Dal 21 novembre 2018 AmbienteInforma è visibile su www.snpambiente.it

Da oggi, 21 novembre 2018, è on-line il sito Web del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente all’indirizzo www.snpambiente.it, che costituisce il punto di accesso unitario a tutte le informazioni prodotte dal sistema Ispra-Arpa-Appa.

Tutte le notizie di AmbienteInforma sinora pubblicate (circa 2.800) organizzate per le singole categorie (le notizie che d’ora in poi usciranno saranno automaticamente collocate in queste sezioni) sono disponibili sul nuovo sito.

Questo blog è quindi integrato nel nuovo sito Web, non sarà più aggiornato e, fra qualche mese, verrà chiuso.

E’ comunque sempre possibile accedere anche alla raccolta di tutti i numeri del notiziario usciti sinora.

Con Remedio a Treviso la strada Ovest diventa Green

A Treviso cresce il Bike Sharing. Nove stazioni e cinquanta biciclette arrivano in Strada Ovest donandole un tocco più Green.

L’iniziativa, presentata sabato 10 novembre, nasce dal progetto Europeo Remedio, di cui Arpav è capofila, su iniziativa del Comune di Treviso. Obbiettivo, la riqualificazione di zone urbane congestionate dal traffico grazie a un “condominio orizzontale”, in cui tutti gli attori coinvolti collaborano per un bene comune: migliorare la qualità urbana ripensando strade e mobilità. Ed è proprio su questo che si è impegnata Arpav:  la prevenzione è uno dei principi guida delle attività dell’Agenzia, che ha voluto offrire una modalità di spostamento, alternativa a quella privata, rispettosa dell’ambiente e che risolva il problema del congestionamento del traffico.

Il progetto, oltre che proporre un servizio ai cittadini, ha previsto un’attività di educazione ambientale che ha coinvolto undici Istituti,  dalle scuole dell’infanzia e primarie fino alle scuole secondarie di primo e secondo grado, dei comuni di Treviso e Villorba. I ragazzi hanno fatto formazione in aula con laboratori tenuti da tecnici Arpav e dopo un periodo di osservazione di Strada Ovest hanno avuto l’occasione di mettersi alla prova proponendo delle soluzioni all’inquinamento atmosferico e acustico dovuti al traffico elevato.

“Remedio”,  progetto cofinanziato nell’ambito del programma Interreg MED 2014-2020, coinvolge, oltre ad Arpav e ai comuni di Treviso e Villorba, partner europei quali amministrazioni comunali ed enti gestori dei servizi di mobilità che, supportati da partner tecnico scientifici come le Università, collaborano alla creazione di un modello di mobilità urbana sostenibile e di educazione ambientale. Le altre città interessate sono: Loures (Portogallo), Spalato (Croazia) e Salonicco (Grecia), affiancate dalle Università di Siviglia, Lisbona e Salonicco.

Con l’installazione del Bike Sharing prosegue la collaborazione tra il Comune di Treviso e il Comune di Villorba sottoscrittori  insieme alla Provincia di Treviso dell’Accordo di Programma per la creazione del “condominio orizzontale” in Strada Ovest, già promosso da alcuni anni dal Comune di Treviso nell’ambito delle iniziative per l’efficientamento energetico sotto lo slogan “I love Strada Ovest in classe A”.

All’evento di sabato erano presenti l’Assessore all’Ambiente del Comune di Treviso Alessandro Manera, il Sindaco di Villorba Marco Serena ed i Consiglieri Comunali di Treviso Mirco Visentin, Antonio Dotto, Massimo Zanon, il funzionario del Settore Ambiente del Comune di Treviso Ing. Roberto Granziol e per Arpav Ketty Lorenzet e Francesca Liguori, entrambe dell’Osservatorio Regionale Aria.

Per maggiori informazioni:

http://www.comune.treviso.it/

http://www.arpa.veneto.it/servizi-ambientali/cooperazione/programmazione-2014-2020-1/remedio

autore: Chiara Tangolo, Università di Padova – Strategie di comunicazione in stage all’Ufficio Stampa di Arpa Veneto

Firmato accordo per la bonifica delle discariche abusive in Italia

Firmato a Roma un protocollo di collaborazione tra Arpae Emilia-Romagna e Commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive in Italia.
Il protocollo prevede azioni a livello nazionale di collaborazione e condivisione fra gli organi istituzionali impegnati nel miglioramento delle conoscenze e alla tutela dell’ambiente e del territorio, per restituire bonificati ai cittadini i siti che attualmente ospitano discariche abusive. L’accordo con Arpae rientra tra le azioni previste dal protocollo tra il Commissario straordinario e Ispra, grazie al quale le differenti Agenzie regionali di protezione dell’ambiente del Sistema nazionale di protezione dell’ambiente (Snpa), mettono a disposizione le proprie capacità tecnico-scientifiche per promuovere, incentivare e diffondere le buone pratiche di collaborazione fra gli organi istituzionali. Continua >

“Brucia bene la legna, non bruciarti la salute”, al via la campagna di comunicazione del progetto PrepAir

Al via la campagna del progetto europeo PrepAir per sensibilizzare i cittadini sull’uso corretto delle biomasse per il riscaldamento domestico. Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di Trento sono alcuni dei 18 partner nazionali e internazionali coinvolti nel progetto che ha come obiettivo promuovere stili di vita, di produzione e di consumo più sostenibili nell’area del bacino Padano.

