Inquinamento da mercurio: livelli troppo alti in fiumi e laghi d’Europa

Il mercurio è ancora una fonte importante di inquinamento in Europa, nonostante l’Unione europea ne abbia vietato o limitato l’uso in molti prodotti e processi industriali.

Le emissioni di mercurio continuano a rappresentare un rischio significativo per l’ambiente e per la salute umana, secondo un rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), che descrive il problema dell’inquinamento proveniente da questo metallo pesante e le sfide necessarie per affrontare la questione a livello globale. Il rapporto, con l’ausilio di immagini, infografiche e grafici, rappresenta anche uno strumento divulgativo per il largo pubblico che vi può trovare utili informazioni e suggerimenti per ridurre la propria esposizione.

Storicamente, l’uso e le emissioni di mercurio in Europa sono stati elevati, tuttavia, negli ultimi decenni, sono state adottate misure per minimizzare entrambi, ad esempio limitando o vietando l’uso e imponendo limiti alle emissioni. Sfortunatamente, a livello mondiale, a causa di attività come la combustione del carbone e l’estrazione dell’oro, le emissioni sono aumentate ed hanno avuto un impatto anche sull’ambiente europeo, data la natura globale dell’inquinamento da mercurio: circa il 50% di questo metallo depositato ogni anno in Europa proviene infatti da paesi extraeuropei, con il 30% proveniente solo dall’Asia.

Le attività antropogeniche che emettono mercurio possono essere suddivise in due categorie (vedi immagine a seguire):

  • processi produttivi che utilizzano intenzionalmente mercurio (ad esempio produzione di cloruro di vinile),
  • altri processi che non utilizzano intenzionalmente il mercurio, ma determinano comunque il suo rilascio in ambiente, generalmente in quanto impurità in una materia prima (ad esempio la combustione di combustibili solidi come carbone, lignite e legno, che rilascia involontariamente il mercurio).

Questo slideshow richiede JavaScript.

Uno dei principali problemi con il mercurio è poi la sua persistenza: una volta che viene rilasciato nell’ambiente, ad esempio attraverso la combustione del carbone, può circolare attraverso l’aria, la terra, l’acqua e gli animali per migliaia di anni. Nell’immagine a seguire è rappresentato il suo ciclo globale (cliccando sull’immagine si può ingrandire).

TH-AL-18-011-EN-N Mercury in Europe s environment

In atmosfera, gli attuali livelli di mercurio sono fino al 500% sopra quelli naturali. Negli oceani, le concentrazioni sono circa 200% sopra i livelli naturali.

Proprio gli oceani, i fiumi e i laghi sono messi maggiormente a rischio da questo metallo pesante, che qui vi assume una forma altamente tossica (metilmercurio) che viene facilmente assorbita dagli animali, compresi i pesci, e si sposta sulla catena alimentare fino a raggiungere gli umani. Questo infatti è il modo principale in cui gli esseri umani sono esposti al mercurio, che rappresenta un rischio particolare e significativo per lo sviluppo neurologico di feti, neonati e bambini.

I più recenti dati di monitoraggio dei corpi idrici mostrano come circa 46.000 corpi idrici superficiali nell’UE, su circa 111.000, non soddisfano i livelli stabiliti per proteggere gli uccelli e i mammiferi che si nutrono di pesce.

È inoltre ormai ampiamente dimostrato come le conseguenze dei cambiamenti climatici aumenteranno il rischio presentato da questo metallo nel nostro ambiente:

  • le inondazioni provocheranno l’erosione dei terreni e il rilascio di mercurio in ambiente,
  • un aumento delle precipitazioni causerà una maggiore deposizione di mercurio in atmosfera,
  • lo scongelamento del suolo ghiacciato (permafrost), che immagazzina grandi quantità di mercurio, costituirà un’importante fonte di emissioni.

Altri impatti sono costituiti, ad esempio, dagli incendi boschivi, che determineranno il rilascio di mercurio in atmosfera (il legno ne contiene piccole quantità che vengono rilasciate durante la combustione). Ancora più importante, gli aumenti delle temperature degli oceani possono determinare un aumento dei livelli di mercurio negli animali marini.

L’Unione europea ha già vietato o limitato l’uso di questo metallo in molti prodotti e processi industriali: la Convenzione di Minamata, che è stata firmata da oltre 120 paesi ed è entrata in vigore nel 2017, rappresenta la principale iniziativa globale per proteggere la salute umana e l’ambiente da mercurio. Richiede ai paesi di mettere in atto controlli e riduzioni su una vasta gamma di prodotti, processi e industrie in cui il metallo è utilizzato, rilasciato o emesso.

Il rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente ricorda tuttavia che, anche con un’azione globale immediata, ci vorrà molto tempo prima che l’inquinamento da mercurio diminuisca fino ai livelli pre-industriali. La legislazione europea in materia è già più severa dei requisiti della Convenzione e contribuirà a ridurre al minimo l’impatto di questo metallo pesante.

