le scelte strategiche di sviluppo dei prossimi anni.

Al Sistema delle Agenzie questa legge piace perché – in questo quadro costituzionale, peraltro in evoluzione, che affida allo Stato la competenza legislativa in materia di ambiente – poteva essere una legge fortemente statalista e centralista. Invece disegna un sistema federale, in cui un soggetto statale e 21 Province autonome e Regioni concorrono paritariamente a definire e governare scelte tecniche di protezione ambientale che riguardano il presente e il futuro del nostro paese.

Io credo sia molto importante sottolineare il valore di questa impostazione e dunque prospetticamente lavorare per rafforzarla e per ribadire l’importanza di un modello di collaborazione paritario tra Ispra e Agenzie.
Naturalmente, la nuova legge oggi solo è scritta sulla carta.
Sta a noi, oltre che a PCM, Ministero e Regioni, operare affinché diventi una positiva realtà, piuttosto che l’ennesima occasione perduta.
Come primo passo è fondamentale mettere, fin da subito, in campo tutte le azioni necessarie per dare attuazione ai contenuti della nuova norma. Sono previsti, infatti, molti adempimenti, in particolare provvedimenti attuativi del Governo, senza i quali la norma rischia di rimanere sulla carta e non avere alcuna efficacia. È questo un passaggio estremamente importante e critico che deve vederci lavorare insieme fin da subito. Su questo, le Agenzie e Ispra devono dare il loro forte e convinto contributo.

Non meno cruciale, poi, è il tema delle risorse, umane e finanziarie, che questa legge non ha potuto affrontare e che è davvero essenziale. Le Agenzie oggi sono in grande difficoltà, specialmente nel Mezzogiorno. Questo emergerà in maniera macroscopica quando si andrà a rappresentare i Lepta e a definirne i costi standard. A risorse finanziarie e umane costanti e attuali, le Agenzie non sono più in grado, già ora, di assicurare molti dei compiti che le leggi affidano loro. Abbiamo oggi alcune Agenzie abbastanza distanti dal realizzare pienamente i compiti che sono loro attribuiti. Anche se i Lepta dovessero semplicemente fotografare l’assolvimento dei compiti affidati oggi alle Arpa dalle norme, senza nulla aggiungere, sarà necessario porre con forza la questione del finanziamento. Tanto più se vogliamo omogeneizzare “verso l’alto”, e quindi complessivamente incrementare, i livelli di protezione ambientale del paese.
Sarà probabilmente il nodo più complicato da sciogliere nell’attuazione della nuova legge.

Dal punto di vista dei meccanismi gestionali, bisognerà poi far funzionare in maniera ancor più efficiente il Consiglio del Sistema nazionale, nella sua natura di organismo complesso composto da 23 persone, cui sono affidate scelte delicate su argomenti tecnici molto diversi tra loro. Si dovranno trovare le forme organizzative che permettano una ancor maggiore velocità e accuratezza delle decisioni. Specie per le attività che sono cruciali per la salute e l’ambiente nonché per le traiettorie di sviluppo economico e industriale del paese.

Un grande lavoro sarà, inoltre, quello sulla forma e i contenuti del programma triennale di lavoro del Snpa, un vero e proprio programma di attività che dovrà essere redatto in conformità allo spirito di armonizzazione che permea la nuova legge, ma anche costruito in rapporto alle necessità dei territori, delle specificità locali e delle richieste delle Regioni. Anche se su molte di queste cose Ispra e le Agenzie stanno già lavorando, in maniera efficace, coesa e partecipata, è chiaro che l’attuazione della legge presuppone ora un ulteriore grande impegno dei vertici di Ispra e delle Agenzie, in un rapporto positivo e fecondo con il ministero dell’Ambiente.

In sintesi, questa legge dovrebbe consentire al sistema delle Agenzie di parlare lo stesso linguaggio, di avere strategie di riferimento comuni e soprattutto basi legislative chiare per quanto riguarda gli aspetti ambientali. Ma – allo stesso tempo – dovrebbe lasciare lo spazio sufficiente per adeguare gli approcci, soprattutto gestionali, alle peculiarità territoriali, rispettando le autonomie degli ordinamenti delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome.
Le leggi regionali completeranno questo nuovo disegno.
In questo noi faremo conoscere il nostro punto di vista alla Conferenza dei presidenti delle Regioni, proponendo alcuni principi e criteri, affinché i legislatori regionali tengano conto della specificità dei territori ma garantiscano, al contempo, l’obiettivo di armonizzare il Sistema su tutto il territorio del paese.

Passi concreti, dunque, che portano a un’unica conclusione: la sfida che il Sistema nazionale a rete della protezione ambientale deve affrontare è estremamente impegnativa, ma, e ciò non sfugge a nessuno, decisiva per la tenuta del Sistema nel suo complesso.
Una sfida che tutti siamo pronti a cogliere, continuando a fare ogni giorno il nostro mestiere, non più come monadi isolate ma come parte di un disegno complessivo che va verso un’idea di società solidale e di economia a misura d’uomo, che sta in campo senza compromettere il futuro, usando meno energia e meno materie prime, in cui coesione sociale, comunità, territori, bellezza e qualità sono parte integrante della nostra capacità di difendere e mantenere un pianeta prospero e abitabile per le future generazioni.

Vai alla presentazione di introduzione alla Summer school

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