In molte regioni italiane più del 90% del PM10 generato dal settore riscaldamento domestico deriva da piccoli apparecchi a legna come caminetti, stufe, inserti. La combustione a legna produce pericolosi inquinanti che hanno ben poco di ecologico, ma pochi lo sanno. Durante la combustione della legna si liberano, per unità di energia prodotta, inquinanti in quantità 10-100 volte superiori a quelle degli apparecchi a gas. L’utilizzo della legna è scarso nelle grandi città, ma nelle zone di periferia, nelle piccole cittadine e nei paesi spesso più del 20% delle famiglie si scalda con la legna e in molte zone collinari e montane è il combustibile più usato.


Per sfatare i luoghi comuni su questo tema e informare i cittadini sulle possibili conseguenze per la salute e per l’ambiente i 18 partner nazionali e internazionali del progetto europeo PrepAir, tra cui tutte le Regioni del bacino padano, hanno dato il via alla campagna di comunicazione “Brucia bene la legna, non bruciarti la salute”. Grazie alla campagna sono stati realizzati diversi prodotti, tra cui un video che verrà veicolato attraverso i social e una brochure informativa focalizzata sull’utilizzo della legna come combustibile (prima parte) e sulle strategie per ridurre l’inquinamento da legna (seconda parte).

La brochure, di circa 20 pagine, viene distribuita nella versione cartacea in occasione di convegni e incontri pubblici relativi al progetto PREPAIR sul territorio del bacino padano, mentre la versione digitale è sempre disponibile per tutti a questo indirizzo del sito di progetto.

Attraverso questo strumento si ribadisce che una cattiva o scorretta combustione del legno produce polveri sottili e sostanze tossiche, come il benzoapirene, che si liberano nell’aria; in presenza di inversione termica nei mesi più freddi la situazione può peggiorare perché queste sostanze permangono nel fondovalle. Una combustione corretta deve seguire poche ma importantissime regole: il caricamento del combustibile giusto, l’accensione dall’alto con micce ecologiche, la combustione con presa d’aria completamente aperta, installazione, pulizia e manutenzione corretta dell’impianto.

Ufficio stampa
ufficiostampa@lifeprepair.eu

Terra dei fuochi, Consiglio dei ministri a Caserta

Il protocollo d’intesa sulla Terra dei fuochi, siglato da presidente del Consiglio dei ministri, sei ministri e Regione Campania, investe anche il Snpa, in particolare Ispra e Arpa Campania.

Contenuto fondamentale dell’accordo, firmato dalle parti ieri (19 novembre) a Caserta, è il Piano d’azione per il contrasto ai roghi di rifiuti, che fa capo a un’unità di coordinamento presieduta da un delegato del presidente del Consiglio dei ministri, ed è articolato in tre ambiti di intervento. Il Piano prevede una serie di azioni, nel breve-medio periodo, in chiave di tutela della salute della popolazione nei novanta comuni della cosiddetta Terra dei fuochi, compresi tra le province di Napoli e Caserta. Secondo ambito di intervento, la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi. Infine, si rafforza il presidio del territorio per prevenire gli incendi dolosi di rifiuti, con particolare attenzione ai siti di trattamento dei rifiuti e con il coinvolgimento dei militari dell’operazione Strade Sicure.

Il primo ambito di intervento prescrive, tra l’altro, di implementare una banca dati sul sistema di trattamento dei rifiuti campano, di rendere operativo il Registro regionale dei tumori, di potenziare il monitoraggio della qualità dell’aria (azioni in cui è coinvolta l’agenzia ambientale regionale). Sul fronte della tutela ambientale, d’altronde, sono ovviamente chiamati in causa gli enti del Snpa: il Piano prevede, tra l’altro, azioni di risanamento ambientale nei Siti contaminati di interesse nazionale, un accordo Stato-Regione Campania sulla qualità dell’aria, interventi per la rimozione dei rifiuti combusti o abbandonati, verifiche rafforzate in fase di rilascio e di rinnovo delle autorizzazioni agli impianti di gestione dei rifiuti.

«Il governo», ha dichiarato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, «è determinato nel contrasto alle discariche abusive, agli incendi dolosi negli impianti e in generale a qualsiasi forma di traffico illecito di rifiuti. Intendiamo tutelare la salute dei cittadini di questo territorio, dove si registrano evidenti episodi di lesione dell’integrità psicofisica dei residenti. Il Piano d’azione approvato oggi investe molto sull’aggiornamento del quadro delle conoscenze». Il premier ha preso in prestito il nome dell’associazione promossa dalla piccola Aurora, una ragazza campana affetta da un tumore, auspicando che questo territorio sia noto come “Terra dei cuori”, superando il marchio negativo con cui è attualmente conosciuto.

