“Brucia bene la legna, non bruciarti la salute”, al via la campagna di comunicazione del progetto PrepAir

Al via la campagna del progetto europeo PrepAir per sensibilizzare i cittadini sull’uso corretto delle biomasse per il riscaldamento domestico. Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di Trento sono alcuni dei 18 partner nazionali e internazionali coinvolti nel progetto che ha come obiettivo promuovere stili di vita, di produzione e di consumo più sostenibili nell’area del bacino Padano.

In molte regioni italiane più del 90% del PM10 generato dal settore riscaldamento domestico deriva da piccoli apparecchi a legna come caminetti, stufe, inserti. La combustione a legna produce pericolosi inquinanti che hanno ben poco di ecologico, ma pochi lo sanno. Durante la combustione della legna si liberano, per unità di energia prodotta, inquinanti in quantità 10-100 volte superiori a quelle degli apparecchi a gas. L’utilizzo della legna è scarso nelle grandi città, ma nelle zone di periferia, nelle piccole cittadine e nei paesi spesso più del 20% delle famiglie si scalda con la legna e in molte zone collinari e montane è il combustibile più usato.


Per sfatare i luoghi comuni su questo tema e informare i cittadini sulle possibili conseguenze per la salute e per l’ambiente i 18 partner nazionali e internazionali del progetto europeo PrepAir, tra cui tutte le Regioni del bacino padano, hanno dato il via alla campagna di comunicazione “Brucia bene la legna, non bruciarti la salute”. Grazie alla campagna sono stati realizzati diversi prodotti, tra cui un video che verrà veicolato attraverso i social e una brochure informativa focalizzata sull’utilizzo della legna come combustibile (prima parte) e sulle strategie per ridurre l’inquinamento da legna (seconda parte).

La brochure, di circa 20 pagine, viene distribuita nella versione cartacea in occasione di convegni e incontri pubblici relativi al progetto PREPAIR sul territorio del bacino padano, mentre la versione digitale è sempre disponibile per tutti a questo indirizzo del sito di progetto.

Attraverso questo strumento si ribadisce che una cattiva o scorretta combustione del legno produce polveri sottili e sostanze tossiche, come il benzoapirene, che si liberano nell’aria; in presenza di inversione termica nei mesi più freddi la situazione può peggiorare perché queste sostanze permangono nel fondovalle. Una combustione corretta deve seguire poche ma importantissime regole: il caricamento del combustibile giusto, l’accensione dall’alto con micce ecologiche, la combustione con presa d’aria completamente aperta, installazione, pulizia e manutenzione corretta dell’impianto.

Ufficio stampa
ufficiostampa@lifeprepair.eu

Seminario a Roma sulla gestione delle emissioni odorigene

Presso la Sala Conferenze di Ispra a Roma, in Via Vitaliano Brancati 48, il terrà il 23 novembre 2018 il Seminario “Gestione delle emissioni odorigene”.

Il seminario è promosso ed organizzato da LOD (Laboratorio di Olfattometria Dinamica) azienda del Gruppo Luci e Spin-Off dell’Università di Udine.

Nato nel 2003, LOD è un laboratorio specializzato nella misurazione degli odori originati da processi di qualsiasi tipo e natura. E’ inoltre l’unico laboratorio in Italia ad essere dotato sia di camera olfatto-metrica secondo la Norma UNI EN 13725:200, sia di camera rino-analitica secondo la NormaUNI 7133-3:2012.

L’evento intende promuovere un momento di confronto con gli operatori del SNPA ed altri soggetti interessati su possibili soluzioni a servizio dello sviluppo di politiche ambientali dedicate.

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Per partecipare a questo evento è necessario registrarsi.

Rete monitoraggio qualità aria open source (video e presentazioni)

Due piccole regioni insieme per un grande progetto.

Il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria realizzato da Arpa Valle d’Aosta è stato implementato dalla Liguria, che lo ha reso Open source e fruibile a chiunque sia interessato alla tematica.

Un utilizzo condiviso in tutte le Arpa di un unico sistema open source ne permetterebbe un miglioramento continuo, con un notevole risparmio di risorse, rappresentando una concreta attuazione di quell’armonizzazione operativa che il Sistema delle Agenzie si è posta come obiettivo da raggiungere, oltre a facilitare la condivisione e comparazione dei dati.

