Verso il laboratorio unico: l’esperienza di Arpa Veneto

Il percorso di riorganizzazione dei laboratori che Arpa Veneto ha intrapreso negli ultimi anni ha portato ad una riduzione delle spese complessive di funzionamento con un incremento della capacità analitica complessiva.

Nel 2007 Arpav ha avviato la riorganizzazione a livello regionale dei propri laboratori con l’istituzione del Dipartimento Regionale dei Laboratori, seguita negli anni 2012 – 2014 dalla riduzione dei laboratori da 7 a 2, su 3 sedi, attivando contestualmente un servizio giornaliero di trasporto dei campioni a livello regionale. Attualmente è in fase di sperimentazione una specializzazione per tipologia di matrice o tecnica analitica tra le sedi attive.

Tale riorganizzazione, a fronte di un incremento della capacità analitica complessiva, in presenza di emergenze come quella della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche, ha consentito ad ARPAV di ridurre le spese complessive di funzionamento dei laboratori passando da 13 milioni di euro agli 11 attuali, riducendo in particolare il personale tecnico del 15% e il personale dirigente del 25%. Attualmente il personale dei laboratori è di 16 dirigenti e 145 addetti del comparto e svolge l’analisi di circa 60.000 campioni/anno con 1.400.000 determinazioni. Le tre strutture laboratoristiche sono tutte accreditate (Accredia n. 0838), Verona con 85 prove, Venezia 70 prove e Treviso 67 prove.

Pur in questo quadro, restano comunque delle criticità a reperire a livello regionale le notevoli risorse necessarie a garantire gli investimenti per ammodernare la strumentazione dopo un periodo di vita di circa 10 anni, per acquistare nuova strumentazione tecnologicamente adeguata e svolgere attività di ricerca.

Queste criticità potrebbero essere superate attraverso un modello nazionale integrato di laboratori a rete che permetterebbe di superare la carenza di risorse e di capacità tecnica regionale, aumenterebbe le prove accreditate a livello nazionale, potenzierebbe l’analitica di altissima specializzazione e la condivisione di dati ambientali.

7 commenti su “Verso il laboratorio unico: l’esperienza di Arpa Veneto”

  1. Leggendo l’articolo sorge il dubbio che l’autore dello stesso non abbia frequentato molto i laboratori ARPAV negli ultimi tempi.
    Nell’articolo si millantano risparmi economici e incremento della produttività, ma non si spiega nel dettaglio come sono stati ottenuti tali risultati all’apparenza positivi.
    La riduzione delle spese complessive da 13 a 11 milioni di euro è dovuta in buona parte alla riduzione dei costi del personale in quiescenza, trasferito ad altro ente o assegnato ad altra attività nelle sedi dove il laboratorio non esiste più (ovviamente per il personale assegnato ad altra attività si tratta di risparmio virtuale, essendo tuttora a carico dell’ente la retribuzione dello stesso). Inoltre il pensionamento anticipato consentito dall’applicazione della L. 114/2014 ha ridotto significativamente la presenza attiva del personale dirigenziale, che deve dividersi tra le strutture rimaste, dislocate in vari sedi del territorio regionale, con conseguente disagio organizzativo che si può ben immaginare.
    L’estrema specializzazione dei laboratori ha comportato una rigidità nell’esecuzione delle analisi tale da far emergere la necessità di avvalersi di laboratori al di fuori del territorio regionale qualora le attrezzature dedicate fossero fuori servizio o standard e reattivi non fossero rapidamente disponibili, aumentando in tal caso i tempi di risposta. Inoltre, per gli interventi effettuati in pronta disponibilità, la necessità di raggiungere il laboratorio di turno spesso presente in una provincia diversa da quella della sede di intervento ha aggravato l’attività del personale ispettivo attivo sul territorio.
    Va considerato inoltre che l’aumento del carico di lavoro che attualmente insiste sui laboratori rimasti non consente di implementare, se non con grande difficoltà, l’ambito analitico degli stessi, come invece richiesto dalle problematiche ambientali emergenti.
    Seppur difficilmente quantificabile economicamente, deve inoltre essere considerato l’impatto avuto sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro del personale trasferito di sede o assegnato a coprire il servizio su più sedi, come pure l’impatto ambientale dovuto al vettore che quotidianamente effettua più viaggi tra i punti di accettazione campioni e i laboratori d’analisi (copertura per 7 province).
    Per quanto sopra, si ritiene che l’ottimizzazione delle attività di laboratorio di ARPAV non sia stata efficace, sicuramente non ha prodotto un migliore servizio ai cittadini, obiettivo che dovrebbe costituire la missione principale di una pubblica amministrazione.