Sul sito del Governo il testo del protocollo d’intesa

Decommissioning, a che punto siamo?

L’Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) ha partecipato all’incontro organizzato a Roma lo scorso 13 novembre dalla Commissione Scientifica sul Decommissioning (CSD) per fare il punto sul Programma nazionale rifiuti radioattivi.

Sono trascorsi quindici anni da quel novembre del 2003 quando l’allora governo Berlusconi annunciò di voler ubicare in Basilicata il Deposito unico nazionale di scorie nucleari nella località di Scanzano Ionico. La notizia scatenò una protesta degli abitanti della zona, talmente vasta da spingere il governo a rivedere la decisione. La Commissione scientifica sul Decommissioning guidata da Massimo Scalia ha promosso un evento con tutti gli attori coinvolti nel piano nazionale sullo smantellamento degli impianti nucleari ancora esistenti in Italia e la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Tanti i temi della giornata, che ha visto la partecipazione della comunità scientifica, delle istituzioni, associazioni ambientaliste e mondo dell’informazione.

Al centro lo stato dell’arte in merito al Deposito unico di scorie nucleari, l’esportazione di rifiuti ad alta radioattività e il confronto con le esperienze degli altri Paesi comunitari. La precedente legislatura si è chiusa senza aver sciolto il nodo del Deposito nucleare. Il presidente della Commissione Industria al Senato, Gianni Girotto, confida in un’accelerazione del processo, sottolineando come il primo «affare assegnato» la scorsa estate sia stato proprio quello sulla gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari sul territorio nazionale e come tra audizioni e sopralluoghi si sia ormai in dirittura d’arrivo con le consultazioni di tutti coloro che possono contribuire alla soluzione del problema. “Rifiuti ad alta radioattività, andranno nel Deposito nazionale o saranno destinati all’estero? Lo stiamo valutando con il Governo”, ha affermato Girotto nel corso del convegno. “Resta inoltre il grosso buco dei rifiuti militari, ancora da quantificare e di cui non si è decisa la destinazione finale. E sulla tracciabilità dei rifiuti siamo indietro, soprattutto quelli ospedalieri”.

Trovare una soluzione alla questione delle scorie nucleari è un “un atto di tutela e rispetto per le future generazioni”, ha sottolineato Lamberto Matteocci, direttore vicario dell’ISIN. “Consentirà un’efficace e definitiva gestione in sicurezza dei rifiuti derivanti dal pregresso programma nucleare – ha proseguito il responsabile del nuovo Ispettorato  – e di quelli che continueranno ad essere prodotti nel tempo connessi alle attività sanitarie, industriali e di ricerca”. Requisito essenziale di un corretta gestione di tutta la filiera nucleare è la questione delle risorse. Soprattutto in termini occupazionali, prevedendo un’adeguata dotazione di risorse umane per l’autorità di regolamentazione, che siano in grado di sviluppare una corretta cultura della sicurezza e della radioprotezione.

Stati generali del Tevere, 250 mila le persone a rischio

Presentato a Roma il Primo Rapporto sullo stato del bacino del Tevere, realizzato dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale con la collaborazione di Ispra e Protezione civile.

All’indomani dell’emergenza maltempo che ha colpito l’Italia da nord a sud si torna a parlare del Tevere e a valutare quali danni provocherebbero un’alluvione e un’esondazione del fiume nel territorio della Capitale. A Roma sono 250 mila le persone a rischio e nel caso di un’evento climatico estremo si stimano danni pari a 27 miliardi di euro.

Il Presidente dell’Ispra Stefano Laporta ha presentato nel corso del convegno, che si è svolto a Roma lo scorso 14 novembre presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un quadro sul dissesto idrogeologico, i beni culturali a rischio, lo stato dei fiumi e dei laghi in Italia, a partire dai dati dell’ultimo rapporto presentato dall’Istituto lo scorso luglio alla Camera dei deputati.

Effetti sulla salute associati all’esposizione ai PFAS

L’audizione presso il Congresso degli Stati Uniti d’America del NIEHS in tema di PFAS è stata l’occasione per presentare i risultati di alcune ricerche in materia

Dalle sale del Congresso degli Stati Uniti ad un raduno internazionale a Zurigo, oggi scienziati, ricercatori, legislatori, politici stanno cercando di rispondere alle crescenti preoccupazioni per la salute umana derivanti da una classe di sostanze chimiche note con l’acronimo PFAS.

Le sostanze per-fluoro-alchiliche (PFAS), per le loro peculiari caratteristiche fisiche e chimiche, sono state ampiamente utilizzate dagli anni ’50 nell’industria e nel commercio e sono pertanto presenti in diversi prodotti comuni (pentole antiaderenti, indumenti idrorepellenti, tessuti e tappeti resistenti alle macchie, alcuni cosmetici, alcune schiume antincendio e prodotti resistenti a grasso, acqua e olio).

