Inquinamento da mercurio: livelli troppo alti in fiumi e laghi d’Europa

Il mercurio è ancora una fonte importante di inquinamento in Europa, nonostante l’Unione europea ne abbia vietato o limitato l’uso in molti prodotti e processi industriali.

Le emissioni di mercurio continuano a rappresentare un rischio significativo per l’ambiente e per la salute umana, secondo un rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), che descrive il problema dell’inquinamento proveniente da questo metallo pesante e le sfide necessarie per affrontare la questione a livello globale. Il rapporto, con l’ausilio di immagini, infografiche e grafici, rappresenta anche uno strumento divulgativo per il largo pubblico che vi può trovare utili informazioni e suggerimenti per ridurre la propria esposizione.

Storicamente, l’uso e le emissioni di mercurio in Europa sono stati elevati, tuttavia, negli ultimi decenni, sono state adottate misure per minimizzare entrambi, ad esempio limitando o vietando l’uso e imponendo limiti alle emissioni. Sfortunatamente, a livello mondiale, a causa di attività come la combustione del carbone e l’estrazione dell’oro, le emissioni sono aumentate ed hanno avuto un impatto anche sull’ambiente europeo, data la natura globale dell’inquinamento da mercurio: circa il 50% di questo metallo depositato ogni anno in Europa proviene infatti da paesi extraeuropei, con il 30% proveniente solo dall’Asia.

Le attività antropogeniche che emettono mercurio possono essere suddivise in due categorie (vedi immagine a seguire):

  • processi produttivi che utilizzano intenzionalmente mercurio (ad esempio produzione di cloruro di vinile),
  • altri processi che non utilizzano intenzionalmente il mercurio, ma determinano comunque il suo rilascio in ambiente, generalmente in quanto impurità in una materia prima (ad esempio la combustione di combustibili solidi come carbone, lignite e legno, che rilascia involontariamente il mercurio).

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Uno dei principali problemi con il mercurio è poi la sua persistenza: una volta che viene rilasciato nell’ambiente, ad esempio attraverso la combustione del carbone, può circolare attraverso l’aria, la terra, l’acqua e gli animali per migliaia di anni. Nell’immagine a seguire è rappresentato il suo ciclo globale (cliccando sull’immagine si può ingrandire).

TH-AL-18-011-EN-N Mercury in Europe s environment

In atmosfera, gli attuali livelli di mercurio sono fino al 500% sopra quelli naturali. Negli oceani, le concentrazioni sono circa 200% sopra i livelli naturali.

Proprio gli oceani, i fiumi e i laghi sono messi maggiormente a rischio da questo metallo pesante, che qui vi assume una forma altamente tossica (metilmercurio) che viene facilmente assorbita dagli animali, compresi i pesci, e si sposta sulla catena alimentare fino a raggiungere gli umani. Questo infatti è il modo principale in cui gli esseri umani sono esposti al mercurio, che rappresenta un rischio particolare e significativo per lo sviluppo neurologico di feti, neonati e bambini.

I più recenti dati di monitoraggio dei corpi idrici mostrano come circa 46.000 corpi idrici superficiali nell’UE, su circa 111.000, non soddisfano i livelli stabiliti per proteggere gli uccelli e i mammiferi che si nutrono di pesce.

È inoltre ormai ampiamente dimostrato come le conseguenze dei cambiamenti climatici aumenteranno il rischio presentato da questo metallo nel nostro ambiente:

  • le inondazioni provocheranno l’erosione dei terreni e il rilascio di mercurio in ambiente,
  • un aumento delle precipitazioni causerà una maggiore deposizione di mercurio in atmosfera,
  • lo scongelamento del suolo ghiacciato (permafrost), che immagazzina grandi quantità di mercurio, costituirà un’importante fonte di emissioni.

Altri impatti sono costituiti, ad esempio, dagli incendi boschivi, che determineranno il rilascio di mercurio in atmosfera (il legno ne contiene piccole quantità che vengono rilasciate durante la combustione). Ancora più importante, gli aumenti delle temperature degli oceani possono determinare un aumento dei livelli di mercurio negli animali marini.

L’Unione europea ha già vietato o limitato l’uso di questo metallo in molti prodotti e processi industriali: la Convenzione di Minamata, che è stata firmata da oltre 120 paesi ed è entrata in vigore nel 2017, rappresenta la principale iniziativa globale per proteggere la salute umana e l’ambiente da mercurio. Richiede ai paesi di mettere in atto controlli e riduzioni su una vasta gamma di prodotti, processi e industrie in cui il metallo è utilizzato, rilasciato o emesso.

Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente ricorda tuttavia che, anche con un’azione globale immediata, ci vorrà molto tempo prima che l’inquinamento da mercurio diminuisca fino ai livelli pre-industriali. La legislazione europea in materia è già più severa dei requisiti della Convenzione e contribuirà a ridurre al minimo l’impatto di questo metallo pesante.

Si possono anche intraprendere azioni individuali per ridurre al minimo l’esposizione personale e sostenere la legislazione europea, ad esempio essere a conoscenza dei consigli nazionali sulla sicurezza alimentare relativa al consumo di pesce, smaltire correttamente i rifiuti contenenti mercurio come lampadine e batterie e considerare alternative alla combustione di combustibile solido per il riscaldamento (riportiamo qui nostra traduzione di un’infografica dell’EEA).

Per approfondimenti: leggi il report dell’Agenzia europea per l’ambiente Mercury in Europe’s environment A priority for European and global action

Testo di Maddalena Bavazzano

La qualità dell’aria in Europa

E’ stato recentemente pubblicato il nuovo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) “Air Quality in Europe – 2018”.

La relazione presenta una panoramica aggiornata e un’analisi della qualità dell’aria in Europa dal 2000 al 2016. Esamina i progressi compiuti verso il rispetto degli standard di qualità dell’aria stabiliti nelle due direttive UE sulla qualità dell’aria ambiente e riguardo alle line guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Il rapporto dell’EEA presenta anche le più recenti stime sull’esposizione della popolazione e degli ecosistemi agli inquinanti atmosferici con i conseguenti maggiori impatti.

La valutazione dello stato della qualità dell’aria si basa principalmente su misurazioni relative all’aria ambiente, in combinazione con dati di modellizzazione e dati sulle emissioni antropogeniche e la loro evoluzione nel tempo.

Per la prima volta, la relazione sulla qualità dell’aria in Europa presenta informazioni sulle concentrazioni per la maggior parte degli inquinanti atmosferici a livello nazionale per 39 paesi europei (i 28 dell’UE e altri 11).

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Particolato (PM10 e PM2,5)

Le concentrazioni di particolato (PM) hanno continuato a superare i valori limite UE e quelli delle linee guida dell’OMS in vaste aree dell’Europa nel 2016. Per il PM10, concentrazioni superiori al valore limite giornaliero dell’UE è stato registrato nel 19% delle stazioni di monitoraggio in 19 dei 28 Stati membri dell’UE (UE-28) e in altri otto paesi del Continente; per il PM2,5, le concentrazioni superiori al valore limite annuale sono state registrate al 5% delle stazioni, in quattro Stati membri e in altri quattro paesi extra-UE.

Il valore delle linee guida dell’OMS a lungo termine per il PM10 è stato superato nel 48% delle stazioni e in tutti i paesi, ad eccezione di Estonia, Islanda, Irlanda e Svizzera. Il valore delle linee guida dell’OMS a lungo termine per il PM2,5 è stato superato nel 68% delle stazioni situate in tutti i paesi, ad eccezione di Estonia, Finlandia, Ungheria, Norvegia e Svizzera.

Il 13% della popolazione urbana dell’UE è stato esposto a livelli di PM10 superiori al valore limite giornaliero e circa il 42% è stato esposto a concentrazioni superiori al più rigoroso valore previsto dalle linee guida dell’OMS per il PM10 nel 2016.

Per quanto riguarda il PM2,5, il 6% del totale popolazione urbana nell’UE è stato esposto a livelli superiori al valore limite dell’UE e circa il 74% è stato esposto a concentrazioni superiori al valore indicato dalle linee guida dell’OMS nel 2016.

La percentuale della popolazione urbana dell’UE esposta ai livelli di PM10 e PM2,5 oltre i valori limite e le linee guida dell’OMS nel 2016 è stata la più bassa dal 2000 (2006 per PM2,5), mostrando una tendenza alla diminuzione.

Ozono (O3)

Nel 2016, il 17% delle stazioni ha registrato concentrazioni superiori al valore obiettivo UE per la protezione della salute umana, per l’ozono (O3) . La percentuale di stazioni che hanno rilevato concentrazioni superiori a questo valore obiettivo erano notevolmente inferiori rispetto al 2015 (41%) ma superiori a quelle del 2014, riflettendo la variabilità interannuale delle concentrazioni di O3. Queste stazioni erano situate in 14 paesi dell’UE e in altri cinque paesi europei.

