Aree degradate: i sopralluoghi di Arpacal

L’omicidio di Soumaila Sacko nelle campagne della piana di Gioia Tauro ha riportato all’attenzione dei media nazionali le condizioni di degrado in cui si trovano a vivere le migliaia di immigrati che si trovano nel campo d’accoglienza di San Ferdinando.

Il campo d’accoglienza è sorto nel 2010 sulle ceneri di un ghetto precedentemente distrutto, ed in diversi quartieri dormitorio dell’area.

Il problema non interessa solo l’ordine pubblico ma, evidentemente, l’igiene e la salubrità ambientale di quei luoghi che per diverso tempo, a volte anni, sono stati in una situazione di degrado molto preoccupante; criticità che la Prefettura di Reggio Calabria in tutti i casi ha affrontato di petto non solo provvedendo, ove il caso, a sgomberare i ghetti, ma anche provvedendo al loro ritorno alla normale fruibilità strutturale e ambientale.

E’ in questa fase del procedimento di “normalizzazione” dei siti che viene chiamato in causa il Dipartimento provinciale di Reggio Calabria dell’Arpacal  che, attraverso i suoi servizi tematici Aria e Suolo e rifiuti, è intervenuto diverse volte per monitorare lo stato dell’ambiente in quei luoghi e prescrivere le azioni migliori per recuperare la loro fruibilità.

E’ di questi giorni, infatti,  l’intervento dei tecnici Arpacal nell’area dell’ex caserma Duca D’Aosta di Reggio Calabria, formalmente di proprietà del Demanio ma da anni oggetto di un progressivo e preoccupante degrado, con occupazioni abusive. Non appena la Prefettura, come è stato anche per il caso di San Ferdinando, ha chiamato in causa l’Arpacal, ecco che il Servizio tematico Suolo e rifiuti è intervenuto per fornire il proprio supporto tecnico per l’individuazione delle misure migliori per procedere alla bonifica dei luoghi.

Il 25 maggio scorso, infatti, il dirigente del Servizio tematico Suolo e rifiuti, Angela Cardile, affiancata dal funzionario Rossella Grasso, insieme al personale dell’Agenzia del Demanio, e facendo seguito alle riunioni svoltesi presso la Prefettura di Reggio Calabria, si sono recati sul sito per verificare lo stato dei luoghi.

Il personale Arpacal ha rilevato sull’area attenzionata la presenza, in parte su aree pavimentate/asfaltate e in parte su terreno nudo, di rifiuti classificabili a vista, quali ingombranti e carcasse d’auto, e rifiuti non classificabili a vista perché eterogenei o combusti e/o parzialmente combusti nonché rifiuti derivanti dall’attività di demolizione, “il cui accumulo – relazionano i tecnici – sembrerebbe non occasionale ma ripetuto e l’abbandono non temporaneo ma definitivo; tale situazione, che determina un degrado anche tendenziale dello stato dei luoghi, può ben attagliarsi alla condotta di discarica abusiva”.

Tenendo conto di quanto visivamente osservato, documentato con rilievi fotografici, il Servizio Suolo e rifiuti dell’Arpacal di Reggio Calabria ha fatto presente che “dall’area, una volta sgomberata, sarà necessario, al fine di attuare le misure necessarie di prevenzione, pulire la superficie di sedime con materiali idonei a rimuovere sostanze potenzialmente contaminanti o dannose nel caso di aree asfaltate/pavimentate, mentre nel caso di terreno parzialmente o totalmente nudo asportare almeno i primi 10/15 cm di suolo che andranno gestiti come rifiuti con il codice CER 19 13 01* oppure 19 13 02, previa caratterizzazione. In riferimento alla rimozione dei rifiuti non classificabili a vista questi dovranno esser rimossi e trasportati presso un impianto di gestione di rifiuti autorizzato, dove, considerata la natura e la provenienza gli stessi saranno sottoposti ad operazioni di selezione, classificazione a vista ed eventuale campionamento e caratterizzazione analitica per il successivo avvio ad operazioni di smaltimento”.

Ai soli fini della rimozione e del successivo trasporto – riferisce il Servizio Suolo e rifiuti – a tali rifiuti può esser attribuito il codice CER 2003 01 (rifiuti urbani non differenziati), mentre ai rifiuti combusti rinvenuti potrà esser attribuito il codice CER 20 03 99 (Rifiuti urbani non specificati altrimenti) specificando sul formulario di identificazione dei rifiuti che trattasi di rifiuti combusti.

Inoltre, si ritiene necessario, successivamente – concludono i tecnici Arpacal – campionare e caratterizzare il top soil sottostante (20 cm di profondità) e nel caso in cui gli esiti delle indagini analitiche effettuate evidenzino il superamento, anche per un solo parametro, delle Concentrazioni di Soglia di Contaminazione (CSC) di cui alla Tabella I dell’Allegato 5 alla parte IV Titolo V del D.lgs. 152106, in funzione della destinazione d’uso, dovranno essere avviate le procedure per la caratterizzazione dell’area di cui all’art.242 del D.lgs. 152106 e s.m.i.”.

2 commenti su “Aree degradate: i sopralluoghi di Arpacal”

  1. Per favore, salviamo la lingua italiana! Non si usi quell’orripilante verbo “attenzionare”. Si usi il dizionario e si scopra la lussureggiante varietà lessicale della nostra bella lingua. grazaie.

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