Le stesse peculiarità rendono tuttavia queste sostanze altamente persistenti e diffuse in tutti i comparti ambientali con una presenza particolarmente rilevante nel comparto idrico e ne sono ormai riconosciuti gli effetti sulla salute umana.

Gli esseri umani sono esposti ai PFAS attraverso una miriade di pratiche e prodotti. L’ingestione, in particolare attraverso l’acqua potabile, è la via di esposizione umana predominante; dopo anni di utilizzo, i PFAS sono stati infatti trovati sia nelle acque superficiali che in quelle sotterranee, causando esposizione, oltre che attraverso l’ingestione, anche per inalazione durante la doccia e per assorbimento cutaneo. I contenitori per gli alimenti, l’abbigliamento e i mobili resistenti alle macchie costituiscono altri possibili percorsi di esposizione per l’uomo.

Le attuali conoscenze relative agli effetti sulla salute umana derivano da studi condotti su animali e da indagini epidemiologiche su lavoratori e popolazioni esposte, svolti principalmente negli Stati Uniti. La ricerca condotta fino ad oggi ha rilevato associazioni tra esposizione a PFAS e specifici effetti negativi sulla salute umana; qui riportiamo gli esiti di alcune ricerche che sono stati presentati in occasione dell’audizione del National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) e del National Toxicology Program (NTP) presso il Congresso degli Stati Uniti d’America lo scorso settembre 2018.

Possibili effetti avversi sulla salute umana

  • Disfunzioni del sistema immunitario: nel 2016, il National Toxicology Program (NTP) ha concluso che il PFOA e il PFOS (due PFAS più comunemente usati e trovati nell’ambiente) sono considerati un rischio per la funzione del sistema immunitario sano negli esseri umani; l’esposizione degli adulti ai PFAS è stata anche associata ad una diminuzione nella produzione di anticorpi.
  • Cancro: i dati epidemiologici sulle associazioni tra PFAS e rischio di cancro sono limitati, gli studi condotti mostrano che le persone esposte ad alti livelli di PFAS possono avere un aumento del rischio di cancro al rene o ai testicoli, tuttavia, questi studi potrebbero non aver esaminato altri fattori come il fumo. Altre ricerche condotte su animali hanno dimostrato come PFOA e PFOS possono causare cancro al fegato, ai testicoli, al pancreas e alla tiroide. Tuttavia, alcuni scienziati ritengono che gli esseri umani potrebbero non sviluppare gli stessi tumori degli animali.
  • Sviluppo cognitivo e neurocomportamentale dei bambini: alcuni studi epidemiologici sull’uomo hanno mostrato associazioni tra alcuni PFAS ed effetti sullo sviluppo. Uno studio sull’uomo ha rilevato un’associazione tra esposizione ai PFAS durante la gravidanza e diminuzione del peso alla nascita e della circonferenza della testa, solo nei maschi. Altri studi hanno dimostrato relazioni tra esposizione prenatale a determinati PFAS (soprattutto PFOS) ed effetti neurocomportamentali come, ad esempio, abilità cognitive, sviluppo psicomotorio, disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività.
  • Disturbi endocrini: gli studi suggeriscono che l’esposizione precoce ad alcuni PFAS può contribuire allo sviluppo di malattie metaboliche, tra cui l’obesità e il diabete di tipo 2. Sebbene sia necessaria un’ulteriore conferma, i risultati di uno studio suggeriscono che l’esposizione ad alcuni PFAS durante la gravidanza possa influenzare il metabolismo dei lipidi e la tolleranza al glucosio. Sembra che alcuni PFAS possano anche influenzare il peso corporeo più avanti nella vita. La fertilità è un altro risultato correlato agli effetti endocrini: una revisione della letteratura sulle recenti prove epidemiologiche umane sull’associazione tra esposizione ad alcuni PFAS e misure di fertilità umana mostra il potenziale di effetti sulla fecondabilità femminile (cioè la probabilità di concepimento).

Dalla sommaria rassegna degli studi condotti, emerge senza dubbio come sia necessario intensificare la ricerca in questo campo; se infatti negli ultimi anni la conoscenza delle associazioni epidemiologiche è costantemente cresciuta, molte domande rimangono ancora senza risposta ed occorre migliorare la comprensione dei potenziali meccanismi e processi biologici attraverso cui i PFAS possono avere un impatto sulla salute umana. Un gruppo di oltre 50 scienziati e regolatori internazionali si è riunito nel novembre 2017 a Zurigo, in Svizzera, e ha identificato e condiviso esigenze ed obiettivi in materia di PFAS, formulando raccomandazioni per tutti coloro che svolgono ricerca, legiferano ed utilizzano tali sostanze, esortandoli a collaborare. Al termine del workshop è stato redatto un documento (così detta dichiarazione di Zurigo), che è stato anche pubblicato ad agosto scorso sulla rivista Environmental Health Perspectives.