Si possono anche intraprendere azioni individuali per ridurre al minimo l’esposizione personale e sostenere la legislazione europea, ad esempio essere a conoscenza dei consigli nazionali sulla sicurezza alimentare relativa al consumo di pesce, smaltire correttamente i rifiuti contenenti mercurio come lampadine e batterie e considerare alternative alla combustione di combustibile solido per il riscaldamento (riportiamo qui nostra traduzione di un’infografica dell’EEA).

Per approfondimenti: leggi il report dell’Agenzia europea per l’ambiente Mercury in Europe’s environment A priority for European and global action

Testo di Maddalena Bavazzano

Le reti tranviarie: una strada da percorrere per le nostre città

L’ing. Giovanni Mantovani è uno dei principali esperti italiani nel campo del trasporto pubblico su ferro. In una ampia intervista rilasciata ad Arpatnews sono indicate le motivazioni che dovrebbero portare a scegliere il tram come una soluzione da preferire in molte delle nostre città.

Continua a leggere Le reti tranviarie: una strada da percorrere per le nostre città

Come sono riscaldate le case dei toscani

I dati provenienti dal Catasto Impianti Termici della Toscana: la legna e il pellet rappresentano l’1% dei combustibili usati negli impianti di riscaldamento della regione, il metano supera il 90%.

Il freddo sta arrivando e nelle case dei toscani iniziano ad accendersi i riscaldamenti, ma vediamo quali sono le tipologie di impianti presenti nella nostra regione. Per tracciare un quadro siamo andati a consultare i dati, aggiornati ad agosto 2018, provenienti dal Catasto Impianti Termici gestito dal Sistema Informativo regionale sull’Efficienza Energetica della Regione Toscana. I dati qui presentati non comprendono gli impianti dei comuni di Firenze e di Grosseto e quindi le conclusioni tratte nell’articolo sono valide al netto di questi dati.

Tipologia di impianti di riscaldamento in ToscanaEmerge dunque che il 90,7% degli impianti di riscaldamento in Toscana sono alimentati a gas metano, seguono con il 6,4% quelli a Gpl, l’1,8% a combustibile liquido (gasolio, kerosene, oli combustibili), l’1% a biomassa (legna e pellet) e lo 0,1% a carbone (torba, coke, antracite).

Nel dettaglio, questa la situazione delle dieci province toscane.

La provincia più riscaldata dal metano risulta quella di Prato, con il 97,8% degli impianti censiti, seguiti dallo 1,8% alimentato a Gpl, 0,2% a combustibile liquido, 0,1% a carbone ed un altro 0,1% a biomassa.

La provincia invece meno metanizzata risulta Grosseto, dove il 71,4% degli impianti è alimentato a metano, il 22,4% a Gpl, il 5,7% a combustibile liquido e lo 0,4% a biomassa. In questa provincia non risulta usato il carbone per alimentare gli impianti di riscaldamento.

Anche nelle province di Pistoia, Siena e Livorno risulta assente il carbone quale combustibile.
In provincia di Pistoia il metano è usato nel 96,3% degli impianti, seguito dal combustibile liquido nell’1,9%, il Gpl nell’1% e la biomassa nello 0,8%. Stessa classifica per la provincia di Siena, anche se qui il combustibile liquido raggiunge il 4,7% (94,5% metano, 0,6% Gpl e 0,1% biomassa).

Il Gpl è il secondo combustibile più usato nella provincia di Livorno con una percentuale di 8,4%, (89,4% metano, 1,6% combustibile liquido e 0,6% biomassa).

Percentuali sopra il 90% di impianti a metano si registrano anche nelle province di Pisa, Firenze e Massa Carrara, rispettivamente con 95%, 91,7% e 90,5%, seguono in tutti e tre i casi gli impianti alimentati a Gpl (4,3%, 6,9%, 7,5%).

In provincia di Pisa segue poi il carbone con 0,5%, il combustibile liquido con 0,2%, infine la biomassa con 0,1%. In provincia di Firenze il combustibile liquido con 0,71%, la biomassa con 0,66% e infine il carbone con 0,02%. Infine in provincia di Massa Carrara il combustibile liquido con 1,2%, la biomassa con 0,8% e il carbone con 0,003%.

In provincia di Arezzo ci si scalda nell’88% dei casi con metano, segue il Gpl con 9,9%, il combustibile liquido con 1,2%, la biomassa con 1% e infine il carbone con 0,1%.

La provincia di Lucca registra la percentuale più alta, in Toscana, di impianti a biomassa (4,6%); il resto degli impianti è così distribuito: 86,1% metano, 6,9% Gpl, 2,5% combustibile liquido e 0,01% carbone.

Impianti a biomassa ToscanaSoffermandoci su una particolare tipologia di impianti, quelli alimentati a biomassa(legna e pellet), possiamo vedere che in Toscana risultano censiti 15.521 impianti di questo tipo, la maggioranza dei quali (58,5%) collocati nel territorio della provincia di Lucca.

Ricordiamo come la combustione di biomassa (legna, pellet) per il riscaldamento domestico, nonché per lo smaltimento degli scarti vegetali tramite abbruciamento, rappresenta la principale sorgente di inquinamento per il PM10. Tale sorgente contribuisce infatti, nei giorni di superamento, nelle stazioni di fondo della Toscana, dal 37% fino al 52%.