Qui il video con il riassunto della presentazione effettuata a Ecomondo il 7 novembre:

i contributi video di Manuela Zublena – Arpa VdA

Monica Beggiato – Arpal

ed Enrica Bongio – Arpal

A seguire le presentazioni della mattinata del 7 novembre:

“Sistemi integrati di gestione dei dati delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria: il progetto OpenAirVallée – SW Open Source conforme alle norme europea e nazionale”:

Qualità dell’aria in Lombardia, primi bilanci e qualche novità

In Lombardia, le intense precipitazioni cadute nell’ultima parte del mese di ottobre hanno messo temporaneamente in secondo piano il problema dell’inquinamento atmosferico.

Anche quest’anno, però, il mese è stato in generale piuttosto siccitoso (18 mm di pioggia a Milano dal primo al 26 ottobre). Le temperature sopra la media hanno d’altra parte reso inutile l’accensione dei caloriferi in tutta la regione, controbilanciando così la scarsità delle precipitazioni con una riduzione delle emissioni tipiche del periodo. Il numero degli episodi critici per il PM10 è quindi risultato parzialmente limitato rispetto alla situazione tipica della stagione, in particolare se ci si confronta con quanto successo nell’anno 2017, pure caratterizzato da precipitazioni molto limitate ad ottobre.

Considerando la stazione di volta in volta peggiore, durante il mese di ottobre 2018 si sono infatti avuti a Milano 14 giorni di superamento del valore limite giornaliero di 50 µg/m3 (contro i 20 di ottobre 2017). Considerando invece l’intera Lombardia, il numero maggiore di superamenti nello stesso mese è stato rilevato nelle zone pianeggianti, con 17 giorni a Lodi; dato comunque inferiore ai 23 giorni registrati nel 2017 a Vigevano, anch’essa città di pianura.

Questi dati permettono così di consolidare il trend in miglioramento del numero di giorni di superamento del PM10 da inizio anno che, seppure già sopra ai 35 massimi ammessi dalla normativa in diversi punti di rilevamento, sono comunque in generale inferiori rispetto al passato: nel 2018 a Milano si sono, ad esempio, registrati 54 giorni sopra ai limiti nel periodo 1° gennaio – 30 ottobre, mentre nel 2017 nello stesso intervallo temporale i superamenti erano stati 65. Tale risultato è tra l’altro particolarmente positivo, considerando l’aggiunta di un punto di misura di PM10 nel 2018 nella stazione di Milano viale Marche, caratterizzata da traffico intenso. Situazioni simili in altre città: ad esempio, 28 giorni di superamento a Bergamo, contro i 54 fino al 30 ottobre del 2017; 29 a Brescia contro i 59 fino al 30 ottobre 2017.

Nello scorso mese, i superamenti registrati hanno comunque determinato l’adozione delle misure temporanee di primo livello per 7 giorni in provincia di Lodi, Cremona e Pavia e per 4 giorni a Milano.

L’esperienza maturata, con l’attivazione del provvedimento di limitazione della circolazione temporaneo in provincia di Milano all’inizio di una fase meteorologicamente meno stabile, dopo quattro giorni consecutivi di superamento ma secondo un algoritmo di calcolo che ha determinato l’avvio delle azioni nel primo giorno sotto i livelli (che si sono poi mantenuti limitati anche nella gran parte dei giorni successivi), ha portato alla modifica delle modalità di attivazione, che, secondo quanto previsto dalla DGR 712 del 30.10.18 prevedono a partire dal 1.12.2018 una maggiore flessibilità nell’attivazione e nella disattivazione dei provvedimenti, in modo da poter tener conto di eventuali previsioni meteorologiche non univoche e convergenti per i giorni successivi.

Le novità maturate durante il mese appena concluso non si fermano qui. Oltre a una revisione delle deroghe per le misure strutturali, è allo studio un criterio di limitazione della circolazione basato non più solo sulle classi Euro degli autoveicoli ma anche sulle emissioni effettivamente prodotte in base alle reali percorrenze, in prima ipotesi mediante apparecchi di registrazione volontaria dei chilometri percorsi, quali quelli oggi utilizzati dalle compagnie assicurative. Di questo, però, se ne potrà parlare dalla prossima stagione.

