A Napoli lavori in corso per ridurre il traffico

Nei prossimi anni la metropolitana di Napoli raggiungerà l’aeroporto e verrà inaugurata la linea 6. Sono alcune delle novità in tema di mobilità sostenibile raccontate dall’assessore Mario Calabrese, che abbiamo intervistato.

Nel corso di un convegno che si è tenuto a fine giugno alla Stazione marittima, il sindaco Luigi de Magistris ha parlato di Napoli come “città della mobilità sostenibile”. Cosa significa in concreto? Abbiamo chiesto a Mario Calabrese, assessore competente per materia, di raccontarci alcune delle principali novità in arrivo, in tema di trasporti nel capoluogo campano. L’occasione è offerta dalla Settimana europea della mobilità sostenibile, in programma dal 16 al 22 settembre.

Professore, a che punto è l’approvazione del Pums, il Piano urbano della mobilità sostenibile?
«Il cosiddetto “livello direttore” del Piano, che contiene gli obiettivi strategici e le azioni necessarie, è stato approvato due anni fa dalla Giunta dopo una fase di concertazione e condivisione tra tecnici pianificatori, decisori e portatori di interesse. Poi si è aperto un ulteriore iter che comprende, tra l’altro, la valutazione ambientale strategica. Il documento deve infine essere sottoposto a un’ulteriore fase di concertazione ai fini dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio comunale. L’obiettivo è di chiudere tutto entro il 2019».

La nuova stazione “Duomo” della metropolitana di Napoli, progettata da Massimiliano Fuksas

Qual è la filosofia alla base del Piano?
«C’è molta attenzione per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Il cardine del sistema sarà il trasporto collettivo e sarà sempre più incentivata la mobilità ciclo-pedonale e la shared mobility, la mobilità condivisa. La città poi dovrà estendere l’esperienza che si sta facendo con le stazioni della metropolitana, stazioni non solo funzionali ma anche belle. Con questa esperienza si è dimostrato che un sistema di trasporto bello non solo attrae un maggior numero di utenti, ma è anche un elemento di riqualificazione del territorio, di valorizzazione dell’immagine della città. Questo concetto andrà esteso, oltre alle stazioni di nuova costruzione, anche ai nostri parcheggi, alla riqualificazione delle nostre strade. In altre parole si partirà dall’ “a-b-c”, ossia da una mobilità attiva, condivisa e bella».

Nell’ultimo Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, curato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, la terza città d’Italia risulta indietro su molti indicatori del trasporto pubblico locale: per dirne una, Milano conta 68 convogli di metropolitana ogni 100mila abitanti, Napoli appena 5.
«È vero, su questo indicatore il confronto è impietoso. Ma bisognerebbe considerare anche i contributi che le Regioni destinano al trasporto locale, di diversa entità nelle due realtà. Ad ogni modo, a Napoli si sta lavorando per intensificare ed estendere il servizio offerto dalla metropolitana. Sono stati acquistati dodici nuovi elettrotreni a sei carrozze, che dovrebbero entrare in esercizio tra la fine del 2019 e il 2020. I tempi di attesa della linea 1, attualmente anche superiori ai dieci minuti, tenderanno a dimezzarsi: un passo avanti notevole».

L’assessore alla Mobilità del Comune di Napoli Mario Calabrese

Come si sta estendendo la rete su ferro?
«Si prevede che entro l’anno prossimo entreranno in esercizio le nuove stazioni Duomo e Centro direzionale. Entro il 2023, con il completamento delle stazioni Poggioreale, Tribunale e Capodichino, la linea 1 arriverà all’aeroporto. Così Napoli avrà porto, stazione centrale e aeroporto collegati dalla stessa linea su ferro: un caso più unico che raro in Europa. È stato poi definito il programma per chiudere l’anello della linea 1, con il prolungamento da Capodichino a Piscinola. Altra novità storica, nel 2019 entrerà in funzione la linea 6, prima da Fuorigrotta a piazza San Pasquale, poi nel 2020 fino a piazza Municipio».

La città ha la capacità operativa per gestire queste novità?
«Si pone senz’altro il problema di adeguare l’Anm con un incremento di personale in grado di condurre i mezzi. Non solo per i nuovi treni, ma anche per i nuovi autobus: si pensi che entro pochi mesi avremo a disposizione 56 nuovi autobus acquistati grazie ai fondi del PON Metro 2014-2020. Con l’avvio della linea 6, poi, auspichiamo contributi finanziari ulteriori da parte della Regione. Il bacino di utenza che gravita su Napoli, come evidenziato dagli studi condotti dall’Università di Milano Bicocca, si estende fino al basso Lazio. Ogni giorno sono circa 400mila gli utenti che, per motivi di studio e lavoro, entrano in città. È come se ogni giorno il triplo dell’intera città di Salerno si spostasse a Napoli».

La nuova stazione della metropolitana a Capodichino progettata da Richard Rogers

Tra i capoluoghi di provincia, Napoli ha il record di automobili classificate come “euro 0”, quasi il 30% di tutte quelle intestate ai privati: un parco auto obsoleto, che incide negativamente sulla qualità dell’aria. Si ha una stima di quanto le imminenti novità potrebbero ridurre il traffico cittadino?
«Oggi circa il 42% degli spostamenti che interessano la città sono effettuati utilizzando l’automobile. Nel 2001 la percentuale era del 44%. In termini assoluti stiamo parlando di una riduzione di circa 45mila spostamenti-giorno che non vengono più fatti con l’auto. Il rapporto Inrix Traffic Scorecard 2017, confrontando le misure del livello di congestione del traffico, rivela che nella città di Napoli si è registrata una significativa riduzione del tempo perso nel traffico. Il capoluogo campano, infatti, migliora dal 2015 al 2016, a livello mondiale, di circa 20 posizioni. Inrix attribuisce questa riduzione della congestione alla crescita della rete metropolitana. Con l’apertura delle prossime stazioni il fenomeno non potrà che migliorare».

In futuro si potrà parlare di Napoli come modello per la mobilità sostenibile?
«Questo al momento resta un auspicio. C’è ancora molto da lavorare, anche perché, per noti problemi finanziari, per molti anni si è potuto investire poco, se non sull’ampliamento delle reti. La direzione però è quella giusta».

Luigi Mosca – Arpa Campania
l.mosca@arpacampania.it

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