Urgente istituire in Italia un Servizio meteorologico nazionale distribuito (SMND)

meteo

La scorsa estate si è aperto un dibattito in merito all’opportunità e urgenza di istituire un Servizio meteorologico nazionale distribuito (SMND) in Italia. Cogliamo l’occasione di questo spazio per ribadire la nostra posizione in merito. Innanzitutto perché in seno a molte Arpa/Appa operano i servizi meteorologici regionali italiani, elemento che rende le Agenzie parte in causa nella tematica affrontata.

Non sempre questa attività delle Agenzie è conosciuta ed evidente, nonostante sia un servizio fondamentale offerto ai cittadini e alle istituzioni – che opera tra l’altro secondo standard di eccellenza – e potrebbe essere utilmente valorizzato e migliorato in un quadro armonico.Citiamo, poi, quanto detto dalla FIPE-Confcommercio la scorsa estate, che lamenta i danni derivanti al settore turistico da un’errata comunicazione delle informazioni meteo da parte di taluni attori. Sulla scorta dello slogan “è tempo di dire basta ai professionisti improvvisati della meteorologia e al circolo vizioso del sensazionalismo” la Fipe propone “l’istituzione di un servizio meteo nazionale in grado di coordinare tutte quelle strutture che in Italia si occupano di meteorologia operativa”, tenendo conto che, insieme alla Grecia, siamo gli unici due paesi in Europa ad essere sprovvisti di un tale sistema e che, ad oggi, le previsioni meteorologiche sono gestite da un complesso e variegato sistema di referenti.

Crediamo fortemente sia giunto il momento di creare in Italia un Servizio meteorologico nazionale operativo, che sia forte, esteso, esplicito e generalista. A tale obiettivo le Agenzie ambientali esprimono, non da ora, il loro pieno e convinto sostegno.

In quest’ottica possono essere utili alcuni approfondimenti.

Multifunzionalità. Evidentemente, un servizio meteo efficiente serve in primo luogo a consentire un adeguato governo del ciclo dell’acqua, fonte della vita, nelle diverse zone in cui si articola il nostro territorio. Misurare e prevedere quanta acqua cade fornisce informazioni essenziali in primis per la gestione del rischio idrogeologico, quindi per la protezione civile, ma non solo: troppa acqua o poca acqua sono temi vitali anche per il rifornimento idrico per l’uso umano, per l’agricoltura e per l’industria; sono determinanti per la tutela dell’ambiente e la pianificazione territoriale. Più in generale, le informazioni meteorologiche nel loro complesso (precipitazioni, temperatura, vento, radiazione solare, pressione, umidità, …) hanno un valore trasversale per il mantenimento e lo sviluppo di pressoché ogni settore della nostra società e della nostra economia: oltre ai settori già citati, si pensi anche al commercio e alla difesa, alla produzione e consumo di energia, ai trasporti e alla sanità, fino al turismo, appunto. Persino il mondo della finanza, che può apparire astratto e lontano da questi temi, in realtà nelle economie più sviluppate ha elaborato prodotti meteo, sul mercato dei derivati, e assicurazioni per il danno climatico. Senza parlare, infine, del grande tema dei cambiamenti climatici, che già impattano e ancor più in futuro impatteranno su ogni aspetto della nostra vita.

Il sistema in parte esiste e funziona già. Fortunatamente non partiamo da zero, anzi. In Italia il supporto meteo al sistema di protezione civile, pur con alcune mancanze, esiste e funziona, in una modalità formalmente e concretamente federata. Esiste e funziona anche bene da più di 10 anni, da quando la Direttiva del Presidente del Consiglio del 27 febbraio 2004 istituì il sistema a rete dei Centri Funzionali a supporto del Sistema di allertamento della nostra Protezione civile, strutture tecniche interne alle Regioni e allo Stato (presso il relativo Dipartimento della Presidenza del Consiglio), contenenti nella maggior parte dei casi anche un settore meteo. Il Sistema funziona grazie alla rete radar nazionale – e qui apriamo un piccolo distinguo, che esiste anche in Italia ed è tra le più avanzate in Europa, e grazie alla rete delle diverse migliaia di stazioni meteo al suolo tutte connesse in tempo reale. Ma non bastano i soli radar; il Sistema funziona anche grazie alla moderna modellistica meteorologica operativa, che permette di prevedere con anticipo di 24-36 ore, non senza un margine di incertezza che comunque si sa gestire, quello che potrà accadere; ciò poi rende veramente utile anche l’uso degli strumenti come i radar quando i fenomeni, da previsti che erano (ieri o l’altro ieri), iniziano ad accadere (oggi, ora..). E funziona, soprattutto, grazie alle decine e decine di tecnici, climatologi, meteorologi, idrologi ed altri, che operano presso i Centri Funzionali del Sistema di allertamento.