 

A cura di Guido Lanzani – Arpa Lombardia

 

Come sono riscaldate le case dei toscani

I dati provenienti dal Catasto Impianti Termici della Toscana: la legna e il pellet rappresentano l’1% dei combustibili usati negli impianti di riscaldamento della regione, il metano supera il 90%.

Il freddo sta arrivando e nelle case dei toscani iniziano ad accendersi i riscaldamenti, ma vediamo quali sono le tipologie di impianti presenti nella nostra regione. Per tracciare un quadro siamo andati a consultare i dati, aggiornati ad agosto 2018, provenienti dal Catasto Impianti Termici gestito dal Sistema Informativo regionale sull’Efficienza Energetica della Regione Toscana. I dati qui presentati non comprendono gli impianti dei comuni di Firenze e di Grosseto e quindi le conclusioni tratte nell’articolo sono valide al netto di questi dati.

Tipologia di impianti di riscaldamento in ToscanaEmerge dunque che il 90,7% degli impianti di riscaldamento in Toscana sono alimentati a gas metano, seguono con il 6,4% quelli a Gpl, l’1,8% a combustibile liquido (gasolio, kerosene, oli combustibili), l’1% a biomassa (legna e pellet) e lo 0,1% a carbone (torba, coke, antracite).

Nel dettaglio, questa la situazione delle dieci province toscane.

La provincia più riscaldata dal metano risulta quella di Prato, con il 97,8% degli impianti censiti, seguiti dallo 1,8% alimentato a Gpl, 0,2% a combustibile liquido, 0,1% a carbone ed un altro 0,1% a biomassa.

La provincia invece meno metanizzata risulta Grosseto, dove il 71,4% degli impianti è alimentato a metano, il 22,4% a Gpl, il 5,7% a combustibile liquido e lo 0,4% a biomassa. In questa provincia non risulta usato il carbone per alimentare gli impianti di riscaldamento.

Anche nelle province di Pistoia, Siena e Livorno risulta assente il carbone quale combustibile.
In provincia di Pistoia il metano è usato nel 96,3% degli impianti, seguito dal combustibile liquido nell’1,9%, il Gpl nell’1% e la biomassa nello 0,8%. Stessa classifica per la provincia di Siena, anche se qui il combustibile liquido raggiunge il 4,7% (94,5% metano, 0,6% Gpl e 0,1% biomassa).

Il Gpl è il secondo combustibile più usato nella provincia di Livorno con una percentuale di 8,4%, (89,4% metano, 1,6% combustibile liquido e 0,6% biomassa).

Percentuali sopra il 90% di impianti a metano si registrano anche nelle province di Pisa, Firenze e Massa Carrara, rispettivamente con 95%, 91,7% e 90,5%, seguono in tutti e tre i casi gli impianti alimentati a Gpl (4,3%, 6,9%, 7,5%).

In provincia di Pisa segue poi il carbone con 0,5%, il combustibile liquido con 0,2%, infine la biomassa con 0,1%. In provincia di Firenze il combustibile liquido con 0,71%, la biomassa con 0,66% e infine il carbone con 0,02%. Infine in provincia di Massa Carrara il combustibile liquido con 1,2%, la biomassa con 0,8% e il carbone con 0,003%.

In provincia di Arezzo ci si scalda nell’88% dei casi con metano, segue il Gpl con 9,9%, il combustibile liquido con 1,2%, la biomassa con 1% e infine il carbone con 0,1%.

La provincia di Lucca registra la percentuale più alta, in Toscana, di impianti a biomassa (4,6%); il resto degli impianti è così distribuito: 86,1% metano, 6,9% Gpl, 2,5% combustibile liquido e 0,01% carbone.

Impianti a biomassa ToscanaSoffermandoci su una particolare tipologia di impianti, quelli alimentati a biomassa(legna e pellet), possiamo vedere che in Toscana risultano censiti 15.521 impianti di questo tipo, la maggioranza dei quali (58,5%) collocati nel territorio della provincia di Lucca.

