Carabinieri e Forestale specializzati per l’ambiente

L’accorpamento del Corpo forestale dello Stato (Cfs) all’Arma dei Carabinieri rappresenta la volontà del governo e del parlamento di potenziare e adeguare alle sfide in campo il dispositivo dedicato alla prevenzione e alla repressione di tutti gli illeciti idonei a produrre un pericolo o un effettivo danno all’ambiente. Il contributo di Tullio Del Sette, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, su Ecoscienza 4/2016.

Durante la Conferenza della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (Wced) del 1987, il primo ministro norvegese Gro Harlem Brundtland, rese noto il documento, universalmente noto come Our Common Future. Di lì l’incipit di un nuovo approccio ai problemi ambientali, con l’introduzione del concetto dello sviluppo sostenibile, di uno sviluppo che, cioè, “soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Cinque anni dopo, nel 1992, il peggioramento delle condizioni ambientali del pianeta, indusse l’organizzazione, a Rio de Janeiro, della prima Conferenza mondiale sullo stato dell’ambiente (il Summit della Terra).
 Un evento di straordinaria importanza sul piano politico e mediatico, cui partecipano 172 Governi e oltre 2.400 rappresentanti di organizzazioni non governative, che certo favorì nuove scelte politiche e di sviluppo maggiormente attente alla tutela dell’ambiente.

Ancora cinque anni e l’accresciuta consapevolezza della necessità di intervenire in modo determinato nella risoluzione dei problemi ambientali condusse, nel dicembre 1997, alla redazione del Protocollo di Kyoto, un trattato internazionale con il quale la gran parte dei Governi si dimostrava consapevole dell’imprescindibile necessità strategica di preservare l’ambiente.

Tutela dell’ambiente, una nuova prospettiva globale
Venendo ai nostri giorni, nel dicembre 2015, si è tenuta a Parigi la Conferenza sui cambiamenti climatici (COP 21) con l’obiettivo, in parte raggiunto, di concludere, per la prima volta dopo oltre 20 anni di iniziative e mediazioni dell’Onu, un accordo volontario e universale sul clima.

In questa sequenza si è inserita lo stesso anno 2015, con vibrante autorevolezza, la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, dedicata alla salvaguardia della “casa comune”, che ha ribaltato la prospettiva con la quale la Chiesa chiama l’uomo a guardare alle risorse naturali. Infine, la cerimonia inaugurale della XXXI Olimpiade di Rio de Janeiro, incentrata proprio sulla salvaguardia della natura è la più recente testimonianza di come ormai sia richiesto a gran
voce un passaggio epocale: superare 
la preoccupazione per l’ambiente e cominciare a occuparsi di ambiente, con un approccio mediato tra deep ecology e antropocentrismo. Una mediazione che punti a riconoscere che il nostro essere umani, nel senso più profondo, non può essere separato dalla terra da cui tutti dipendiamo e che il suo utilizzo deve essere responsabile, sostenibile e compatibile.

Si tratta di una nuova prospettiva
 che richiede di intervenire a livello internazionale, in modo sistemico e deciso, con il duplice scopo di sviluppare un contrasto realmente efficace dello sfruttamento illegale delle risorse naturali e di creare le condizioni più adeguate perché le società possano costruire il futuro in un contesto di legalità ambientale.

Il Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri nel progetto di riordino delle Forze di polizia
Questo nuovo approccio, all’evidenza, interessa anche l’Italia, la cui straordinaria ricchezza in termini di biodiversità, qualità paesaggistica e valore ambientale, le impone di essere particolarmente attenta ai problemi della difesa e della conservazione della Natura. È, pertanto, in questo clima di rinnovamento culturale che va collocato anche l’accorpamento del Corpo forestale dello Stato (Cfs) all’Arma dei Carabinieri, espressione della volontà governativa e parlamentare di potenziare e apprestare al futuro 
il dispositivo dedicato alla sicurezza ambientale e, cioè, alla prevenzione e alla repressione di tutti gli illeciti idonei a produrre un pericolo o un effettivo danno all’ambiente.