Per approfondimenti visita anche il sito Web dell’Agenzia statunitense per le sostanze tossiche e il registro delle malattie

Testo di Maddalena Bavazzano

L’Urp Arpat in un video

L’Ufficio Relazioni con il Pubblico ARPAT ogni anno risponde alle richieste di circa 6.000 cittadini toscani e non solo. Con un video appena pubblicato guida i cittadini ad usufruire, anche in autonomia, dei diversi servizi offerti.

A seguito dell’approvazione della legge 150 del 2000, ARPAT ha costituito un Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP), organizzato dal 2008 “a rete”, con diversi operatori che condividono la gestione del numero verde e della posta elettronica, quali principali strumenti di relazione con gli utenti esterni.

ARPAT considera il lavoro dell’URP una componente fondamentale dell’attività di comunicazione e informazione dell’Agenzia, nell’interesse della collettività.

La creazione dell’URP “a rete” richiede da subito di:

  • raccogliere e catalogare le richieste di informazioni in una banca dati al fine di profilare l’utenza e i suoi principali bisogni informativi,
  • definire le modalità operative di gestione dei rapporti con il pubblico, nel rispetto del sistema di gestione ISO 9001,
  • rendere omogenee le risposte ai cittadini attraverso specifici strumenti informativi: le Faq (risposte a domande frequenti) che nascono dai quesiti dei cittadini; gli opuscoli “Chi fa cosa in Toscana”, caratterizzati da un breve testo e da un’ infografica, che forniscono le prime informazioni e orientano il cittadino verso l’ente a cui rivolgersi in caso di specifici problemi; le “Schede informative” per approfondimenti, sempre divulgativi, sui singoli temi ambientali.

Nonostante che si ritenga utile mettere a disposizione dei cittadini servizi fruibili online, rimane sempre importante il contatto diretto con gli operatori.

Per questo oggi l’URP di ARPAT svolge il suo servizio attraverso la casella di posta elettronica urp@arpat.toscana.it ed il numero verde 800 800 400, attivo per 36 ore settimanali (dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 13,00 e dal lunedì al giovedì anche dalle 14,00 alle 18,00), per circa 1.800 ore annue complessive di servizio al pubblico, rispondendo ad una media di 24 utenti al giorno, circa 6.000/anno.

Per chi vuole approfondire:

Come comunicare in modo efficace i cambiamenti climatici

I suggerimenti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici

Riscaldamento globale, impoverimento dell’ozono stratosferico, emissioni di gas serra, forcing radiativo, desertificazione, resilienza, vulnerabilità: quando si parla di cambiamenti climatici, soprattutto ad un pubblico non tecnico, non è sempre facile e si possono incontrare difficoltà a tradurre concetti tecnici e spesso complessi in messaggi comprensibili.

Partendo da questa criticità, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, ha voluto produrre una guida che definisce modi e “regole” per comunicare efficacemente questa materia al vasto pubblico. Ha quindi chiesto a Climate Outreach, uno dei massimi esperti europei in comunicazione del cambiamento climatico, di elaborare un manuale di comunicazione, scientificamente fondato e dal taglio pratico, quale strumento in mano alla comunità scientifica per coinvolgere e sensibilizzare l’opinione pubblica.

Per presentare i 6 principi è stato realizzato anche un breve video

Alla base della guida ci sono 6 principi chiave, trattati attraverso riferimenti puntuali e dettagliati, consigli pratici ed esempi applicativi:

  1. Mostrarsi sicuri nel comunicare: agire e parlare con sicurezza e sincerità aiuta ad instaurare un rapporto di fiducia con il pubblico.
  2. Parlare di cose reali e non di concetti astratti: i numeri del cambiamento climatico sono troppo distanti dall’esperienza quotidiana, è meglio iniziare la discussione sul clima partendo da esperienze comuni, usando un linguaggio chiaro ed esempi più vicini possibile al pubblico a cui ci si rivolge; evitare il “distanziamento psicologico”, ovvero la tendenza a ridurre il cambiamento climatico ad un problema che si manifesterà in un futuro lontano e colpirà soltanto chi vive in località remote.
  3. Toccare i temi su cui il pubblico è più sensibile: se si fa riferimento a valori ampiamente condivisi o argomenti di interesse locale, è più probabile che argomentazioni scientifiche vengano ascoltate; limitarsi a riportate i fatti non basta a catturare l’attenzione del pubblico ma bisogna riuscire a metterli in relazione con i valori morali di chi ci ascolta.
  4. Raccontare una storia avvincente, usando una struttura di tipo narrativo e mostrando il volto umano che sta dietro la scienza; le persone comuni sono infatti molto più abituate a scambiarsi informazioni attraverso storie che non tramite grafici e numeri, inoltre, un elemento di empatia fra scienziati e pubblico è la condivisione di qualcosa di personale al di fuori del lavoro.
  5. Concentrarsi su ciò che si sa e su cui c’è forte consenso scientifico, prima di affrontare ciò che è incerto; non si può infatti ignorare che l’incertezza è parte integrante della climatologia.
  6. Usare una comunicazione visiva di maggiore impatto; attualmente per parlare di cambiamento climatico si usa un set di immagini molto ristretto (orsi polari, calotte glaciali che si sciolgono, camini fumanti..) che rischiano di non coinvolgere il pubblico e sminuire la portata e il valore del problema. Meglio sarebbe usare immagini che raccontano, ad esempio, comportamenti che le persone possono mettere in atto, oppure “soluzioni” reali al cambiamento climatico o ancora gli effetti dei cambiamenti climatici su scala locale.

