Upg, territori e risorse: superare gli aspetti critici

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In Arpae Emilia-Romagna permane il ruolo degli Upg (ufficiali di polizia giudiziaria) e andrà rinforzato senza rinunciare alle competenze tecniche e alla conoscenza della specificità del territorio. A livello nazionale sarebbe opportuno superare la situazione a “macchia di leopardo”. Resta aperta la questione delle risorse. Il contributo di Giuseppe Bortone, direttore generale di Arpae Emilia-Romagna. 

La recente legge 68/2015 sugli ecoreati rappresenta un importante risultato che dota il paese di un sistema moderno di tutela ambientale con l’introduzione di molte nuove fattispecie di delitti ambientali nel codice penale. Indubbiamente restano alcuni punti che necessitano ancora di interventi legislativi di perfezionamento e di migliore definizione degli ambiti applicativi, per sfruttare al massimo la portata innovativa della legge.

Tuttavia, anche in presenza di un quadro ancora in evoluzione, è necessario procedere velocemente alla piena attuazione della legge che può riservare al Sistema nazionale a rete di protezione dell’ambiente (Snpa), istituito con la legge 132/2016, un ruolo fondamentale che in Emilia-Romagna ha già preso consistenza, grazie soprattutto al protocollo siglato con tutte le Procure della Repubblica della regione e le altre Forze di polizia. In Emilia-Romagna, infatti, siamo stati agevolati dalla sensibilità dimostrata dalla Procura generale presso la Corte d’appello che, avendo una competenza regionale, ed essendo motivata a promuovere il coordinamento delle singole Procure, ha rappresentato un interlocutore affidabile per un’indispensabile opera di omogeneizzazione delle iniziative sul territorio. È stato sottoscritto un protocollo valido da Piacenza a Rimini che individua Arpae come unico ente competente ad asseverare tecnicamente le prescrizioni emanate anche dalle altre Forze di polizia (v. Ecoscienza 3/2016, Un protocollo condiviso sui reati ambientali, A. Candi).
Il valore aggiunto è per noi significativo perché, con approccio molto pragmatico, consente l’attuazione unitaria e omogenea della norma. All’Agenzia è quindi riconosciuto un ruolo importante che ha portato l’ente a predisporre prescrizioni standard, che sono state di recente elaborate e che potranno essere adottate da tutte le altre Forze di polizia.
Sono adesso necessarie delle scelte organizzative interne ad Arpae, finalizzate a separare meglio le funzioni di asseverazione delle prescrizioni dalla vera e propria “dazione” delle prescrizioni da parte degli Ufficiali di polizia giudiziaria (Upg) della stessa Arpae e degli altri Corpi che hanno aderito al protocollo.

Questa la situazione che si è definita in Emilia-Romagna; per il livello nazionale invece sarebbe opportuno superare l’attuale situazione a “macchia di leopardo” nella quale gli operatori delle Arpa/Appa operano con funzioni e personale dotato di qualifica di Upg solo in alcune regioni. È auspicabile quindi che la recente legge 132/2016, il cui art. 14 tratta anche questo tema, sia attuata in maniera rapida e senza ambiguità. Per Arpae comunque il ruolo degli Upg permane e andrà anzi rafforzato, non rinunciando all’azione dei nostri Upg informata e supportata dalle conoscenze tecniche e dalla conoscenza della specificità dei territori e delle sue imprese.

La caratteristica distintiva di polizia giudiziaria nelle Agenzie ambientali necessita di una migliore connotazione e visibilità. È infatti ben diversa da quella degli altri Upg, in quanto spesso le attività di polizia giudiziaria delle Arpa si concentrano sugli accertamenti tecnici inoppugnabili, anche in un eventuale contraddittorio in sede giudiziaria. Tale peculiarità va sicuramente rafforzata nell’applicazione della legge 68, con particolare riferimento alle nuove fattispecie di delitto, quale ad esempio quello di “inquinamento ambientale”; riguardando reati che comportano un danno, essi presuppongono l’effettivo danneggiamento del bene protetto e quindi che l’evento lesivo sia riscontrabile e provato sul piano ambientale e naturalistico. Solo le Arpa, e Ispra, sono in grado di produrre tali evidenze, con più solido valore probatorio.

È del tutto evidente che la corretta applicazione della legge sugli ecoreati e il potenziamento dell’azione di vigilanza e controllo da parte delle Arpa comporta un impegno importante anche dal punto di vista economico finanziario. Su questo versante la legge 132/2016 che istituisce il Snpa, poteva rappresentare l’occasione per formalizzare la devoluzione alle Agenzie dei proventi delle sanzioni collegate alle prescrizioni ambientali ex legge 68. Ciò purtroppo non è avvenuto, ma sarebbe auspicabile che le Arpa richiedessero al legislatore un intervento risolutivo nei prossimi provvedimenti normativi ambientali che verranno esaminati dal Parlamento.

Giuseppe Bortone, direttore generale Arpae Emilia-Romagna

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