Nessun dubbio sul fatto che il Cfs
 avesse assunto un ruolo strategico 
quale Forza di polizia specializzata
 nella difesa del patrimonio forestale ,
del paesaggio e dell’ecosistema, avendo assolto con efficienza ed efficacia, grazie alla passione e alla preparazione tecnico- scientifica unanimemente riconosciute agli appartenenti al Corpo, i compiti istituzionali attribuiti a esso da norme nazionali e internazionali.
  E però le nuove sfide che a livello nazionale e internazionale andavano delineandosi hanno indotto una riflessione sul come l’attuale sistema avrebbe potuto evolversi per meglio rispondere a tali nuove sollecitazioni.

Con la riforma prevista dalla legge 124/2015 e dal discendente decreto legislativo, la specializzazione, la competenza e le professionalità del personale del Cfs possono essere ulteriormente sviluppate attraverso
 una riorganizzazione che, evitando duplicazioni, le inserisca in una struttura possente e organizzata, in grado anche di liberare gran parte delle risorse prima impegnate in attività non operative. È proprio questa la prospettiva della riorganizzazione del Cfs nell’Arma dei Carabinieri, nell’ambito di un più ampio progetto di riordino delle Forze di polizia e delle loro competenze con il fine di una maggiore razionalizzazione delle funzioni di sicurezza.

La capillare presenza fornita dalle migliaia di presidi territoriali, la pluridecennale competenza in materia ambientale, la prossimità alle comunità sono affinità importanti in virtù delle quali la scelta di riorganizzare il Cfs nell’Arma dei Carabinieri è apparsa la più appropriata ed efficace.
L’Arma dei Carabinieri, infatti, Forza
 di polizia a competenza generale diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale, ha costituito da decenni reparti di specialità che le hanno consentito 
di maturare una specifica sensibilità
 nella difesa della salute e degli alimenti, del paesaggio naturale e culturale, dell’ambiente, in coerenza con quel senso di protezione della gente comune a iniziare dalle fasce più deboli che è tratto distintivo dell’Istituzione.
La prossimità, oggi principio di ispirazione dell’attività di tutte le Forze di polizia, ha da sempre rappresentato il modo d’essere connaturato alla figura del Carabiniere e del Forestale, per loro cultura, formazione ed esperienza quotidiana vicini alle persone e attenti alla loro qualità di vita.

La riorganizzazione del Cfs nell’Arma dei Carabinieri assume, così, un’identità strategica e conferisce alla difesa dell’ambiente una centralità sostenuta dall’azione sinergica tra le due istituzioni. Non solo prevenzione e repressione dei reati ambientali e agroalimentari – che rimangono prioritarie – ma anche sviluppo di iniziative finalizzate al consolidamento di una rinnovata cultura ambientale, dirette soprattutto alla disseminazione e al sostegno di nuovi modelli di crescita sostenibile.

L’Italia, con questo processo riformatore, risponde in modo reattivo ed efficace alle minacce e alle aggressioni del crimine ambientale, considerato per pericolosità, allarme sociale e giro d’affari, tra i più virulenti del nostro tempo.
È uno storico segnale di consapevolezza e stabilità perché – così come avviene negli ecosistemi più evoluti e complessi, omeostatici e resilienti, capaci cioè di mantenere le proprie caratteristiche principali reagendo positivamente alle nuove possibili situazioni di crisi – il nostro paese dimostra una straordinaria capacità di investire sul futuro, ben potendo fidare sul senso di responsabilità e sullo spirito di servizio di servitori dello Stato integri, preparati e motivati, che dalla riforma non potranno che trarre benefici sul piano professionale, conservando intatte le loro aspettative 
e condizioni di vita e di lavoro in una grande organizzazione di polizia non seconda a nessuno nella vicinanza e nel concreto sostegno ai propri appartenenti.

Gen. C.A. Tullio Del Sette
Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri

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