È possibile scaricare il manuale sul sito Web di Climate Outreach

Climate-Outreach-Manuale-per-gli-autori-dellIPCC

 

Testo di Maddalena Bavazzano

Ecolabel UE: successo per il seminario Arpacal e le premiazioni all’insegna del “fiore stellato”

Una festa per i ragazzi che hanno partecipato al concorso, ma soprattutto un momento di riflessione sullo stato dell’arte della diffusione in Calabria del marchio Ecolabel UE e delle prospettive future, con un occhio rivolto principalmente al settore della ricettività turistica ma anche all’acquisto di prodotti e servizi da parte delle Pubbliche Amministrazioni. E’ stato questo l’obiettivo del seminario “L’Ecolabel Europeo, tutte le facce della certificazione a garanzia del turismo sostenibile e degli acquisti pubblici verdi”, organizzato dall’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente della Calabria) con la collaborazione della Regione Calabria e dell’Ufficio Scolastico regionale, che si è tenuto questa mattina nella sala verde della Cittadella regionale a Catanzaro.

Il seminario ha rappresentato un importante momento di confronto tra diversi soggetti che, a livello nazionale e regionale, e con esperienze provenienti da altre regioni italiane, si occupano della promozione e diffusione del marchio ecologico Ecolabel UE che, come è noto, è uno strumento volontario per promuovere la qualità dei prodotti o dei servizi. Gli standard da rispettare sono definiti in modo tale da consentire la concessione del marchio solo alle aziende che garantiscono il rispetto di rigorosi criteri ambientali e prestazionali definiti su base scientifica a livello europeo. Dal punto di vista imprenditoriale l’adozione di standard ambientali verificati è un elemento competitivo, sia dal punto di vista economico che qualitativo.

A coordinare i lavori del seminario l’ing. Gabriele Alitto, dirigente del servizio del Dipartimento Ambiente della Regione che si occupa della promozione e diffusione delle certificazioni ambientali nonché di educazione ambientale.

L’architetto Orsola Reillo, dirigente generale del Dipartimento Ambiente della Regione, nell’intervenire ha sottolineato la grande attenzione della Regione per questa tematica, al punto che è stato attivato uno specifico servizio all’interno del Dipartimento. “Su tutti gli obblighi delle Amministrazioni – ha detto Reillo – ci deve essere una spinta verso questa sensibilità che vada verso il rispetto dell’ambiente”.

Il Commissario dell’Arpacal, Avv. Maria Francesca Gatto, ha illustrato il percorso che l’Agenzia sta svolgendo nel settore dei sistemi di gestione ambientale, a partire dalla Delibera giugno 2016 “Politica GPP di Arpacal”, in cui è stata anche costituito un apposito gruppo di lavoro per il perseguimento delle finalità strategiche in essa delineate; ma anche il Piano d’azione triennale con delibera del 3 Ottobre 2017 in cui è stato determinato un piano di lavoro dell’Agenzia che, annualmente, viene sottoposto a verifica ed implementazione. Tutto ciò al fine di garantire il costante adeguamento del documento alle evoluzioni normative in materia di GPP e/o l’introduzione delle azioni correttive che si rendessero necessarie in corso d’opera per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

La dr.ssa Sonia Serra, dirigente del Centro regionale Sistemi di Gestione Integrati Qualità e Ambiente dell’Arpacal, che ha illustrato nei dettagli il Piano che l’Agenzia ha stilato per promuovere, nei diversi livelli della società, il marchio Ecolabel UE, partendo dalle scolaresche, ma anche coinvolgendo la grande distribuzione organizzata, per un giungere alla sensibilizzazione delle imprese, come in questo specifico seminario.

Il dr. Riccardo Rifici, presidente del Comitato Ecolabel-Ecoaudit Italia , organismo composto da rappresentanti dei Ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico, della Salute e dell’Economia e delle Finanze e dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), nel compiacersi per la massiccia presenza di studenti accorsi a seguire il seminario, ha sapientemente accompagnato l’uditorio in tutti gli aspetti più decisivi e strategici che la Commissione Europea ha riconosciuto al marchio Ecolabel UE, anche alla luce delle diverse fenomenologie , climate change in testa, che stanno interessando questa società contemporanea.

