Andamento della balneabilità in Campania a maggio

Sforamenti “occasionali” in acque in precedenza balneabili. Ma i valori sono quasi tutti rientrati nei limiti con i controlli supplementari. L’esperimento di Atrani (Salerno), che adotta un sistema di allerta.

Dal primo maggio è ufficialmente iniziata la stagione balneare in Campania. Sono circa il 7% su un totale di 403 i prelievi Arpac di acque di balneazione che a maggio hanno superato i limiti di legge per quanto riguarda i parametri microbiologici (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) che determinano la balneabilità delle acque.

Alcuni di questi riguardano acque già vietate alla balneazione perché risultate “scarse” all’ultima classificazione (Delibera di Giunta regionale n. 779 del 12 dicembre 2017), cioè “Villaggio agricolo” a Castelvolturno in provincia di Caserta, “Villa Comunale” ed “Ex Cartiera” a Castellammare di Stabia, “Lido di Licola” a Pozzuoli, “San Giovanni a Teduccio” e “Pietrarsa” a Napoli e in provincia di Salerno “Spineta Nuova” nel comune di Battipaglia.

Altri sforamenti hanno invece richiesto nuovi stop temporanei alla balneazione, in acque classificate come “sufficienti”, “buone” o “eccellenti”. Nuovi divieti di balneazione hanno interessato a maggio, in provincia di Caserta, il comune di Sessa Aurunca per l’acqua denominata “Nord macchine vecchie”; per la provincia di Napoli, il comune di Pozzuoli per le acque denominate “Arcofelice” e “Area Industriale” e quello di Ercolano per l’acqua “La Favorita”. Per la provincia di Salerno i nuovi divieti temporanei di balneazione hanno riguardato Furore (“Le Porpore”), Montecorice (“Ripe Rosse”), Agropoli (“Torre San Marco”), Ravello (“Spiaggia Marmorata”). In tutti questi casi i controlli supplementari hanno poi dato riscontro favorevole, per cui è stato rimosso il divieto temporaneo di balneazione.

Il faro di Punta Carena ad Anacapri, fotografato dal battello Helios dell’Arpa Campania

A maggio risulta poi recuperata la balneabilità di altre acque di qualità “sufficiente”, “buona” o “eccellente”, che erano state temporaneamente vietate ad aprile a seguito di sforamenti. Si tratta delle acque etichettate come “Lungomare Caracciolo” (a Napoli), “Collettore di Cuma” (Pozzuoli), “via Squalo” (Giugliano), “Ex bagno Rex e Spiaggia lato Villa del Boeuf” (Portici), “Rose Rosse e Nord Agnena” (Mondragone, in provincia di Caserta), “Est Fiume Irno” (Salerno), “Marina di Vietri – Secondo tratto” (Vietri sul mare), “Nord Foce Sele” (Eboli), “Nord Foce Alento” (Casalvelino, in provincia di Salerno) e Ponte di Ferro (Capaccio-Paestum).

Quasi tutti gli sforamenti registrati in acque di balneazione di qualità “sufficiente”, “buona” o “eccellente” possono essere visti, insomma, come casi di inquinamento dettati da cause “occasionali”. A Capaccio, ad esempio, il Comune ha rimosso l’ostruzione di un canale. Gli sforamenti in corrispondenza del Lungomare Caracciolo sono probabilmente dipesi dalla contaminazione dell’acqua di un rivolo che attraverso una galleria sfocia sulla sabbia e poi a mare. I prelievi delle acque di questo rivolo hanno dato esiti favorevoli agli ultimi controlli, così come quelli delle corrispondenti acque di balneazione.

Per il tratto di costa “Testene”, ad Agropoli, è invece confermato il divieto di balneazione. Questo tratto, classificato come “eccellente”, era già stato interdetto ad aprile a seguito di esiti analitici sfavorevoli. Probabilmente questi sforamenti dipendono dal malfunzionamento di un impianto di depurazione dei reflui urbani, del tipo biologico a fanghi attivi, impianto che da aprile a settembre recapita in una condotta sottomarina. In alternativa, si possono ipotizzare danni alla condotta.

L’isola azzurra: le acque di Cala del Rio ad Anacapri fotografate da Arpac nel corso delle attività di monitoraggio

Un caso particolarmente positivo riguarda le acque di Atrani, in Costiera amalfitana, dichiarate di qualità scarsa nella classificazione 2018. In questo caso si è potuto procedere al ripristino della balneabilità, come prevede la normativa, perché le misure di risanamento messe in atto dal Comune, debitamente documentate, sono risultate efficaci a fronte del riscontro analitico favorevole dei prelievi finora eseguiti. Perciò questo tratto di costa è stato recentemente riaperto ai bagnanti e definito “di nuova classificazione” fino al completamento del set di dati utili per l’attribuzione della specifica classe di qualità.

In questo caso, il rischio di contaminazione delle acque di balneazione è legato a eventi di piogge abbondanti che portano il sistema fognario a situazioni di “troppo pieno”, con conseguente sversamento di reflui nel torrente Dragone e di qui a mare. Il sindaco di Atrani, oltre ad assicurare l’ordinaria e accurata ispezione e pulizia della stazione di trattamento primario del sistema fognario e della camera di carico della condotta, ha istituito un’apposita procedura di allerta, simile alla “procedura di allerta meteo” contenuta nel Piano di protezione civile comunale. La procedura consisterà in un attento monitoraggio del sistema fognario di Atrani, soprattutto dei “punti critici di sfioro di emergenza”. In caso di previsioni di abbondanti piogge, il sindaco emanerà un’ordinanza di divieto di balneazione e nello stesso tempo richiederà alla Regione la sospensione dei prelievi Arpac fino alla conclusione dello stato di allerta.

Muchi nel Golfo di Napoli, dovuti probabilmente a sviluppo di fitoplancton.

La qualità delle acque costiere non dipende però solo dalla gestione dei reflui. Con il rialzo delle temperature e l’aumento del fotoperiodo si è verificato un incremento dello sviluppo di fitoplancton, spesso causa di colorazioni anomale e diminuzione di trasparenza delle acque, con occasionali formazioni di schiume. Questo fenomeno, di origine naturale, è stato osservato con maggiore frequenza lungo la Costiera amalfitana (Positano, Furore, Amalfi e Maiori). In questi casi Arpac ha svolto ulteriori indagini analitiche sulle caratteristiche dell’acqua (rilevazioni di tensioattivi, idrocarburi e fitoplancton) e inoltre sopralluoghi ad hoc. Le analisi qualiquantitative conseguenziali non hanno rilevato in nessun caso presenza di fioriture fitoplanctoniche potenzialmente tossiche.

Lucio De Maio, Emma Lionetti, Luigi Mosca
Arpa Campania – l.demaio@arpacampania.it

Foto di Fabiana Liguori

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