L’obiettivo a lungo termine è stato raggiunto solo nel 17% delle stazioni nel 2016. Il valore delle linee guida dell’OMS per l’O3 è stato superato nel 96% delle stazioni di monitoraggio, la stessa percentuale rilevata nel 2015.

Circa il 12% della popolazione urbana dell’UEè stata esposta a concentrazioni di O3 al di sopra della soglia del valore obiettivo dell’UE, percentuale che rappresenta una diminuzione considerevole rispetto all’esposizione elevata del 2015 (30%). Però, la percentuale è ancora superiore al 7% registrato nel 2014. La percentuale della popolazione urbana dell’UE esposta a livelli di O3 che supera il valore indicato dalle linee guida dell’OMS è stata del 98% nel 2016, senza mostrare alcuna fluttuazione dal 2000.

Biossido di azoto (NO2)

Il valore limite annuale per il biossido di azoto (NO2) continua ad essere ampiamente superato in tutta Europa, anche se la concentrazione e l’esposizione della popolazione stanno diminuendo.

Nel 2016, circa il 12% di tutte le stazioni di monitoraggio ha registrato concentrazioni superiori a questo standard, che è lo stesso delle linee guida dell’OMS. Queste stazioni erano situate in 19 paesi dell’UE e in altri quattro paesi europei e l’88% delle concentrazioni oltre questo valore limite è stato osservato nelle stazioni di traffico.

Il 7% della popolazione urbana dell’UE viveva in aree con concentrazioni superiori al valore limite annuale UE e delle linee guida dell’OMS per il NO2 nel 2016, che rappresenta il valore più basso dal 2000.

Benzo[a]pirene (BaP), un indicatore per idrocarburi policiclici aromatici

Il 31% delle stazioni di monitoraggio del benzo[a]pirene (BaP) ha rilevato concentrazioni superiori a 1,0 ng / m3 nel 2016. Appartenevano a 13 Stati membri (su 25 paesi dell’UE e altri due paesi europei) ed erano stazioni situate principalmente nelle aree urbane. Il 21% della popolazione urbana dell’UE è stata esposta a concentrazioni medie annue di BaP superiori al valore obiettivo dell’UE nel 2016 e circa il 90% a concentrazioni superiori al livello di riferimento stimato.

Altri inquinanti: anidride solforosa (SO2), monossido di carbonio (CO), benzene (C6H6) e metalli tossici

Solo 23 stazioni (su 1.600) in cinque paesi hanno rilevato valori di anidride solforosa (SO2) al di sopra del valore limite giornaliero dell’UE, nel 2016. Tuttavia, il 37% di tutte le stazioni di monitoraggio del SO2, situate in 30 paesi, ha misurato concentrazioni di SO2 sopra i valori raccomandati dalle linee guida dell’OMS. Ciò significa che il 23% della popolazione urbana dell’UE-28 nel 2016 è stata esposta a livelli di SO2 superiori alle indicazioni dell’OMS.

L’esposizione della popolazione europea a concentrazioni di monossido di carbonio (CO) superiori al valore limite UE e delle linee guida OMS è molto localizzata e poco frequente. Solo cinque stazioni (di cui quattro al di fuori dell’UE) hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite UE, nel 2016.

Allo stesso modo, nel 2016 sono state osservate concentrazioni superiori al valore limite per il benzene (C6H6) in sole quattro stazioni europee (tutte situate nell’UE).

Le concentrazioni di arsenico (As), cadmio (Cd), piombo (Pb) e nichel (Ni) nell’aria sono generalmente basse in Europa, con pochi superamenti degli standard ambientali. Tuttavia, questi inquinanti contribuiscono alla deposizione e all’accumulo di livelli di metalli tossici nei terreni, nei sedimenti e negli organismi.

Impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute

L’inquinamento atmosferico continua ad avere un impatto significativo sulla salute della popolazione europea, in particolare nelle aree urbane. Ha anche un notevole impatto di carattere economico, con l’aumento dei costi per la sanità pubblica e la riduzione della produttività, a causa delle giornate lavorative perse.

Le sostanze inquinanti più importanti d’Europa in termini di danno alla salute umana sono il PM, l’NO2 e l’O3.

Le stime degli impatti sulla salute attribuibili all’esposizione all’inquinamento atmosferico indicano che le concentrazioni di PM2,5 nel 2015 sono state responsabili di circa 422.000 decessi prematuri originati dall’esposizione a lungo termine in Europa ( in oltre 41 paesi), di cui 391.000 erano nell’UE.
Gli impatti stimati sulla popolazione in questi 41 paesi europei per l’esposizione alle concentrazioni di NO2 e O3 nel 2015 sono stati circa 79.000 e 17.700 morti premature all’anno, rispettivamente, di cui nell’UE circa 76.000 e 16.400 morti premature all’anno.