La dr.ssa Cristiana Simari Benigno, referente del Nodo Emas Ecolabel presso Centro regionale Sistemi di Gestione Integrati Qualità e Ambiente dell’Arpacal, ha spiegato ai presenti il percorso necessario per dotarsi di un marchio Ecolabel UE, della convenienza per le imprese che decidono di conquistarne il riconoscimento, ma anche delle ultime novità normative in tema di “Acquisti Verdi” nelle Pubbliche Amministrazioni. “Nel 2017 – ha detto Simari Benigno – è entrato in vigore il D.lgs. n. 56 che ha introdotto l’obbligo di applicazione dei CAM (Criteri Ambientali Minimi) per affidamenti di qualsiasi importo (ovvero per il 100% del valore a base d’asta e non più per una sua percentuale) relativamente alle categorie di forniture e di affidamenti di servizi e lavori per i quali il Ministero dell’Ambiente ha emanato gli stessi CAM. Il medesimo Decreto, inoltre, ha sancito l’obbligo di inserire le clausole sociali nei bandi di gara per l’affidamento dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi diversi da quelli aventi natura intellettuale, con particolare riferimento a quelli relativi a contratti ad alta intensità di manodopera (es. servizi di pulizia e ristorazione). Così facendo, dal 20 maggio 2017, non si parla più semplicemente di acquisti verdi ma di acquisti “sostenibili” dal momento che il correttivo al codice dei contratti pubblici ha integrato stabilmente nelle procedure di gara la valutazione dell’aspetto sociale che, affianco all’aspetto economico ed a quello ambientale, rappresenta il terzo pilastro dello sviluppo sostenibile”.

La particolarità di questo evento seminariale sta nel fatto che siano stati invitati a relazionare anche rappresentanti di altre Arpa, precisamente del Friuli Venezia Giulia e della Sicilia, per presentare lo stato d’avanzamento dei programmi di diffusione del marchio ecologico in quelle regioni, con un parallelismo con la Calabria. Per il Friuli Venezia Giulia ha relazionato la dr.ssa Francesca Bonemazzi, di ARPA Friuli Venezia Giulia, che ha spiegato i diversi appocci, ed i diversi risultati ottenuti nella sua regione, presentando due video-testomonianze di titolari di baite di montagna, diventati agriturismi, che hanno aderito al percorso di certificazione Ecolabel UE. Il dr. Michele Fiore, di Arpa Sicilia, ha relazionato sulle ottime performance che il “fiore stellato” ha in Sicilia, portando la regione al secondo posto nazionale nella graduatoria della diffusione di Ecolabel UE nelle strutture ricettive turistiche.

La dr.ssa Simari Benigno, inoltre, insieme al dr. Andrea Muratore, ha presentato gli esiti di una ricerca statistica svolta in merito al grado di penetrazione del marchio Ecolabel UE sul territorio regionale, sia dal punto di vista dei consumatori di prodotti e servizi, e sia per le strutture ricettive turistiche. La conclusione di questa ricerca è stata chiara: gli imprenditori turistici chiedono più informazioni e conoscenza del marchio EU e più sostegno nei percorsi di avvicinamento alla concessione di questo prestigioso marchio am ecologico.

A conclusione del seminario, infine, la cerimonia di premiazione, presentata dal dr. Fabio Scavo dell’Ufficio Comunicazione Arpacal, delle scolaresche che hanno partecipato al concorso “Noi dell’Ecolabel UE” che l’Arpacal, con la collaborazione della Regione Calabria e dell’Ufficio Scolastico regionale, ha bandito a fine settembre scorso , raccogliendo la partecipazione di molti istituti scolastici. Tre le categorie in concorso: video promozionale, brochure informativa e poste scientifico-divulgativo.

I premi, gentilmente offerti dagli Istituti Riuniti di Vigilanza di rende(CS), sono quanto di più coerente con lo sviluppo e la mobilità sostenibile: tre bici pieghevoli elettriche a pedalata assistita, una per ogni categoria di premio.

Per la categoria video promozionale ha vinto la Quinta classe sezione AG dell’istituto “Panella – Vallauri” con un video su un supereroe, appunto Super Ecolabel, in grado di aiutare i cittadini sulle principali attività di vita quotidiana in cui la scelta di un marchio ecologico po’ fare bene all’ambiente, ma anche alla salute e, non ultimo, alla tasca dei consumatori.

Per la categoria brochure informativa ha vinto il Liceo “A. Volta” di Reggio Calabria con appunto una brochure chiara e semplice che, anche grazie all’uso di colori e soggetti scelti ad hoc, ha veicolato le principali informazioni sul marchio Ecolabel UE.

Per la categoria poster scientifico-divulgativo ha invece vinto la Quinta Sezione D del Liceo “G. Galilei” di Lamezia Terme che, usando anch’essa il soggetto di una eroina, ha riprodotto nel poster le principali informazioni che interessano il marchio ecologico.

La gallery qui

Una strana causa intentata da 21 cittadini USA sulla politica del clima

Pietro Greco su Micron parla della causa civile che sta per aprirsi presso una corte federale a Eugene, nell’Oregon, Stati Uniti, intentata da 21 cittadini americani contro l’Amministrazione di Washington colpevole di compromettere il futuro di vecchie e nuove generazioni con la sua politica del clima.