Per questo motivo il Piano regionale per la qualità dell’aria (PRQA) ha inserito alcuni interventi strutturali proprio in questo ambito. Li ricordiamo qui:

  • divieto utilizzo biomassa per il riscaldamento nelle nuove costruzioni o ristrutturazioni: misura applicata ai soli comuni critici per il PM10 e alle sole aree di superamento (zone di fondovalle fino ad una altezza di 200 metri). Dalla misura sono escluse in ogni caso le aree non metanizzate e le ristrutturazioni dove sono già presenti impianti di riscaldamento a biomassa;
  • prescrizione di efficienza minima per gli impianti termici a biomassa ad uso civile: divieto di installazione di generatori di calore aventi la certificazione o certificati con qualità inferiore a 4 stelle (DM 186/2017), applicabile alle nuove costruzioni e alle ristrutturazioni edilizie;
  • potenziamento dei controlli sugli impianti domestici destinati al riscaldamento, in modo prioritario quelli a biomassa.

Tra gli interventi contingibili ed urgenti, il Piano individua poi le Ordinanze di limitazione dell’utilizzo di biomassa per il riscaldamento, da prevedere nei Piani di azione comunale; l’utilizzo di biomassa per riscaldamento domestico potrà essere ammesso solo con impianti ad alta efficienza, fatte salve le abitazioni dove non siano presenti sistemi alternativi di riscaldamento.

Il Piano, approvato lo scorso mese di luglio 2018, intende dunque ridurre le emissioni provenienti dagli impianti alimentati a biomassa, incentivando l’installazione di pompe di calore, preferibilmente asservite da pannelli fotovoltaici, per il condizionamento degli edifici, oltre che interventi per la migliore coibentazione degli stessi. Per questo, oltre a valorizzare le detrazioni fiscali previste per i cittadini che realizzano queste opere, il PRQA mette a disposizione finanziamenti diretti per poter agire in questa direzione.

Come si evince dai dati all’inizio riportati, in Toscana, ad esclusione delle Province di Grosseto, Livorno, Pistoia e Siena, se pur in maniera residuale esistono anche impianti alimentati con combustibile solido non rinnovabile, ovvero carbone in tutte le sue forme (ad esempio torba, coke, antracite). La maggior parte di questi impianti (79,5%) si trova nella Provincia di Pisa.

Impianti alimentati a carbone in tutte le sue forme (ad esempio torba, coke, antracite)
Provincia
Arezzo 68
Firenze 65
Grosseto 0
Livorno 0
Lucca 13
Massa Carrara 3
Pisa 948
Pistoia 0
Prato 96
Siena 0

Testo di Maddalena Bavazzano

La qualità dell’aria in Europa

E’ stato recentemente pubblicato il nuovo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) “Air Quality in Europe – 2018”.

La relazione presenta una panoramica aggiornata e un’analisi della qualità dell’aria in Europa dal 2000 al 2016. Esamina i progressi compiuti verso il rispetto degli standard di qualità dell’aria stabiliti nelle due direttive UE sulla qualità dell’aria ambiente e riguardo alle line guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Il rapporto dell’EEA presenta anche le più recenti stime sull’esposizione della popolazione e degli ecosistemi agli inquinanti atmosferici con i conseguenti maggiori impatti.

La valutazione dello stato della qualità dell’aria si basa principalmente su misurazioni relative all’aria ambiente, in combinazione con dati di modellizzazione e dati sulle emissioni antropogeniche e la loro evoluzione nel tempo.

Per la prima volta, la relazione sulla qualità dell’aria in Europa presenta informazioni sulle concentrazioni per la maggior parte degli inquinanti atmosferici a livello nazionale per 39 paesi europei (i 28 dell’UE e altri 11).

Questo slideshow richiede JavaScript.

Particolato (PM10 e PM2,5)

Le concentrazioni di particolato (PM) hanno continuato a superare i valori limite UE e quelli delle linee guida dell’OMS in vaste aree dell’Europa nel 2016. Per il PM10, concentrazioni superiori al valore limite giornaliero dell’UE è stato registrato nel 19% delle stazioni di monitoraggio in 19 dei 28 Stati membri dell’UE (UE-28) e in altri otto paesi del Continente; per il PM2,5, le concentrazioni superiori al valore limite annuale sono state registrate al 5% delle stazioni, in quattro Stati membri e in altri quattro paesi extra-UE.

Il valore delle linee guida dell’OMS a lungo termine per il PM10 è stato superato nel 48% delle stazioni e in tutti i paesi, ad eccezione di Estonia, Islanda, Irlanda e Svizzera. Il valore delle linee guida dell’OMS a lungo termine per il PM2,5 è stato superato nel 68% delle stazioni situate in tutti i paesi, ad eccezione di Estonia, Finlandia, Ungheria, Norvegia e Svizzera.