Ricordiamo come la combustione di biomassa (legna, pellet) per il riscaldamento domestico, nonché per lo smaltimento degli scarti vegetali tramite abbruciamento, rappresenta la principale sorgente di inquinamento per il PM10. Tale sorgente contribuisce infatti, nei giorni di superamento, nelle stazioni di fondo della Toscana, dal 37% fino al 52%.

Per questo motivo il Piano regionale per la qualità dell’aria (PRQA) ha inserito alcuni interventi strutturali proprio in questo ambito. Li ricordiamo qui:

  • divieto utilizzo biomassa per il riscaldamento nelle nuove costruzioni o ristrutturazioni: misura applicata ai soli comuni critici per il PM10 e alle sole aree di superamento (zone di fondovalle fino ad una altezza di 200 metri). Dalla misura sono escluse in ogni caso le aree non metanizzate e le ristrutturazioni dove sono già presenti impianti di riscaldamento a biomassa;
  • prescrizione di efficienza minima per gli impianti termici a biomassa ad uso civile: divieto di installazione di generatori di calore aventi la certificazione o certificati con qualità inferiore a 4 stelle (DM 186/2017), applicabile alle nuove costruzioni e alle ristrutturazioni edilizie;
  • potenziamento dei controlli sugli impianti domestici destinati al riscaldamento, in modo prioritario quelli a biomassa.

Tra gli interventi contingibili ed urgenti, il Piano individua poi le Ordinanze di limitazione dell’utilizzo di biomassa per il riscaldamento, da prevedere nei Piani di azione comunale; l’utilizzo di biomassa per riscaldamento domestico potrà essere ammesso solo con impianti ad alta efficienza, fatte salve le abitazioni dove non siano presenti sistemi alternativi di riscaldamento.

Il Piano, approvato lo scorso mese di luglio 2018, intende dunque ridurre le emissioni provenienti dagli impianti alimentati a biomassa, incentivando l’installazione di pompe di calore, preferibilmente asservite da pannelli fotovoltaici, per il condizionamento degli edifici, oltre che interventi per la migliore coibentazione degli stessi. Per questo, oltre a valorizzare le detrazioni fiscali previste per i cittadini che realizzano queste opere, il PRQA mette a disposizione finanziamenti diretti per poter agire in questa direzione.

Come si evince dai dati all’inizio riportati, in Toscana, ad esclusione delle Province di Grosseto, Livorno, Pistoia e Siena, se pur in maniera residuale esistono anche impianti alimentati con combustibile solido non rinnovabile, ovvero carbone in tutte le sue forme (ad esempio torba, coke, antracite). La maggior parte di questi impianti (79,5%) si trova nella Provincia di Pisa.

Impianti alimentati a carbone in tutte le sue forme (ad esempio torba, coke, antracite)
Provincia
Arezzo 68
Firenze 65
Grosseto 0
Livorno 0
Lucca 13
Massa Carrara 3
Pisa 948
Pistoia 0
Prato 96
Siena 0

Testo di Maddalena Bavazzano

La qualità dell’aria in Europa

E’ stato recentemente pubblicato il nuovo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) “Air Quality in Europe – 2018”.

La relazione presenta una panoramica aggiornata e un’analisi della qualità dell’aria in Europa dal 2000 al 2016. Esamina i progressi compiuti verso il rispetto degli standard di qualità dell’aria stabiliti nelle due direttive UE sulla qualità dell’aria ambiente e riguardo alle line guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Il rapporto dell’EEA presenta anche le più recenti stime sull’esposizione della popolazione e degli ecosistemi agli inquinanti atmosferici con i conseguenti maggiori impatti.

La valutazione dello stato della qualità dell’aria si basa principalmente su misurazioni relative all’aria ambiente, in combinazione con dati di modellizzazione e dati sulle emissioni antropogeniche e la loro evoluzione nel tempo.

Per la prima volta, la relazione sulla qualità dell’aria in Europa presenta informazioni sulle concentrazioni per la maggior parte degli inquinanti atmosferici a livello nazionale per 39 paesi europei (i 28 dell’UE e altri 11).