La proposta. E allora, cosa manca? Manca un servizio simile per tutto il resto degli utilizzi, che sono tanti, come sopra brevemente delineato, oltre a quelli di protezione civile. Serve un servizio meteorologico nazionale distribuito, cioè un servizio di pubblico interesse e responsabilità, federato tra Stato e Regioni, che riunisca tutto quanto già esiste di meteorologia e climatologia operativa in Italia, recuperando il più che significativo investimento fatto da Stato e Regioni a tal fine, il tutto ad invarianza di spesa per la finanza pubblica. Un servizio che si occupi dell’infrastruttura, della produzione e dei relativi sviluppi, cioè di gestire le reti di monitoraggio, i dati rilevati al suolo e i dati satellitari, i dati radar e gli strumenti modellistici, di elaborarli e analizzarli, derivandone ulteriore conoscenza e capacità di comprensione dei fenomeni e di loro previsione, emettendo bollettini e fornendo servizi specialistici per i più vari utenti.

Una recente risoluzione di AssoArpa indica cosa dovrebbe fare un servizio meteo federato tra Stato e Regioni:

a) coordinare tutti gli enti meteo nazionali e regionali/provinciali operativi oggi esistenti, mettendo a sistema le risorse e i patrimoni meteorologici delle Regioni e dello Stato
b) razionalizzare la spesa complessiva per gli acquisti di beni e servizi, riducendo gli sprechi e liberando così nuove risorse
c) consentire di fornire prodotti e servizi meteorologici e climatici di qualità su tutto il territorio e a tutti gli interlocutori istituzionali ed economici
d) consentire al Paese di affrontare meglio le sfide poste dai cambiamenti climatici in corso
e) rafforzare il rapporto con il mondo dell’università e della ricerca
f) agevolare la certificazione della figura professionale del meteorologo che garantisca la qualità dei prodotti/servizi forniti
g) mettere a disposizione del settore meteorologico privato i dati e i prodotti di base che ne favoriscano la crescita, a sostegno diretto e indiretto dell’economia nazionale e dell’occupazione
h) diffondere all’interno del settore meteorologico pubblico italiano modalità operative e gestionali più coerenti e allineate agli standard internazionali
i) costituire un sistema nazionale in grado, per capitale umano e tecnologico e per competenze, di rapportarsi adeguatamente in ambito internazionale, garantendo una rappresentanza forte del paese, anche per favorire la partecipazione a programmi e progetti.

Anche in questo caso, non dobbiamo partire da zero. L’istituzione del Servizio meteorologico nazionale distribuito, SMND, era stata prevista già nel 1998, nell’ambito del Dlgs 112; è stata poi reiterata nel giugno 2012, con la legge 100 di riordino della Protezione civile, che ne prevede finalmente la predisposizione e l’avvio tramite un decreto del presidente della Repubblica, da emanarsi entro sei mesi. Il mandato di predisporre e proporre al Governo tale decreto era dato alla Protezione civile nazionale e il Governo l’avrebbe dovuto poi presentare al capo dello Stato per l’approvazione.

Purtroppo SMND è ancora fermo. Il decreto è stato preparato e  presentato nel rispetto dei tempi di legge, è stato proposto al Consiglio dei ministri ed è stato rinviato. E’ quindi attualmente sospeso in una sorta di limbo. Occorre provvedere rapidamente ad istituire il Servizio meteorologico nazionale distribuito (SMND), riprendendo e dando “gambe e sprone” all’applicazione della legge, portando a termine il percorso interrotto.

Servizio e ricerca. Come già sopra indicato, il SMND dovrà agire in stretto rapporto con il mondo dell’accademia e della ricerca italiana, in una relazione di interesse biunivoco: SMND trarrà dagli sviluppi tecnico-scientifici, oltre che dalle giovani menti formate dall’università che assorbirà nelle proprie file, la linfa vitale per il proprio futuro; il mondo universitario avrà un solido riferimento nel servizio pubblico, sia come gestore delle infrastrutture che come committente, oltre che uno sbocco per i propri laureati.

L’Università si occupa di didattica e di ricerca e potrà partecipare ad ideare, sviluppare ed innovare, così come è avvenuto da sempre, una simile struttura; ma sarà quest’ultima, in quanto servizio pubblico, ad assumersi l’onere e la responsabilità di erogare le prestazioni 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno, assumendo le conseguenze del proprio operato anche verso chi ne giudica la diligenza, la competenza e la prudenza.

E in questo senso ben venga un’eccellenza universitaria nel campo della meteorologia, un polo di ricerca e sviluppo permanente di riferimento, anche a supporto del SMND, magari collocato, come ha proposto Levi e l’Università di Milano, nell’area Expo. Accanto alla sede centrale del SMND.

Luca Marchesi, direttore generale di Arpa Friuli Venezia Giulia e presidente di AssoArpa

Stefano Micheletti, direttore Osservatorio meteorologico regionale di Arpa Friuli Venezia Giulia

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