Catalogo dei servizi: intervista a Giancarlo Marchetti, direttore tecnico di Arpa Umbria

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Sul Catalogo nazionale dei servizi del Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa), approvato dal Consiglio federale il 12 luglio scorso, abbiamo posto alcune domande a Giancarlo Marchetti, direttore tecnico di Arpa Umbria e coordinatore del gruppo di lavoro di Sistema che lo ha predisposto. Marchetti nell’intervista spiega il percorso seguito, a cosa serve il Catalogo,  la differenza rispetto ai Lepta (Livelli essenziali di prestazioni tecniche ambientali), i prossimi passi da compiere.

Quali sono stati i problemi affrontati dal GdL che ha predisposto il Catalogo?

In primo luogo come GdL 60 Lepta ci siamo occupati di definire le prestazioni, o meglio, una proposta del Catalogo nazionale dei servizi e delle prestazioni, così come previsto dalla legge di riforma del Snpa, ritenendolo il primo passo da fare sia per la definizione dei Lepta e sia per intraprendere quel percorso di “omogeneizzazione del Sistema” previsto al comma 1 dell’art 1 della norma in questione.

Abbiamo riscontrato molta attenzione sul tema, con quindici agenzie partecipanti al Gruppo di lavoro e continui rapporti con i referenti indicati per le altre sette. Si sono suddivisi i lavori in tre focus group sulla base del Piano di lavoro approvato in Consiglio federale: il primo su “Catalogo e semantica”, il secondo su “Valutazione economica delle prestazioni” e il terzo su “Indicatori per definizione quantitativa delle prestazioni”. Per ciascun focus group è stata individuata un’Agenzia referente – portavoce; i lavori così sono stati più snelli, senza però far mancare – in specifiche riunioni di condivisione – il confronto tra i tre focus group e anche la discussione tra le altre Agenzie sugli stati di avanzamento. In alcune riunioni plenarie e partecipate del Gruppo di lavoro nella sua interezza ed aperto anche alle altre Agenzie “uditrici”, si sono confrontati i risultati man mano raggiunti.

Confronto, partecipazione e discussione ai fini di condividere la visione del lavoro – si sta parlando di un Catalogo nazionale e della costruzione dei Lepta – sono stati, quindi, elementi importanti per la valutazione e l’avallamento delle proposte presentate.

Per la definizione del Catalogo, siamo partiti dall’art. 3 della legge che descrive le funzioni che il Sistema deve assicurare e dal precedente lavoro, svolto in ambito AssoArpa da alcune Agenzie capitanate da Arpa Emilia-Romagna, che aveva già declinato egregiamente le prestazioni delle Agenzie. Il confronto tra tutte le Agenzie ha poi portato alla definizione qualitativa delle prestazioni, a individuare gli output per ciascuna prestazione e gli indicatori sulla base dei quali sono state impostate le modalità per il calcolo dei relativi costi.

Si tratta di una prima proposta del Catalogo nazionale dei servizi e prestazioni che potrà, anzi dovrà, essere migliorata con il concorso dei protagonisti del Sistema delle agenzie.

Che differenza c’è tra il Catalogo e i Lepta?

Uno dei punti importanti della legge e direi strategico per le Agenzie, è quello che introduce e definisce il concetto dei Lepta, che determina come debbano essere garantiti i Livelli essenziali di prestazioni tecniche ambientali necessari per assicurare la tutela ambientale in modo omogeneo e uniforme sul territorio nazionale. Quest’ultimo concetto di omogeneità e uniformità, che può apparire scontato, è un altro punto importante richiesto al Sistema e che vedrà impegnati a lungo tutti gli operatori delle Agenzie, per costruire, in modalità bottom up, quanto la norma richiede.

Secondo il legislatore i Lepta costituiscono l’applicazione in materia di ambiente dei livelli essenziali di prestazione previsti dall’art 117, secondo comma lettera m) della Costituzione. Va però considerato che molti sono i soggetti che operano attivamente il campo ambientale dove la governance stessa in qualche caso è abbastanza articolata, anche per la trasversalità della materia, e quindi molti sono gli attori (amministrazioni ed enti) che operano direttamente e indirettamente sulle questioni ambientali.

A mio avviso dovrebbero essere queste amministrazioni, attive in ambito di politiche ambientali e programmazione, a definire la governance per garantire i Livelli essenziali di tutela ambientale (Leta) secondo quanto previsto dalla Costituzione e dove i Lepta sono il contributo alla tutela ambientale del Sistema a rete delle Agenzie, attraverso l’esecuzione delle prestazioni ricavabili dalle funzioni attribuite dalla legge.