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Particolato (PM10 e PM2,5)

Le concentrazioni di particolato (PM) hanno continuato a superare i valori limite UE e quelli delle linee guida dell’OMS in vaste aree dell’Europa nel 2016. Per il PM10, concentrazioni superiori al valore limite giornaliero dell’UE è stato registrato nel 19% delle stazioni di monitoraggio in 19 dei 28 Stati membri dell’UE (UE-28) e in altri otto paesi del Continente; per il PM2,5, le concentrazioni superiori al valore limite annuale sono state registrate al 5% delle stazioni, in quattro Stati membri e in altri quattro paesi extra-UE.

Il valore delle linee guida dell’OMS a lungo termine per il PM10 è stato superato nel 48% delle stazioni e in tutti i paesi, ad eccezione di Estonia, Islanda, Irlanda e Svizzera. Il valore delle linee guida dell’OMS a lungo termine per il PM2,5 è stato superato nel 68% delle stazioni situate in tutti i paesi, ad eccezione di Estonia, Finlandia, Ungheria, Norvegia e Svizzera.

Il 13% della popolazione urbana dell’UE è stato esposto a livelli di PM10 superiori al valore limite giornaliero e circa il 42% è stato esposto a concentrazioni superiori al più rigoroso valore previsto dalle linee guida dell’OMS per il PM10 nel 2016.

Per quanto riguarda il PM2,5, il 6% del totale popolazione urbana nell’UE è stato esposto a livelli superiori al valore limite dell’UE e circa il 74% è stato esposto a concentrazioni superiori al valore indicato dalle linee guida dell’OMS nel 2016.

La percentuale della popolazione urbana dell’UE esposta ai livelli di PM10 e PM2,5 oltre i valori limite e le linee guida dell’OMS nel 2016 è stata la più bassa dal 2000 (2006 per PM2,5), mostrando una tendenza alla diminuzione.

Ozono (O3)

Nel 2016, il 17% delle stazioni ha registrato concentrazioni superiori al valore obiettivo UE per la protezione della salute umana, per l’ozono (O3) . La percentuale di stazioni che hanno rilevato concentrazioni superiori a questo valore obiettivo erano notevolmente inferiori rispetto al 2015 (41%) ma superiori a quelle del 2014, riflettendo la variabilità interannuale delle concentrazioni di O3. Queste stazioni erano situate in 14 paesi dell’UE e in altri cinque paesi europei.

L’obiettivo a lungo termine è stato raggiunto solo nel 17% delle stazioni nel 2016. Il valore delle linee guida dell’OMS per l’O3 è stato superato nel 96% delle stazioni di monitoraggio, la stessa percentuale rilevata nel 2015.

Circa il 12% della popolazione urbana dell’UEè stata esposta a concentrazioni di O3 al di sopra della soglia del valore obiettivo dell’UE, percentuale che rappresenta una diminuzione considerevole rispetto all’esposizione elevata del 2015 (30%). Però, la percentuale è ancora superiore al 7% registrato nel 2014. La percentuale della popolazione urbana dell’UE esposta a livelli di O3 che supera il valore indicato dalle linee guida dell’OMS è stata del 98% nel 2016, senza mostrare alcuna fluttuazione dal 2000.

Biossido di azoto (NO2)

Il valore limite annuale per il biossido di azoto (NO2) continua ad essere ampiamente superato in tutta Europa, anche se la concentrazione e l’esposizione della popolazione stanno diminuendo.

Nel 2016, circa il 12% di tutte le stazioni di monitoraggio ha registrato concentrazioni superiori a questo standard, che è lo stesso delle linee guida dell’OMS. Queste stazioni erano situate in 19 paesi dell’UE e in altri quattro paesi europei e l’88% delle concentrazioni oltre questo valore limite è stato osservato nelle stazioni di traffico.

Il 7% della popolazione urbana dell’UE viveva in aree con concentrazioni superiori al valore limite annuale UE e delle linee guida dell’OMS per il NO2 nel 2016, che rappresenta il valore più basso dal 2000.