Sebbene le variazioni da un anno all’altro siano ridotte, uno studio recente ha valutato l’evoluzione a lungo termine dell’esposizione della popolazione europea alla concentrazione di PM2,5 dal 1990 e le morti premature associate. Sono stati utilizzati diversi set di dati e l’insieme di tutti i set di dati indica una diminuzione mediana della mortalità prematura di circa il 60% in Europa, attribuita all’esposizione al PM2,5 tra il 1990 e il 2015. Ciò riflette una diminuzione simile dell’esposizione della popolazione europea al PM2,5.

Air quality in Europe -2018 report

L’acqua è vita

L’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha pubblicato il rapporto, con taglio divulgativo, “Water is life”. Nelle premesse del documento si ricorda come “l’acqua copre oltre il 70% della superficie terrestre.

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Integrare l’economia circolare e la bioeconomia per migliorare la sostenibilità in Europa

L’Europa usa le risorse naturali in modo insostenibile e l’Unione europea ha messo in atto politiche di economia circolare e bioeconomia in risposta. Una nuova relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) sostiene che l’implementazione di questi due concetti in tandem, applicando specifici principi di progettazione all’interno di un approccio sistemico, migliorerebbe l’efficienza delle risorse e ridurrebbe le pressioni ambientali.

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L’Agenzia europea per l’ambiente promuove la citizen science per monitorare i rifiuti marini

L’Agenzia europea per l’ambiente integra le attività di monitoraggio svolte dalle istituzioni di tutti i paesi rivieraschi europei, con una iniziativa di citizen science rivolta a favorire la sensibilizzazione e quindi il coinvolgimento dei cittadini. Continua a leggere L’Agenzia europea per l’ambiente promuove la citizen science per monitorare i rifiuti marini

Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente sulle acque di balneazione

L’85% dei 21.801 siti balneari monitorati in Europa nel 2017 ha soddisfatto le norme europee per una qualità “eccellente” delle acque. Lo attesta il rapporto appena pubblicato dall’Agenzia europea per l’ambiente.

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I video vincitori del concorso europeo “I live green”

La competizione, organizzata dall’Agenzia europea dell’ambiente, in Italia con la collaborazione di Ispra,  ha raccolto proposte provenienti da 21 paesi europei. I video selezionati cono stati inviati da Bulgaria, Grecia, Italia e Spagna.

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Video – Verso una mobilità pulita e sostenibile

Un video animato dell’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) illustra i problemi e le prospettive della mobilità. Il trasporto collega persone, culture, città, paesi e continenti.

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VIDEO – “I live green”, tutti i 110 video finalisti

Dal primo maggio è possibile votare i video  realizzati dai cittadini europei che hanno partecipato al concorso “I live green”, ideato e promosso da Ispra in collaborazione con l’Eea, l’Agenzia europea per l’ambiente.

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Video – Il futuro dell’energia in Europa

In un video animato dell’Agenzia europea per l’Ambiente (EEA), come far sì che il futuro dell’energia in Europa sia pulito, intelligente e rinnovabile.

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VIDEO – L’acqua è vita, proteggiamola

Video dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA). L’acqua pulita è essenziale per la nostra salute e l’ambiente. Il modo in cui lo usiamo, l’inquinamento e il cambiamento climatico stanno influenzando questa preziosa risorsa.

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VIDEO – L’impatto dei cambiamenti climatici in Europa

In un video animato prodotto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), l’effetto dei cambiamenti climatici che già si sta avvertendo anche nel nostro Continente.

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VIDEO – La qualità dell’aria secondo l’Agenzia europea per l’ambiente

Un video animato dell’EEA fa vedere come l’aria è ciò che respiriamo ed è vitale per la nostra salute e il nostro benessere. Le attività economiche, come i trasporti, l’industria e l’agricoltura, rilasciano inquinanti atmosferici nocivi per l’ambiente e la salute umana.

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“I live green”, un concorso video per condividere le tue azioni “verdi”

Ispra e l’Agenzia europea per l’ambiente premiano i migliori video per aiutare l’ambiente. C’è tempo fino al 31 marzo 2018 per partecipare.

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L’economia circolare in un video dell’Agenzia europea per l’ambiente

In un video animato prodotto dall’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) spiega che cos’è l’economia circolare e quali benefici può produrre per il pianeta e per le persone. Continua a leggere L’economia circolare in un video dell’Agenzia europea per l’ambiente