Sintetizzando e semplificando il più possibile, il Catalogo stabilisce quali sono le prestazioni che il Sistema può assicurare e i Lepta definiscono quali, come e quante di quelle prestazioni dovranno essere assicurate a livello omogeneo nel territorio nazionale, tenendo conto localmente per ogni singola prestazione  di livelli di pressione, vulnerabilità e qualità ambientale che potranno richiedere numeri di domanda prestazionale differenziati per territorio.

A cosa serve il Catalogo delle prestazioni e dei servizi?

Oltre quanto già detto sopra, ritengo che il Catalogo sia uno strumento di straordinaria trasparenza per il Sistema; occorrerà forse studiarne una versione più comunicativa, ma rappresenta il come possiamo “rendere conto” di quel che facciamo. E’ importante che concetti come spending review, accountability, new public governance, performance, trasparenza, entrino il più possibile a pieno titolo nella quotidianità dell’operato delle nostre strutture. Ciò non come aggravio ma come strumento corroborante che faccia la differenza; non solo compliance normativa quindi, ma produzione di servizi che creino valore pubblico.

Il Catalogo è un elenco delle cose che facciamo (o che faremo) come Snpa e intorno ad esso e ai servizi e alle prestazioni contenuti, sarà necessario impostare i nostri sistemi di programmazione e rendicontazione delle attività, di valutazione delle performance e di informazione all’esterno di quel che facciamo, come lo facciamo e con quali costi. Qualche Agenzia sta già operando in tal senso e occorrerà fare tesoro dei loro risultati per correggere e migliorare il Catalogo stesso. Per ampliarne il numero occorrerà, con il coordinamento di Ispra, impostare laboratori di buone pratiche, istituzionalizzare attività di benchmarking sapendo che il Catalogo non è un fine ma uno strumento dinamico di programmazione, dialogo, confronto e comunicazione.

Il catalogo è un lavoro in progress, quali sono i vostri prossimi passi?

Il Catalogo va considerato in forma dinamica in grado di essere al passo con le trasformazioni e i mutamenti normativi e di contesto che caratterizzeranno gli scenari con cui il Snpa dovrà confrontarsi. A livello regionale ciascuna Regione potrà richiedere alla propria Agenzia prestazioni integrative rispetto a quelle che saranno approvate dal Ministero. Dinamico anche perché saranno possibili aggiornamenti che potranno avvenire per nuove norme che richiedono attività aggiuntive per il Sistema (oltre 70 quelle emanate negli ultimi dieci anni a carattere nazionale in campo ambientale), oppure ogniqualvolta il Sistema stesso proporrà prestazioni aggiuntive anche, per esempio, su sollecitazione degli stakeholders .

A mio avviso la prossima attività che il Sistema dovrà intraprendere sarà quella di descrivere i vari processi di ciascuna prestazione con indicazione delle modalità operative standard, dei costi e degli output di ciascun processo. Sarà un lavoro complesso, impegnativo e ci vorrà del tempo, ma lo ritengo fondamentale per raggiungere quel livello di uniformità a carattere nazionale se si vuole essere realmente un Sistema nazionale di protezione ambientale che, peraltro, nasce proprio con questo compito prioritario (art. 1 comma 1).

Per qualche prestazione (es. monitoraggio delle acque interne, del mare, della qualità dell’aria) sono già stati espressi, dal legislatore europeo e nazionale, dei requisiti e dei criteri che in qualche modo obbligano ad avere comportamenti prestazionali omogenei; in questi casi sarà più facile definire le condizioni operative essenziali. Occorrerà definire le condizioni operative su richiamate almeno per tutte quelle prestazioni che saranno individuate come Lepta, magari dando dei traguardi di allineamento intermedi per le Agenzie che, per singole prestazioni, si potrebbero trovare in difficoltà. Ci vorrà forse qualche anno affinché tutte le Agenzie d’Italia si trovino a operare con le stesse modalità e condizioni, quindi si dovranno definire sistemi di interscambio, di gemellaggio, di mutuo soccorso o altro per garantire comportamenti e quindi dati omogenei che, ricordo, “costituiscono riferimento ufficiale e vincolante per le attività di competenza delle pubbliche amministrazioni” (art 3 comma c).
Certamente il Primo programma triennale del Snpa, previsto dalla norma, dovrà dare evidenza su come affrontare e risolvere questo tema.

Infine, sia io che le colleghe Maila Strappini e Sabrina Socci di Arpa Umbria, che hanno condiviso con me questo proficuo percorso, teniamo a ringraziare tutti i colleghi partecipanti al GdL, i quali hanno contribuito attivamente con passione ed entusiasmo sempre crescenti soprattutto da quando si è cominciato a percepire il buon esito dell’iter parlamentare in merito all’approvazione della legge.

Molto abbiamo ancora da fare ma per tutti noi è stato motivo di particolare soddisfazione che il Consiglio federale abbia approvato il Catalogo nazionale dei servizi e prestazioni del Sistema nella prima seduta dopo l’approvazione della legge di istituzione del Snpa.

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