Benzo[a]pirene (BaP), un indicatore per idrocarburi policiclici aromatici

Il 31% delle stazioni di monitoraggio del benzo[a]pirene (BaP) ha rilevato concentrazioni superiori a 1,0 ng / m3 nel 2016. Appartenevano a 13 Stati membri (su 25 paesi dell’UE e altri due paesi europei) ed erano stazioni situate principalmente nelle aree urbane. Il 21% della popolazione urbana dell’UE è stata esposta a concentrazioni medie annue di BaP superiori al valore obiettivo dell’UE nel 2016 e circa il 90% a concentrazioni superiori al livello di riferimento stimato.

Altri inquinanti: anidride solforosa (SO2), monossido di carbonio (CO), benzene (C6H6) e metalli tossici

Solo 23 stazioni (su 1.600) in cinque paesi hanno rilevato valori di anidride solforosa (SO2) al di sopra del valore limite giornaliero dell’UE, nel 2016. Tuttavia, il 37% di tutte le stazioni di monitoraggio del SO2, situate in 30 paesi, ha misurato concentrazioni di SO2 sopra i valori raccomandati dalle linee guida dell’OMS. Ciò significa che il 23% della popolazione urbana dell’UE-28 nel 2016 è stata esposta a livelli di SO2 superiori alle indicazioni dell’OMS.

L’esposizione della popolazione europea a concentrazioni di monossido di carbonio (CO) superiori al valore limite UE e delle linee guida OMS è molto localizzata e poco frequente. Solo cinque stazioni (di cui quattro al di fuori dell’UE) hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite UE, nel 2016.

Allo stesso modo, nel 2016 sono state osservate concentrazioni superiori al valore limite per il benzene (C6H6) in sole quattro stazioni europee (tutte situate nell’UE).

Le concentrazioni di arsenico (As), cadmio (Cd), piombo (Pb) e nichel (Ni) nell’aria sono generalmente basse in Europa, con pochi superamenti degli standard ambientali. Tuttavia, questi inquinanti contribuiscono alla deposizione e all’accumulo di livelli di metalli tossici nei terreni, nei sedimenti e negli organismi.

Impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute

L’inquinamento atmosferico continua ad avere un impatto significativo sulla salute della popolazione europea, in particolare nelle aree urbane. Ha anche un notevole impatto di carattere economico, con l’aumento dei costi per la sanità pubblica e la riduzione della produttività, a causa delle giornate lavorative perse.

Le sostanze inquinanti più importanti d’Europa in termini di danno alla salute umana sono il PM, l’NO2 e l’O3.

Le stime degli impatti sulla salute attribuibili all’esposizione all’inquinamento atmosferico indicano che le concentrazioni di PM2,5 nel 2015 sono state responsabili di circa 422.000 decessi prematuri originati dall’esposizione a lungo termine in Europa ( in oltre 41 paesi), di cui 391.000 erano nell’UE.
Gli impatti stimati sulla popolazione in questi 41 paesi europei per l’esposizione alle concentrazioni di NO2 e O3 nel 2015 sono stati circa 79.000 e 17.700 morti premature all’anno, rispettivamente, di cui nell’UE circa 76.000 e 16.400 morti premature all’anno.

Sebbene le variazioni da un anno all’altro siano ridotte, uno studio recente ha valutato l’evoluzione a lungo termine dell’esposizione della popolazione europea alla concentrazione di PM2,5 dal 1990 e le morti premature associate. Sono stati utilizzati diversi set di dati e l’insieme di tutti i set di dati indica una diminuzione mediana della mortalità prematura di circa il 60% in Europa, attribuita all’esposizione al PM2,5 tra il 1990 e il 2015. Ciò riflette una diminuzione simile dell’esposizione della popolazione europea al PM2,5.

Air quality in Europe -2018 report

Una rete per condividere e interpretare i dati sull’aria

La piattaforma Calicantus è nata da un progetto di collaborazione “dal basso” per la valutazione in tempo reale della qualità dell’aria. La rete mette insieme Agenzie ambientali e ricercatori italiani e di altri Paesi vicini. Oltre alle prospettive di allargamento, ci sono possibilità di nuovi servizi di condivisione.