Il 13% della popolazione urbana dell’UE è stato esposto a livelli di PM10 superiori al valore limite giornaliero e circa il 42% è stato esposto a concentrazioni superiori al più rigoroso valore previsto dalle linee guida dell’OMS per il PM10 nel 2016.

Per quanto riguarda il PM2,5, il 6% del totale popolazione urbana nell’UE è stato esposto a livelli superiori al valore limite dell’UE e circa il 74% è stato esposto a concentrazioni superiori al valore indicato dalle linee guida dell’OMS nel 2016.

La percentuale della popolazione urbana dell’UE esposta ai livelli di PM10 e PM2,5 oltre i valori limite e le linee guida dell’OMS nel 2016 è stata la più bassa dal 2000 (2006 per PM2,5), mostrando una tendenza alla diminuzione.

Ozono (O3)

Nel 2016, il 17% delle stazioni ha registrato concentrazioni superiori al valore obiettivo UE per la protezione della salute umana, per l’ozono (O3) . La percentuale di stazioni che hanno rilevato concentrazioni superiori a questo valore obiettivo erano notevolmente inferiori rispetto al 2015 (41%) ma superiori a quelle del 2014, riflettendo la variabilità interannuale delle concentrazioni di O3. Queste stazioni erano situate in 14 paesi dell’UE e in altri cinque paesi europei.

L’obiettivo a lungo termine è stato raggiunto solo nel 17% delle stazioni nel 2016. Il valore delle linee guida dell’OMS per l’O3 è stato superato nel 96% delle stazioni di monitoraggio, la stessa percentuale rilevata nel 2015.

Circa il 12% della popolazione urbana dell’UEè stata esposta a concentrazioni di O3 al di sopra della soglia del valore obiettivo dell’UE, percentuale che rappresenta una diminuzione considerevole rispetto all’esposizione elevata del 2015 (30%). Però, la percentuale è ancora superiore al 7% registrato nel 2014. La percentuale della popolazione urbana dell’UE esposta a livelli di O3 che supera il valore indicato dalle linee guida dell’OMS è stata del 98% nel 2016, senza mostrare alcuna fluttuazione dal 2000.

Biossido di azoto (NO2)

Il valore limite annuale per il biossido di azoto (NO2) continua ad essere ampiamente superato in tutta Europa, anche se la concentrazione e l’esposizione della popolazione stanno diminuendo.

Nel 2016, circa il 12% di tutte le stazioni di monitoraggio ha registrato concentrazioni superiori a questo standard, che è lo stesso delle linee guida dell’OMS. Queste stazioni erano situate in 19 paesi dell’UE e in altri quattro paesi europei e l’88% delle concentrazioni oltre questo valore limite è stato osservato nelle stazioni di traffico.

Il 7% della popolazione urbana dell’UE viveva in aree con concentrazioni superiori al valore limite annuale UE e delle linee guida dell’OMS per il NO2 nel 2016, che rappresenta il valore più basso dal 2000.

Benzo[a]pirene (BaP), un indicatore per idrocarburi policiclici aromatici

Il 31% delle stazioni di monitoraggio del benzo[a]pirene (BaP) ha rilevato concentrazioni superiori a 1,0 ng / m3 nel 2016. Appartenevano a 13 Stati membri (su 25 paesi dell’UE e altri due paesi europei) ed erano stazioni situate principalmente nelle aree urbane. Il 21% della popolazione urbana dell’UE è stata esposta a concentrazioni medie annue di BaP superiori al valore obiettivo dell’UE nel 2016 e circa il 90% a concentrazioni superiori al livello di riferimento stimato.

Altri inquinanti: anidride solforosa (SO2), monossido di carbonio (CO), benzene (C6H6) e metalli tossici

Solo 23 stazioni (su 1.600) in cinque paesi hanno rilevato valori di anidride solforosa (SO2) al di sopra del valore limite giornaliero dell’UE, nel 2016. Tuttavia, il 37% di tutte le stazioni di monitoraggio del SO2, situate in 30 paesi, ha misurato concentrazioni di SO2 sopra i valori raccomandati dalle linee guida dell’OMS. Ciò significa che il 23% della popolazione urbana dell’UE-28 nel 2016 è stata esposta a livelli di SO2 superiori alle indicazioni dell’OMS.

L’esposizione della popolazione europea a concentrazioni di monossido di carbonio (CO) superiori al valore limite UE e delle linee guida OMS è molto localizzata e poco frequente. Solo cinque stazioni (di cui quattro al di fuori dell’UE) hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite UE, nel 2016.

Allo stesso modo, nel 2016 sono state osservate concentrazioni superiori al valore limite per il benzene (C6H6) in sole quattro stazioni europee (tutte situate nell’UE).

Le concentrazioni di arsenico (As), cadmio (Cd), piombo (Pb) e nichel (Ni) nell’aria sono generalmente basse in Europa, con pochi superamenti degli standard ambientali. Tuttavia, questi inquinanti contribuiscono alla deposizione e all’accumulo di livelli di metalli tossici nei terreni, nei sedimenti e negli organismi.

Impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute

L’inquinamento atmosferico continua ad avere un impatto significativo sulla salute della popolazione europea, in particolare nelle aree urbane. Ha anche un notevole impatto di carattere economico, con l’aumento dei costi per la sanità pubblica e la riduzione della produttività, a causa delle giornate lavorative perse.

Le sostanze inquinanti più importanti d’Europa in termini di danno alla salute umana sono il PM, l’NO2 e l’O3.

Le stime degli impatti sulla salute attribuibili all’esposizione all’inquinamento atmosferico indicano che le concentrazioni di PM2,5 nel 2015 sono state responsabili di circa 422.000 decessi prematuri originati dall’esposizione a lungo termine in Europa ( in oltre 41 paesi), di cui 391.000 erano nell’UE.
Gli impatti stimati sulla popolazione in questi 41 paesi europei per l’esposizione alle concentrazioni di NO2 e O3 nel 2015 sono stati circa 79.000 e 17.700 morti premature all’anno, rispettivamente, di cui nell’UE circa 76.000 e 16.400 morti premature all’anno.

Sebbene le variazioni da un anno all’altro siano ridotte, uno studio recente ha valutato l’evoluzione a lungo termine dell’esposizione della popolazione europea alla concentrazione di PM2,5 dal 1990 e le morti premature associate. Sono stati utilizzati diversi set di dati e l’insieme di tutti i set di dati indica una diminuzione mediana della mortalità prematura di circa il 60% in Europa, attribuita all’esposizione al PM2,5 tra il 1990 e il 2015. Ciò riflette una diminuzione simile dell’esposizione della popolazione europea al PM2,5.

Air quality in Europe -2018 report

Europa: lotta alla plastica monouso

Le misure legislative proposte, una volta approvate in via definitiva, aiuteranno l’Europa a compiere la transizione verso un’economia circolare, a realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e a onorare gli impegni assunti sul fronte del clima e della politica industriale.

La proposta di direttiva, presentata dalla Commissione UE alla fine del maggio 2018, punta a tradurre in misure concrete l’impegno, annunciato nella strategia europea sulla plastica, di affrontare il problema dei rifiuti di plastica e dei relativi danni ambientali legati all’abbandono nei mari ma non solo.

La Commissione, alla fine di maggio del 2018, aveva proposto di regolare l’uso di 10 prodotti di plastica monouso e di alcuni attrezzi da pesca in plastica che rappresentano il 70% dei rifiuti marini in Europa.

Nella sua proposta, la Commissione ha previsto:

  • il divieto di commercializzare determinati prodotti di plastica – dove esistono alternative facilmente disponibili ed economicamente accessibili, i prodotti di plastica monouso saranno esclusi dal mercato. Il divieto si applicherà a bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini, tutti prodotti che dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili. I contenitori per bevande in plastica monouso saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi restano attaccati al contenitore;
  • obiettivi di riduzione del consumo – gli Stati membri dovranno ridurre l’uso di contenitori in plastica per alimenti solidi e liquidi. Potranno farlo fissando obiettivi nazionali di riduzione, mettendo a disposizione prodotti alternativi presso i punti vendita, o impedendo che i prodotti di plastica monouso siano forniti gratuitamente;
  • obblighi per i produttori – quest’ultimi saranno chiamati a contribuire alla copertura dei costi di gestione e smaltimento dei rifiuti, come pure i costi delle misure di sensibilizzazione per i seguenti prodotti: contenitori per alimenti, pacchetti e involucri (ad esempio, per patatine e dolciumi), contenitori e tazze per bevande, prodotti del tabacco con filtro (come i mozziconi di sigaretta), salviette umidificate, palloncini e borse di plastica in materiale leggero; sono anche previsti incentivi al settore industriale per lo sviluppo di alternative meno inquinanti;
  • obiettivi di raccolta – entro il 2025 gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, ad esempio, introducendo sistemi di cauzione-deposito;
  • prescrizioni di etichettatura – alcuni prodotti dovranno avere un’etichetta chiara e standardizzata che indica come devono essere smaltiti, il loro impatto negativo sull’ambiente e la presenza di plastica. Questa prescrizione si applica agli assorbenti igienici, alle salviette umidificate e ai palloncini;
  • misure di sensibilizzazione – gli Stati membri dovranno sensibilizzare i consumatori all’incidenza negativa della dispersione nell’ambiente dei prodotti e degli attrezzi da pesca in plastica, ai sistemi di riutilizzo disponibili e alle migliori prassi di gestione dei rifiuti per questi prodotti.

Per quanto riguarda gli attrezzi da pesca, che rappresentano il 27% dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge, la Commissione intende introdurre regimi di responsabilità del produttore per gli attrezzi da pesca contenenti plastica: i fabbricanti dovranno coprire i costi della raccolta quando questi articoli sono dismessi e conferiti agli impianti portuali di raccolta, nonché i costi del successivo trasporto e trattamento e coprire anche i costi delle misure di sensibilizzazione.

Di recente, il Parlamento europeo ha approvato, con 571 voti favorevoli, 53 voti contrari e 34 astensioni, la proposta di diretttiva, arricchita da emendamenti voluti dagli europarlamentari.