Quei 21 cittadini che hanno portato alla sbarra l’Amministrazione sono giovani, che pongono il problema del patto intergenerazionale: noi abbiamo il dovere di restituire ai nostri figli e nipoti il pianeta così come lo abbiamo ricevuto dai nostri padri e nonni.

Per quanto possibile. Questo è un cardine del diritto ecologico sancito in diverse assise delle Nazioni Unite, a partire dalla Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo (UNCED) tenuta a Rio de Janeiro nel 1992. Ma che qualcuno chiami un tribunale (civile) a decidere se un governo ha una precisa responsabilità a rispettare questo diritto, beh questo non è usuale.

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“Le tue scarpe al centro”, i risultati della campagna di educazione all’economia circolare

Raccolte 29.000 scarpe usate nei 230 centri di raccolta e nelle 60 manifestazioni organizzate in regione dai Ceas, società sportive e multiservizi. In Emilia-Romagna si è chiusa con un grande successo la campagna di educazione all’economia circolare Le tue scarpe al centro, promossa da Arpae in sinergia con i 14 Ceas aderenti e i gestori dei rifiuti nei diversi territori. Continua >

 

Il monitoraggio per la valutazione dei potenziali effetti dei dragaggi sull’ecosistema marino costiero

Il 28 e 29 novembre si svolgerà presso la Camera di Commercio di Livorno il seminario dal titolo “Il monitoraggio per la valutazione dei potenziali effetti dei dragaggi sull’ecosistema marino costiero. Criteri, strumenti e tecnologie a supporto”. L’evento è organizzato da ISPRA nell’ambito delle attività del Progetto SEDRIPORT, finanziato dal programma INTERREG Italia-Francia Marittimo 2014-2020.

Il workshop, incentrato sugli strumenti tecnico operativi necessari per la predisposizione e realizzazione delle attività di monitoraggio per la movimentazione dei sedimenti portuali, vedrà la partecipazione delle Autorità di Sistema Portuale, che sempre più manifestano l’esigenza di una corretta pianificazione delle operazioni di dragaggio, nonché degli Enti di controllo e della Comunità Scientifica, il cui ruolo è fornire, attraverso linee guida e manuali operativi, gli strumenti tecnico-scientifici per il controllo di eventuali fenomeni di dispersione dei sedimenti e diffusione di inquinanti, in un’ottica di protezione delle acque portuali e delle matrici ambientali potenzialmente coinvolte.

La sessione del 28 novembre sarà organizzata in collaborazione con l’8° edizione delle Giornate di Studio “Ricerca e applicazione di metodologie ecotossicologiche”, che si svolgerà nei giorni precedenti. Nel corso del pomeriggio verranno trattati alcuni casi studio relativi al ruolo dell’ecotossicologia nel monitoraggio degli ambienti marini e di transizione e presentati esempi di gestione integrata dei sedimenti.

I lavori proseguiranno la mattina del 29 novembre e spazieranno dalla normativa di settore, agli approfondimenti metodologici a cura di rappresentanti delle Università, del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale e di società di dragaggio.

La partecipazione alle due sessioni del 28 e del 29 novembre è gratuita previa registrazione.

Per eventuali informazioni si prega di contattare la segreteria organizzativa: simona.macchia@isprambiente.it
mariaelena.piccione@isprambiente.it

programma_sedriport

Programma

Scheda di registrazione 28 novembre

Scheda di registrazione 29 novembre

Serr 2018: l’Appa Bolzano partecipa con due azioni

In occasione della settimana europea per la riduzione dei rifiuti (Serr), in programma in tutta Europa dal 17 al 25 novembre, l’Appa Bolzano partecipa all’evento con due proprie iniziative: uno spot radio e un video su YouTube.

Focus della settimana europea per la riduzione dei rifiuti 2018 è “Prevenire, gestire e ridurre i rifiuti pericolosi”. Per rifiuto pericoloso si intende un rifiuto che al suo interno contiene proprietà nocive per l’ambiente: tali sostanze si possono trovare in molti prodotti in ambiente domestico quali cosmetici, batterie, vernici, pesticidi, lampadine e rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche RAEE. Questi rifiuti rappresentano più di altri un rischio per l’ambiente e la salute umana. Per sensibilizzare I cittadini ad uno smaltimento corretto dei rifiuti pericolosi domestici, quali le batterie, l’Appa Bolzano ha realizzato uno spot radiofonico che può essere ascoltato anche sul canale ufficiale Soundcloud della Provincia di Bolzano.

Consumare consapevolmente, smaltire correttamente! Per il bene del nostro ambiente!


Spot radiofonico realizzato da BCool-Comunicare-Oltre Bolzano, su incarico dell’Appa Bolzano (immagine: focus tematico 2018, prevenzione dei rifiuti pericolosi, www.ewwr.eu/it/communication )

Dalla riduzione dei rifiuti al risanamento delle discariche. L’Appa Bolzano attenta ad una gestione dei rifiuti complessiva e sostenibile.


Video realizzato da GNews su incarico dell’Appa Bolzano

Maggiori informazioni sul risanamento delle discariche in Alto Adige: