All’Italia serve un approccio sistemico alla sostenibilità

Il rapporto Asvis fotografa la situazione dell’Italia rispetto agli obiettivi Onu e alla Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Occorrono interventi urgenti e impegni futuri per assicurare equità e sostenibilità del benessere e migliorare la performance complessiva del sistema Italia. L’articolo in Ecoscienza 5/2017.

Il 25 settembre 2015 l’Assemblea generale delle Nazioni unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: uno straordinario impegno comune dei paesi di portare il mondo sul sentiero della sostenibilità, attraverso 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, Sdg) e 169 relativi target da raggiungere entro il 2030.
Con l’adozione dell’Agenda 2030, non solo è stato espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, ma si è affermata una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo (economica, sociale e ambientale). E poiché le tre dimensioni dello sviluppo sono strettamente correlate tra loro, ciascun obiettivo non può essere considerato in maniera indipendente, ma deve essere perseguito sulla base di un approccio sistemico.
Inoltre, con la nuova Agenda tutti i paesi, settori (governi, imprese, società civile) e persone sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero di sostenibilità: “It is an Agenda of the people, by the people, and for the people. […] The future of humanity and our planet lies in our hands1 .
Ecco perché è necessario adottare un nuovo approccio inclusivo in grado di coinvolgere tutte le componenti della società e disegnare processi decisionali e attuativi aperti e partecipati.

Sulla base di queste considerazioni, l’Italia si è attivata per porre la sostenibilità al centro delle proprie politiche, coinvolgendo la società civile e mettendo in rete i differenti settori. La principale iniziativa sul tema è rappresentata dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis), nata nel febbraio del 2016, che riunendo attualmente oltre 180 tra le più importanti istituzioni e reti della società civile ha l’obiettivo di far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni, la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per il futuro dell’Italia e per diffondere nel paese la cultura della sostenibilità.

Asvis ha contribuito attivamente alla definizione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, elaborata grazie al lavoro del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm) in collaborazione con la società civile e presentata nel luglio del 2017 al High-Level Political Forum, l’incontro annuale dell’Onu per la valutazione dei progressi compiuti rispetto agli Sdg a cui ha partecipato anche l’Asvis in rappresentanza della società civile italiana. Nonostante vada ancora completata e dettagliata, la Strategia, che abbraccia l’intero spettro degli Sdg e che verrà realizzata sotto la diretta responsabilità della Presidenza del Consiglio dei ministri e con un coinvolgimento continuo della società civile, rappresenta un traguardo importante per l’Italia.

Nell’ultimo anno si sono registrati molti altri passi in avanti, dai progressi rispetto ai singoli obiettivi alla nascita del primo Festival dello sviluppo sostenibile, dal nuovo piano per l’educazione alla sostenibilità, all’impegno delle imprese e dei sindaci delle città metropolitane a mettere l’Agenda 2030 al centro delle loro azioni. Tuttavia, permangono alcuni gravi ritardi rispetto agli Sdg, soprattutto nell’adozione di strategie fondamentali per il futuro del paese, da quella energetica a quella per la lotta ai cambiamenti climatici.
A che punto si trova, dunque, oggi l’Italia e come può il nostro paese mettere in campo politiche tanto efficaci da superare i ritardi esistenti?

All’Italia serve un cambio di passo
Il rapporto Asvis 2017, realizzato grazie al contributo dei suoi aderenti, presenta l’attuale posizione dell’Italia rispetto agli Sdg, anche grazie all’uso di innovativi indicatori sintetici e strumenti analitici, e disegna scenari per l’evoluzione del nostro paese al 2030 in base alle diverse politiche adottate. Il rapporto contiene anche una valutazione degli interventi attuati dal governo nel corso dell’ultimo anno in campo economico, sociale e ambientale, e propone le politiche da intraprendere nei prossimi mesi e anni per portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile.
Secondo gli indicatori compositi presentati nel rapporto, alcuni obiettivi hanno registrato un sensibile peggioramento nel corso degli ultimi anni (quelli relativi a povertà, gestione delle acque, disuguaglianze ed ecosistema terrestre). Inoltre, le distanze dagli altri paesi europei restano molto ampie, per non parlare delle forti disuguaglianze territoriali, socio-economiche e di genere presenti in Italia, in evidente contrasto con il motto dell’Agenda 2030 “che nessuno resti indietro”.

Infine, molti dei provvedimenti presi negli ultimi dodici mesi, pur andando nella giusta direzione, non sembrano in grado di assicurare il raggiungimento degli Sdg e di rispettare gli impegni internazionali presi dall’Italia (come quelli sulla povertà, sulla riduzione delle emissioni e sulla qualità degli ecosistemi), non essendo inseriti in una visione sistemica. Trent’anni anni fa il rapporto Brundtland evidenziava la necessità di superare i confini del proprio settore per tenere in considerazione le ripercussioni delle proprie azioni sulle altre aree e l’importanza di non lavorare in silos: “Sectoral organizations tend to pursue sectoral objectives and to treat their impacts on other sectors as side effects, taken into account only if compelled to do so. […] Sustainable development requires such fragmentation be overcome2 . Come allora, oggi risulta fondamentale rispettare l’interdipendenza dei settori, se si vuole accogliere la sfida della complessità dell’Agenda 2030 (figura 1).

Così il rapporto presenta diversi scenari calcolati al 2030 utilizzando un modello di equilibrio economico generale che indica come le politiche business as usual non siano in grado di migliorare in modo significativo il benessere, l’equità e la sostenibilità del “Sistema Italia” che, anzi, potrebbe peggiorare il proprio posizionamento rispetto ai partner europei; al contrario, l’adozione di un insieme sistemico di politiche economiche, sociali e ambientali migliorerebbe sensibilmente la performance complessiva del Paese, anche se tale insieme deve essere accompagnato da specifici interventi in settori fondamentali, come quello della qualità dell’acqua e degli ecosistemi, anche per fronteggiare gli effetti negativi del cambiamento climatico (tabella 1).

In particolare, tra i possibili interventi si segnala che nei prossimi mesi, cioè nell’ambito della legislatura in corso, è necessario:
– completare l’iter di approvazione di leggi (consumo di suolo, gestione delle acque ecc.) e di strategie (energetica, economia circolare, lotta ai cambiamenti climatici) cruciali per il futuro del paese
– dettagliare la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, anche in termini quantitativi, e rendere operativa la sua governance
– adottare provvedimenti urgenti per accelerare il passo verso il raggiungimento dei 22 target che prevedono una scadenza al 2020
– predisporre “linee guida” per le amministrazioni pubbliche affinché esse applichino standard ambientali e organizzativi che contribuiscano al raggiungimento degli Sdg.

A partire dalla nuova legislatura, è indispensabile accelerare il cambiamento culturale nelle classi dirigenti e nell’opinione pubblica a favore di una visione “sistemica” dello sviluppo, in grado di assicurare equità e sostenibilità del benessere, sfruttando le sinergie che l’interazione favorevole di politiche settoriali può generare. Infine, si ritiene indispensabile dotare il paese di ulteriori strumenti “sistemici”, come un’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile.

Enrico Giovannini1 , Flavia Belladonna2
Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis)
1. Portavoce 2. Segretariato

UN, 2015, Transforming Our World: The 2030 Agenda for Sustainable Development, p. 14.

World Commission on Environment and Development, 1987, Our common future.

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