Molto rumore e non per nulla: l’inquinamento acustico nelle grandi città

Nel quadro delle norme ambientali emanate dall’UE, quelle sul rumore non hanno trovato l’Italia impreparata. Anzi, il nostro Paese è stato tra i primi in Europa ad aver legiferato sul tema dell’inquinamento acustico, inserendo sin dal 1995 nella legislazione nazionale norme su prevenzione, contenimento e riduzione del rumore (LQ 447/95 e decreti attuativi).

Quando, poi, è stata emanata la Direttiva comunitaria 2002/49/CE relativa alla determinazione e gestione del rumore ambientale – recepita a livello nazionale con il D.Lgs. 194/2005 – si è presentata all’Italia l’esigenza di armonizzare e coordinare la legislazione europea con quella italiana.

Un processo lungo e complesso, segnato anche da procedure di infrazione comunitaria aperte nei confronti dell’Italia, che dal 2015 ha visto Ispra e le Agenzie ambientali impegnate in prima linea in un vasto lavoro di coordinamento con i principali esperti nazionali di rumore, a supporto del Ministero dell’Ambiente, al fine di individuare i contenuti legislativi dei decreti in materia di inquinamento acustico. L’iter ha avuto un primo esito lo scorso 17 febbraio 2017 con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri di due decreti sul tema.

Nonostante la precoce normativa, l’Italia è purtroppo tra i paesi al mondo con la percentuale più alta di popolazione esposta al rumore. Molte sono le città che sforano i limiti fissati dall’Oms (fino a 65 decibel di giorno e 55 di notte) oltre i quali il benessere psicofisico della persona può essere gravemente compromesso.

Il rapporto sulla Qualità dell’ambiente urbano ed. 2016 fotografa la scarsa applicazione da parte dei comuni degli strumenti di prevenzione e contrasto al rumore. I Piani di classificazione acustica risultano approvati solo in 78 città delle 116 capoluogo di provincia (67%); le Relazioni biennali sullo stato acustico comunale sono state predisposte solamente in 16 delle 87 città per cui è previsto l’obbligo normativo (18%). Non va meglio per i Piani di risanamento acustico, approvati, anche in anni non recenti, solo in 15 città, pari al 19% dei Comuni che avrebbero dovuto farlo.

Quanto ai controlli, si conferma nel 2015, come per gli anni precedenti, che la quasi totalità di quelli effettuati è avvenuta a seguito di esposto o segnalazione da parte dei cittadini (94%). Nelle 116 città capoluogo di provincia sono state effettuate 1440 attività di controllo attraverso misurazioni acustiche, cifra in lieve calo rispetto al 2014 (-1,4%). Solo nella metà dei casi totali (49%) è stato rilevato un reale superamento dei limiti normativi. Le sorgenti maggiormente controllate sono le attività di servizio o commerciali (74% sui controlli totali); per queste i superamenti accertati sono maggiori della media totale (52%).

Il rumore si monitora di più al Nord (49% dei controlli effettuati sul totale), contro il 23% del Centro e il 28% del Mezzogiorno. Rispetto al 2014, i controlli sono diminuiti nelle regioni del Centro (- 8%), mentre rimangono sostanzialmente invariati quelli effettuati al Nord (- 0,3%) e nel Mezzogiorno (+1,0%).

 

Un commento su “Molto rumore e non per nulla: l’inquinamento acustico nelle grandi città”

  1. Nelle città italiane sono nati associazioni e comitati di cittadini sempre più sensibili a queste tematiche e nel febbraio del 2014 concretizzando un desiderio vissuto da molti ci si è riuniti per la prima volta a Milano per dare il via al Coordinamento Nazionale, un’impresa titanica ed entusiasmante attraverso la quale abbiamo raggiunto la consapevolezza di quanto il problema sia sentito da nord a sud e di quanti in Italia vogliano aderire alla nostra iniziativa.

    Siamo ormai in “rete” con tantissime realtà, i nostri obiettivi sono forse ambiziosi ma siamo assai decisi nel nostro impegno: essere costantemente in contatto, creare scambio di notizie su accadimenti e azioni che i nostri comitati nelle varie città mettono in atto, raccogliere documentazione sempre aggiornata su come le varie Istituzioni locali affrontano o non affrontano le problematiche derivanti ad ampio raggio dalla movida selvaggia e dal degrado, e sulla base di tutto questo materiale partecipare all’elaborazione di progetti da presentare tutti insieme, come Coordinamento, alle stesse Istituzioni, sia locali sia nazionali, per pretendere interventi anche legislativi che portino a trasformare radicalmente la gestione di questo fenomeno divenuto ormai dilagante.

    Non vogliamo uccidere il divertimento notturno, come spesso ci accusano di voler fare, vogliamo o meglio vorremmo che fosse divertimento responsabile e non devastazione.

    Al tempo stesso è nei nostri progetti elaborare proposte costruttive, attraverso convegni, incontri, mobilitazione di personalità di cultura e non solo, che diano il segno forte della urgente necessità di sviluppare linee fondamentali per l’evoluzione e la crescita di una nuova coscienza del rispetto non solo della persona umana ma anche di questo splendido Paese.

    Desideriamo insomma mettere le Istituzioni di fronte a questa complessa realtà e con esse dialogare, farci sentire dai media, fare “molto rumore” (!!) per ottenere che il rumore, anzi il fracasso e il degrado cedano il passo al rispetto di tutti.

    Coordinamento Nazionale NO degrado e Mala movida

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