Tra le novità più importanti troviamo l’ampliamento delle plastiche vietate, tra queste anche gli articoli di plastica ossi-degradabili, come sacchetti o imballaggi e i contenitori per fast-food o il gelato in polistirolo espanso.

I parlamentari europei sono d’accordo sul fatto che «le misure di riduzione dovrebbero riguardare anche i rifiuti da tabacco, in particolare i filtri per sigarette che contengono plastica. La mole di tali rifiuti dovrebbe essere ridotta del 50% entro il 2025 e dell’80% entro il 2030». «Un mozzicone di sigaretta può inquinare tra i 500 e i 1000 litri d’acqua e, se gettato in strada, può richiedere fino a dodici anni per disintegrarsi. Si tratta dei secondi articoli in plastica monouso più diffusi tra i rifiuti». Per questo, gli Stati membri dovrebbero anche “garantire che i produttori di tabacco si facciano carico dei costi di raccolta dei rifiuti per tali prodotti, compresi il trasporto, il trattamento e la raccolta dei rifiuti. Lo stesso vale per i produttori di attrezzi da pesca contenenti plastica, che dovranno contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di riciclaggio.”

Inoltre, gli Stati membri dovrebbero « garantire che almeno il 50% degli attrezzi da pesca contenenti plastica smarriti o abbandonati venga raccolto ogni anno, con un obiettivo di riciclaggio di almeno il 15% entro il 2025. Gli attrezzi da pesca rappresentano il 27% dei rifiuti che si trovano sulle spiagge europee».

L’Europarlamento punta l’attenzione sul fatto che “i prodotti di plastica dovrebbero essere fabbricati tenendo conto di tutta la loro durata di vita. La progettazione ecocompatibile dei prodotti di plastica dovrebbe sempre prendere in considerazione la fase di produzione, la riciclabilità ed eventualmente anche la riutilizzabilità del prodotto. I produttori dovrebbero essere incoraggiati, se del caso, a utilizzare polimeri singoli o compatibili per la fabbricazione dei loro prodotti, al fine di semplificare la cernita e migliorare la riciclabilità, in particolare nel caso degli imballaggi di plastica”.

Per favorire l’economia circolare, il Parlamento Europeo propone di incentivare con campagne informative la diffusione dei materiali riciclati sul mercato, ritenendo opportuno anche introdurre “un requisito che preveda un contenuto minimo obbligatorio di plastica riciclata in determinati prodotti”.

Il Parlamento europeo avvierà negoziati con il Consiglio non appena i ministri competenti, che rappresentano i singoli paesi membri al Consiglio dell’UE, avranno stabilito la propria posizione comune.

Testo di Stefania Calleri

Per chi vuole approfondire:

Linee guida Oms per il rumore

L’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha sviluppato delle nuove linee guida sull’inquinamento acustico, basate sulla crescente comprensione degli impatti sulla salute dell’esposizione al rumore ambientale.

Lo scopo principale di queste linee guida è di fornire raccomandazioni per proteggere la salute umana dall’esposizione al rumore ambientale proveniente da varie fonti:

  • il rumore del trasporto (traffico stradale, ferroviario e aereo),
  • il rumore delle turbine eoliche
  • il rumore del tempo libero.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il documento, presentato ufficialmente ai rappresentanti dei 28 paesi membri dell’Unione europea (UE) il 10 ottobre 2018 a Basilea (CH), definisce il livello di rumore capace di causare effetti nocivi importanti sulla salute ed allo stesso tempo indica ed individua delle misure per ridurne gli effetti e l’esposizione.

Il processo di elaborazione delle nuove linee guida è il frutto della collaborazione di specialisti ed esperti indipendenti non solo europei che hanno condotto analisi nel rispetto di nuove e rigorose metodologie fondate su basi fattuali. Il nuovo documento presentato definisce i nuovi livelli di esposizione al rumore che non devono essere superati e le azioni per limitare al massimo gli effetti nocivi sulla salute. I rumori eccessivi non rappresentano solo un fastidio ma costituiscono anche e soprattutto un rischio per la salute poiché sono una delle cause d’insorgenza di malattie cardiovascolari.

Rispetto alle precedenti linee guida, quelle appena presentate offrono cinque novità:

  • prove concrete degli effetti del rumore sull’apparato cardiovascolare e sul metabolismo;
  • l’inserimento di nuove fonti di rumore come quello causato dagli impianti eolici, quello prodotto dalle attività del tempo libero (manifestazioni e feste all’aperto), oltre ai rumori provenienti dal traffico (aereo, ferroviario e stradale);
  • il ricorso a metodi standard condivisi per valutare oggettivamente i fenomeni del rumore su basi fattuali;
  • un’analisi sistematica dei dati scientifici che definiscano il legame tra l’esposizione ai rumori ed il rischio degli effetti nocivi per la salute;
  • l’impiego a lungo termine di indicatori di media esposizione al rumore, al fine di meglio prevenire gli effetti nocivi per la salute.