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Emilia-Romagna, cambiata la manovra antismog

E’ cambiata la manovra antismog della Regione Emilia-Romagna, accogliendo la richiesta della maggioranza dei territori, ma senza modifiche sulle stime del taglio alle emissioni inquinanti. Lo spostamento al primo ottobre 2020 del blocco alla circolazione dei diesel euro 4 viene sostanzialmente compensato dagli incentivi per rottamare i veicoli più inquinanti, dalla stretta sulle misure emergenziali (sulla base delle rilevazioni di Arpae, scatterano dopo soli 3 giorni di superamento continuativo del PM10, un giorno in meno rispetto al Pair 2020, il Piano aria integrato regionale) e dal raddoppio delle domeniche ecologiche. Continua>

Le nuove regole entrano in vigore a livello locale con l’emissione delle Ordinanze dei Comuni, disponibili sul sito Liberiamo l’aria (le pagine sono in corso di aggiornamento).

 

Le delibere del Consiglio Snpa del 3 ottobre 2018

Sono ora disponibili le delibere adottate nel corso del Consiglio nazionale Snpa che si è tenuto il 3 ottobre 2018, fra cui una sul tema delle maleodoranze.

Sono state approvate le articolazioni operative del Piano Triennale (PT) SNPA 2018-2020, che definiscono, per ciascuno dei sette TIC (Tavoli Istruttori del Consiglio), la denominazione dei Gruppi di Lavoro (GdL) e delle Reti dei Referenti/Tematiche (RRlRRTEM), proposte dal Direttore Generale ISPRA e dai Direttori Generali ARPAiAPPA Coordinatori dei TIC, complete dell’indicazione dei coordinamenti per ogni articolazione.

Le altre delibere sono in prevalenza approvazioni di documenti tecnici rivolti a favorire una sempre maggiore omogeneità nelle attività svolte dagli enti che compongono il Sistema (Ispra, Arpa e Appa).

Fra essi, di particolar interesse anche per i non tecnici, il documento elaborato dal gruppo di lavoro Snpa che si è occupato di un tema particolarmente sensibile: quello delle maleodoranze.

Fra i temi trattati:

  • metodologie di monitoraggio delle emissioni odorigine;
  • modelli di dispersione per la valutazione di impatto olfattivo;
  • metodologie di abbattimento degli odori.

Le delibere adottate:

VIDEO – Scuola odori, Trieste 15-16 ottobre

Sono disponibili, sul sito di Arpa FVG, i video degli interventi dei relatori che hanno partecipato alla due giorni dedicata alle emissioni odorigene “Scuola odori”, svoltasi a Trieste il 15 e 16 ottobre. Vai alla pagina>

Acciaierie e Ambiente. Il monitoraggio degli impatti sulla qualità dell’aria

Nei giorni 29 e 30 ottobre si è tenuto ad Aosta il Convegno “Acciaierie e Ambiente – Il monitoraggio degli impatti sulla qualità dell’aria”, sono ora disponibili le presentazioni dei relatori.

Il convegno, che ha avuto un grande successo in termini di partecipazione e di qualità dei contributi presentati, era dedicato agli impatti degli stabilimenti di produzione di acciaio dalla fusione di rottame con forno elettrico. Si tratta di industrie potenzialmente molto inquinanti sia per la tipologia dei processi produttivi sia per la tipologia delle sostanze inquinanti che si possono sviluppare.

In Italia sono molti i casi di acciaierie nate all’inizio del secolo scorso in contesti poco urbanizzati; nel corso del secolo la città si è poi sviluppata intorno a queste industrie, anche grazie all’impulso economico dato proprio dall’attività industriale.

L’evoluzione della normativa ambientale e della sensibilità dei cittadini sui temi dell’inquinamento ambientale e della salute umana pongono il tema della compatibilità ambientale di queste industrie nel territorio urbano locale.

Il convegno è stato un’occasione di confronto tra le Agenzie Ambientali e le imprese ed è riuscito nell’intento di stimolare la promozione di iniziative di collaborazione per lo sviluppo di nuovi approcci e nuovi metodi in grado di rendere più agevole il percorso verso la compatibilità e la sostenibilità ambientale delle acciaierie nel territorio.

Nelle pagine seguenti è possibile visionare e scaricare i contributi presentati nel corso delle due giornate.

