Carta della natura della Campania: una regione fragile

Di recente Ispra e Arpac hanno per la prima volta completato la cartografia degli habitat per tutto il territorio regionale. Individuati 106 diversi tipi di ecosistemi, evidenziate le aree a rischio.

Con il completamento della Carta della natura su tutto il territorio regionale, la Campania è una delle tredici regioni italiane che si sono dotate di questo prezioso strumento, utile per la pianificazione territoriale e per le valutazioni ambientali. I risultati di questo lavoro, condotto in sinergia da Ispra e da Arpa Campania, sono stati presentati lo scorso 20 aprile a Napoli, nel corso di un convegno a cui ha partecipato anche il direttore generale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Alessandro Bratti. Inoltre Carta della natura sarà oggetto di un altro appuntamento in programma ad Avellino il prossimo 25 maggio.

Per la prima volta, è a disposizione di cittadini e istituzioni una cartografia completa degli habitat naturali, seminaturali e antropici dell’intera Campania, consultabile sul sito web Ispra. Sono circa 13.600 i chilometri quadrati inclusi nella Carta, l’intera estensione della regione. I poligoni in cui è stata divisa la Campania sono circa 42.700: ogni poligono rappresenta una porzione di territorio omogenea dal punto di vista naturalistico e distinguibile da quelle circostanti, caratterizzata da uno dei tipi di habitat della classificazione CORINE Biotopes.

Con questo sistema sono stati individuati in Campania 106 diversi tipi di habitat, che spaziano dalle colture estensive e sistemi agricoli complessi (32,85% del territorio regionale, circa 450mila ettari), ai querceti a cerro dell’Italia centro-meridionale (7,51%, 102mila ettari), dagli oliveti (6,87%, 93mila ettari) ai centri abitati (6,76%, 92mila ettari), dalle faggete dell’Italia meridionale (4,79%, 65mila ettari) ai frutteti (4,04%, 55mila ettari), solo per citare alcuni degli ecosistemi più rappresentati in termini di superficie. Un patrimonio di inestimabile valore, ma anche fragile sotto molti punti di vista, soprattutto per la pervasiva presenza umana che caratterizza la regione: sommando tutti gli habitat antropici, si arriva al 61,2% della superficie totale campana.

Fig. 1 – Carta del valore ecologico della Campania

Carta della natura, come è noto, è prevista dalla legge quadro sulle aree protette, la legge 394 del ‘91, in corso di revisione in Parlamento. Scopo di questo strumento è conoscere lo stato dell’ambiente naturale in Italia, evidenziando il valore delle risorse presenti ma anche il loro grado di vulnerabilità. Perciò la Carta è strutturata in modo gerarchico: asse portante del progetto è la Carta degli habitat, che è la base per il calcolo della qualità ambientale e della vulnerabilità territoriale. Prodotti derivati sono la Carta del valore ecologico, che indica appunto il pregio naturalistico di ciascuna porzione di territorio (fig. 1), inoltre la Carta della sensibilità ambientale, che offre una “radiografia” di quanto le risorse naturalistiche presenti nella regione siano vulnerabili. La Carta della pressione antropica, del resto, indica il grado di disturbo indotto dall’attività umana su ciascuna porzione di territorio.

Fig.2 – Carta della fragilità ambientale della Campania

Infine, la Carta della fragilità ambientale (fig. 2) si basa su una combinazione degli indicatori di pressione antropica e di sensibilità ecologica. Le aree che meritano più attenzione sono quelle ad alto valore ecologico e che risultano più fragili. In particolare, i riflettori sono puntati in Campania sugli habitat costieri, sulla sommità del Vesuvio, sui boschi di castagno, su pinete, cerrete e faggete, tutti considerati come priorità da tutelare.

Luigi Mosca, Salvatore Viglietti
Arpa Campania – l.mosca@arpacampania.it

Un commento su “Carta della natura della Campania: una regione fragile”

  1. Avere la pianificazione del territorio attraverso “LA CARTA DELLA NATURA è un lavoro encomiabile. Contemporaneamente bisognerebbe fermare decisioni di Comuni che operano nel territorio in modo devastante: Il Comune di Morcone con una delibera di Marzo 2018 ha deciso nell’alta valle Tammaro che ogni contadino può costruire 4 capannoni a doppio piano di “ALLEVAMENTI INTENSIVI AVICOLI” Catalogato inquinante di prima categoria sia per l’uomo che per la fauna emigratoria, su tutto il territorio di Morcone, intorno al Lago Di Campolattaro , il lago artificiale più grande della Campania, sulle colline , sulla Montagna del Sud-Ovest Matese. Se non viene fermata questa delibera avremo nell’Alto Tammaro un numero di industrie di ALLEVAMENTI IN TENSIVI AVICOLI più della ZONA ROSSA del Veneto.

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