Il documento è principalmente destinato a decisori politici ed a tecnici esperti per l’elaborazione di leggi e norme che regolino il problema del rumore a tutti i livelli, locale, nazionale ed internazionale.

Le nuove linee guida hanno lo scopo sensibilizzare i decisori politico-economici sui risvolti che il rumore ha sulla salute dei cittadini europei, tanto da incidere ed influenzare le scelte urbanistiche, dei trasporti e dell’energia contribuendo in questo modo a realizzare da un lato gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 e dall’altro fornire un concreto sistema di predisposizione alla realizzazione di una comunità resiliente.

noise-guidelines-eng

download

L’acqua è vita

L’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha pubblicato il rapporto, con taglio divulgativo, “Water is life”. Nelle premesse del documento si ricorda come “l’acqua copre oltre il 70% della superficie terrestre.

Continua a leggere L’acqua è vita

12° rapporto Euromobility sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città italiane

L’associazione Euromobility ha recentemente presentato il suo 12° rapporto sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città italiane. Da segnalare come tutti i dati contenuti nel rapporto sono tratti dall’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile in Italia, che mette a disposizione di tutti un importante patrimonio di indicatori, per serie temporali che vanno dal 2006 al 2017 per 50 città italiane, relative a: demografia, parchi veicolari circolanti per tipologie di trazione e standard emissivo, trasporto pubblico, Aree regolamentate (ZTL e pedonali), ciclabilità, parcheggi, incidentalità, car e bike sharing, qualità dell’aria.

50 città rapporto Mobilità sostenibileLa consultazione degli indicatori è agevole e di facile comprensione e permette di visualizzare in tempi immediati dati e trend assai significativi per capire cosa sta succedendo nelle varie città e come queste si muovono sui temi della mobilità.

Il rapporto presentato, costituisce quindi una sorta di ‘fotografia’, che sfruttando questo patrimonio informativo riesce a mette in luce alcuni aspetti significativi.

Ancora una volta in aumento (+0,8%, dal 58,5% al 59,3%) il tasso di motorizzazione (l’indicatore che misura la consistenza della flotta veicolare in rapporto alla popolazione residente), a conferma del trend inaugurato nel 2015. In aumento anche il dato nazionale (+1,2%). L’Italia si allontana sempre più dalla media europea di circa 49,8 auto ogni 100 abitanti. Nel 2017 il tasso di motorizzazione è in aumento in 49 delle 50 città; fa eccezione solamente Reggio Emilia (-0,60%).

indice di motorizzazione (rapporto mobilità sostenibile)

Continuano a migliorare gli standard emissivi dei veicoli. Le autovetture Euro 4 rappresentano ancora la percentuale maggiore in circolazione (28,3% dell’intero parco), anche se in calo rispetto al 2016; i veicoli Euro 5 sono pari al 18,7%, anch’essi in diminuzione, mentre crescono le autovetture Euro 6 (18,9%, erano il 12,2% nel 2016). Significativi anche i dati delle auto a basso impatto (elettrico, ibrido, metano, ecc.).

standard emissivi

Passa dal 9,2% del 2016 al 9,5% del 2017 la quota di auto a basso impatto, cioè a GPL, metano, ibride o elettriche. La presenza dei veicoli a trazione ibrida ed elettrica è, tuttavia, ancora decisamente marginale (presenza dello 0,53%, nel 2016 era dello 0,39%) rispetto a quella dei veicoli a metano e GPL (8,92% del parco). I veicoli ad alimentazione unicamente elettrica costituiscono lo 0,025% del parco circolante nelle 50 città oggetto del rapporto, ma risultano sostanzialmente concentrati in 7 città: Trento, Bolzano, Firenze, Milano, Reggio Emilia e Roma. Si ferma invece la crescita delle auto a metano, che passano dal 2,50% del 2016 al 2,49% del 2017, una percentuale di presenza nel parco sostanzialmente invariata.

elettrico-ibrido-metano

L’indice medio di motorizzazione relativo ai motocicli è pari a 13,6 motocicli ogni 100 abitanti, decisamente molto più elevato della media europea (dove è pari a circa 6,9). Inalterata rispetto agli scorsi anni la classifica per le due ruote a motore: il tasso di motorizzazione più elevato si registra a Livorno (26,4 ogni 100 abitanti), seguita da Genova (24,2) e Rimini (21,4); mentre le città con meno motocicli e ciclomotori sono Foggia (5,3 ogni 100 abitanti), Venezia (6, 7) e Potenza (7,4).

motocicli.jpg

Foggia conquista il triste primato delle due ruote più inquinanti (70,8% è la somma dei motocicli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2), seguita da L’Aquila e Perugia (69,3% e 69,2% rispettivamente), mentre Livorno (37,2%), Firenze (39,8%) e Bolzano (43,9%) annoverano il minor numero complessivo di motocicli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2.