    1. In riferimento alle puntualizzazioni si osserva quanto segue.
      I dati presentati nell’articolo, reperibili presso il controllo di gestione ARPAV e sul sistema informativo del laboratorio (LIMS), sono stati già presentati nelle relazioni di attività dell’Agenzia, sono quindi dati oggettivi.
      Le prestazioni del laboratorio, oltre ad essere costanti nel tempo, hanno consentito di ridurre i tempi di analisi e di fronteggiare l’emergenza PFAS dal 2013, realizzando tutto il biomonitoraggio nel siero per il quale, da febbraio 2017 ad oggi, abbiamo analizzato oltre 8000 campioni, di effettuare il monitoraggio degli alimenti con l’Istituto Superiore di Sanità, di supportare altre Agenzie nell’analisi dei PFAS. Inoltre, siamo riusciti a mettere a punto nuovi metodi per l’analisi di microinquinanti, come la ricerca di sostanze pericolose nelle acque.
      I metodi sono stati tutti accreditati.
      La pronta disponibilità era organizzata su tre sedi già dal 2010/2011, forse dal 2009, ben prima dell’ultima organizzazione.
      Arpa Veneto

      1. Gentile sig. Talluri, purtroppo non ho il piacere di conoscerla e non so quindi quanto approfonditamente conosca la realtà di ARPA Veneto. Da buon politico e comunicatore quale credo sia chi occupa il suo ruolo, credo però lei sappia bene che i dati oggettivi, come la statistica insegna, spesso supportano l’ipotesi che si vuole sostenere, ma un’analisi approfondita degli stessi potrebbe altrettanto bene supportare anche l’ipotesi opposta. Quindi talvolta la costanza nel numero di campioni può non corrispondere alla costanza nel numero di parametri oppure la riduzione dei tempi di risposta può dipendere dall’indicatore scelto nel monitoraggio del dato.
        Riuscire ad affrontare gli eventi emergenziali è sicuramente indicatore di buona organizzazione, oppure di senso di responsabilità da parte del personale, o magari entrambe le cose, ma gestire le emergenze non è sufficiente per un’Agenzia che dovrebbe anticipare i tempi con l’implementazione di tecniche analitiche a supporto di indagini preventive, e non solo d’emergenza. Per questo motivo ritengo che la dichiarazione che “i metodi sono stati tutti accreditati” sia un po’ azzardata, se si riferisce anche ai metodi recentemente implementati (ma presumibilmente i metodi in uso sono stati tutti validati).
        La informo infine che la pronta disponibilità fino all’anno 2014 veniva effettuata presso le sedi di Verona, Padova, Treviso e Venezia, situazione poi mutata dal trasferimento delle attività di laboratorio chimico e microbiologico della sede di Padova presso la sede operativa di Venezia (compreso il centro di riferimento nazionale per l’analisi della matrice aria). Tale cambiamento ha sicuramente reso più disagevole la consegna di campioni durante gli interventi notturni effettuati nelle province di Padova, ovviamente, nonchè Vicenza e in parte Rovigo.
        Comunque ci tengo a precisare che la mia preoccupazione è essenzialmente dovuta alla valutazione, purtroppo non positiva, della reale efficacia degli ultimi interventi di ottimizzazione delle attività di ARPA Veneto, efficacia che, trattandosi della salute di tutti quelli che costituiscono l’ambiente, umano nonchè ecologico, del territorio regionale, a mio parere è più importante dell’efficienza.
        La ringrazio quindi per avermi dato l’occasione per un interessante scambio di opinioni.

        1. Gentile collega, come forse era intuibile dalla firma inserita nella mia risposta al suo commento, in realtà questa è a cura della sua Agenzia, Arpa Veneto, ed io come coordinanatore del notiziario AmbienteInforma mi sono limitato a pubblicarla. Naturalmente ho limitatissime conoscenze personali e dirette della vostra realtà.

          1. Mi spiace, l’unica “firma” a me visibile era la sua, non avevo colto che Arpa Veneto rappresentasse un interlocutore occulto (che tuttora non conosco). La ringrazio comunque per aver postato il commento.

  2. Mi rattrista molto vedere che un’azienda che aveva una rispettabilità nel mondo delle ARPA arriva al punto di lodarsi in forma anonima (e AmbienteInforma che lo pubblica si configura come uno strumento di propaganda).

    1. Cogliamo l’occasione di questo commento e dell’altro precedente per spiegare che AmbienteInforma, come notiziario del SNPA, pubblica notizie la cui fonte sono le agenzie ambientali. Le notizie in alcuni casi sono senza firma, e ciò sottolinea che si tratta di posizioni “ufficiali” dell’Agenzia, oppure possono essere firmati dai tecnici che gli hanno redatti, ovvero viene utilizzata la formula “a cura di” se la redazione lo ha rivisto significativamente.
      Nel caso specifico l’articolo pubblicato sul laboratorio di Arpa Veneto è stato scritto dalla responsabile di quel Laboratorio (così come la precedente risposta al primo commento), che ha inteso illustrare il suo punto di vista sull’esperienza fatta sinora. Questo non vuol dire che non ci possano essere altri punti di vista, ci mancherebbe! Ma evitiamo, per cortesia, di “bollare” come propaganda ogni idea che non collima con la nostra.

      Il coordinatore della redazione
      Marco Talluri

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