A Ecomondo Arpa Valle d’Aosta e Arpa Liguria sui sistemi integrati di monitoraggio della qualità dell’aria

Il 7 novembre Arpa Valle d’Aosta in collaborazione con Arpa Liguria interviene al convegno “Sistemi integrati di gestione dei dati delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria: il progetto OpenAirVallée – SW Open Source conforme alle norme europea e nazionale” (Sezione “analisi chimiche e monitoraggi” padiglione D2).

Il giorno 7 novembre ARPA Valle d’Aosta in collaborazione con ARPA Liguria interviene al convegno Sistemi integrati di gestione dei dati delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria: Il Progetto OpenAirVallée – SW Open Source conforme alle norme europea e nazionale (Sezione “analisi chimiche e monitoraggi” padiglione D2).

In tale occasione verrà presentato il sistema informatico di gestione di dati e informazioni relative ad una rete di Monitoraggio della qualità dell’aria, sviluppato da Arpa Valle d’Aosta e che, grazie ad una collaborazione attivata con Arpa Liguria, verrà predisposto in versione open – source.

Il sistema informatico in questione è strutturato in modo da gestire sulla propria piattaforma tutti i dati necessari per il popolamento del sistema INFOARIA di Ispra. La base dati e la formattazione dei differenti dataset rispetta le specifiche richieste dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, assolvendo così in modo efficace agli obblighi previsti dall’IPR (Decision 2011/850/EU), superando la modalità di compilazione diretta del sistema ISPRA che richiede attualmente ancora un importante impegno del personale delle Agenzie.

Si tratta di una declinazione concreta dei principi di efficienza, efficacia, economicità invocati per il buon funzionamento di un Ente pubblico, nonché del concetto di riuso previsto dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione.

Un utilizzo condiviso in tutte le ARPA di un unico sistema open source permetterebbe un miglioramento continuo del sistema stesso con un notevole risparmio di risorse, rappresentando una concreta attuazione di quell’armonizzazione operativa che il Sistema delle Agenzie si è posta come obiettivo da raggiungere.

Il primo esempio è proprio quello di Arpa Liguria, che da poco ha ricevuto in gestione la rete di monitoraggio della qualità dell’aria della città metropolitana di Genova. Osservandosi intorno ha individuato nel prodotto dei “cugini” della Valle d’Aosta la miglior soluzione adottabile; con un investimento ben inferiore a quanto sarebbe costato pensare a qualsiasi altra soluzione, Arpal ha non solo personalizzato il prodotto, ma lo ha reso idoneo alla versione open-source, facendo in modo che tutte le migliorie future siano applicate anche ai prodotti di Liguria e Valle d’Aosta: a Rimini verranno illustrate anche queste implementazioni.

Altri eventi Snpa ad Ecomondo:

Inquinamento atmosferico e aspettativa di vita in Cina

Negli ultimi anni studi di coorte condotti in Nord America e in Europa hanno evidenziato chiaramente che l’esposizione a lungo termine a polveri sottili come il PM2.5 è associata a un aumento del rischio di mortalità. Tuttavia, questa associazione raramente è stata quantificata per concentrazioni ambientali più elevate e nei paesi a basso e medio reddito, come la Cina, che sono spesso le aree del mondo con una maggiore presenza di inquinanti in atmosfera.

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Scuola odori a Trieste

Il 15 e 16 ottobre si è svolta a Trieste la due giorni denominata “Scuola odori”, una proposta di Arpa FVG, finalizzata ad armonizzare le procedure relative alla valutazione delle molestie olfattive di origine ambientale e la loro quantificazione. Per questo motivo la scuola ha ottenuto il patrocinio di AssoArpa, l’associazione delle Agenzie per la tutela ambientale, della Regione e del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Sono qui disponibili tutti i materiali della scuola.

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Diretta streaming per la “Scuola degli odori” di Trieste

Sarà disponibile la diretta streaming per il corso di formazione “Esperienze di valutazione delle emissioni odorigene” che si svolgerà a Trieste il 15 e 16 ottobre, promosso da AssoArpa in collaborazione con la Regione e con Arpa Fvg.

 

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