car sharing

In netto aumento (+18%) il numero di auto impiegate nei servizi di car sharing “a flusso libero” (quelli cioè in cui il prelievo e la riconsegna delle autovetture possono avvenire in qualsiasi punto all’interno dell’area prevista dal servizio), che passano complessivamente dalle 5.730 del 2016 alle 6.743 del 2017. Si segnala l’ingresso di due nuovi operatori: DriveNow (a Milano) e BlueTorino (a Torino, con flotta completamente elettrica). Stabile, invece, il car sharing convenzionale, quello cioè in cui l’utente preleva e riconsegna la vettura in parcheggi ben definiti, operativo in 16 delle 50 città del rapporto.

piste ciclabili

Aumentano del 4% le bici del bike sharing, il servizio di biciclette condivise presente nel 2017 in 21 delle 50 città dell’osservatorio. La vera novità del 2017 è però l’arrivo dei servizi “a flusso libero” (free floating), analoghi a quelli di car sharing già consolidati sul suolo italiano, che permettono il prelievo e il rilascio delle biciclette in qualsiasi punto all’interno dell’area prevista dal servizio.

I Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS) sono ormai una realtà: Brescia e Foggia si aggiungono a Parma e Prato come città che hanno completato l’iter dei rispettivi piani, arrivando all’approvazione, mentre Ravenna, Siracusa e Taranto hanno provveduto all’adozione nell’ultimo anno, raggiungendo Bari, Forlì, Milano, Pescara, Reggio Calabria e Torino. Altre 24 città stanno redigendo il proprio PUMS. Le 13 città che invece non hanno ancora avviato il processo di redazione (erano 25 l’anno scorso) dovranno provvedere a breve, stando a quanto indicato dalle Linee Guida nazionali sui PUMS approvate lo scorso anno.

50-città-2018

download

Il progetto EpiAmbNet e la comunicazione del rischio

Il progetto “Rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione” (EpiAmbNet) è un progetto promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del ministero della Salute; diversi gli eventi formativi promossi in Italia. Continua a leggere Il progetto EpiAmbNet e la comunicazione del rischio

La comunicazione del rischio, intervista a Giancarlo Sturloni

La comunicazione del rischio è uno strumento essenziale per promuovere la salute e la tutela dell’ambiente, affrontare le emergenze, gestire le controversie, orientarsi nell’incertezza. Arpatnews ha pubblicato in due puntate una intervista a Giancarlo Sturloni, docente di Comunicazione del rischio alla Scuola internazionale di studi superiori avanzati (Sissa) e all’Università di Trieste, nonché autore del manuale “La comunicazione del rischio per la salute e per l’ambiente” (Mondadori Università).

Continua a leggere La comunicazione del rischio, intervista a Giancarlo Sturloni

La gestione dei rifiuti in Veneto

Arpatnews ha intervistato Lorena Franz, responsabile dell’Osservatorio Regionale Rifiuti di ARPA Veneto, con i quali ha delineato l’esperienza di quella regione che risulta la regione la più virtuosa, in termini di raccolta differenziata realizzata, con una media regionale del 72,91% nel 2016 (dati ISPRA).

Continua a leggere La gestione dei rifiuti in Veneto

I parchi naturali: una risorsa ambientale fondamentale

Arpatnews ha intervistato il presidente del Parco regionale delle Alpi Apuane, che è, con il Parco naturale della Maremma e il Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, uno dei tre Parchi regionali toscani, che si aggiungono ai tre parchi nazionali: il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, il Parco nazionale delle Foreste casentinesi, il Parco regionale della Maremma.

Continua a leggere I parchi naturali: una risorsa ambientale fondamentale

Il tram raddoppia a Firenze

Il 16 luglio scorso a Firenze è entrato in esercizio il prolungamento della linea 1, denominata “Leonardo” che, proseguendo il suo percorso, dalla stazione di Santa Maria Novella ora raggiunge il Polo Universitario ospedaliero di Careggi, per un percorso complessivo di 11,5 km. A fine anno sarà completata la linea 2, sempre dalla stazione all’Areoporto “Amerigo Vespucci”.

Continua a leggere Il tram raddoppia a Firenze

Sostenibilità ambientale ed economia circolare nel tessile

L’industria tessile è in crescita, aumentano i volumi dei beni prodotti, il giro d’affari e il numero di persone che lavorano nel settore, ma il comparto è ancora molto ancorato al modello di economia “produci-usa-getta” e molti cominciano a sostenere la necessità di una riconversione verso un modello economico di tipo circolare. Arpatnews ha intervistato Laura Fiesoli, responsabile della Sezione Contemporanea del Museo del tessuto di Prato.

Continua a leggere Sostenibilità ambientale ed economia circolare nel tessile

Incendi e citizen science

Scienza e cittadini insieme, in esperimenti di citizen science, per combattere il rischio di incendi. FireAware,  è la nuova applicazione per iOS che consente ai cittadini di effettuare segnalazioni in tempo reale e di raccogliere, in forma anonima, dati utili per un’analisi statistica degli incendi nella regione Puglia e su tutto il territorio italiano. Invece “Italia a fuoco” è un progetto non profit, organizzato interamente da volontari, nato per condividere informazioni utili e verificate sugli incendi che ogni estate affliggono l’Italia.

Continua a leggere Incendi e citizen science