Incendio di Marcianise, i risultati delle indagini ambientali

Il 26 ottobre un incendio ha colpito un impianto di gestione rifiuti a Marcianise (Caserta). Arpa Campania ha monitorato gli effetti ambientali dell’evento: il 6 novembre diffuso un comunicato riassuntivo.

Lo scorso 6 novembre Arpa Campania ha diffuso un riepilogo dei risultati delle indagini ambientali  condotte a seguito dell’incendio che lo scorso 26 ottobre ha colpito l’impianto di gestione rifiuti Lea srl, situato nella zona industriale di Marcianise (Caserta). In particolare, il lavoro dell’Agenzia si è finora concentrato sul monitoraggio di diossine e furani nell’aria, nei pressi del sito oggetto dell’incendio e nel territorio del comune di Marcianise.

Il monitoraggio effettuato nelle prime due ore dell’evento e nei due giorni successivi all’incendio dimostra un consistente superamento del valore di riferimento di 0,15 picogrammi/Nm3 [I TEQ] per l’aria ambiente indicato dalle linee guida della Germania (LAI –Laenderauschuss fuer Immissionsshutz, Comitato degli Stati per la protezione ambientale), uno dei pochi riferimenti presenti in letteratura tecnica, in assenza di valori limite o soglie stabiliti dalla normativa. Il superamento si è ridotto considerevolmente nel monitoraggio effettuato tra il 29 e il 30 ottobre, per poi rientrare ben al di sotto del valore di riferimento nel monitoraggio tra il 30 e il 31 ottobre. Nella tabella a seguire sono riportati i risultati del monitoraggio delle diossine/furani condotto dall’Agenzia.

Le indagini condotte da Arpac non si sono limitate tuttavia al monitoraggio delle diossine. Il giorno stesso dell’incendio, i tecnici del dipartimento di Caserta hanno posizionato analizzatori multi gas a dieci metri dal luogo dell’incendio, per monitorare alcuni parametri, riportati nella tabella a seguire. Nella tabella, all’ultima colonna, sono anche riportati, a titolo meramente indicativo, i corrispondenti valori TLV – TWA, non strettamente applicabili al caso in esame.

Parametri misurati con analizzatori multi gas
Sito di misura Parametro Data e ora Risultato TLV – TWA
Area perimetrale stabilimento LEA, sottovento Acido Cloridrico 26/10/18, ore 12-13 10,65 mg/mc 7,5 mg/mc
Area perimetrale stabilimento LEA, sottovento Biossido di zolfo 26/10/18, ore 12-13 3,5 mg/mc 5,0 mg/mc
Area perimetrale stabilimento LEA, sottovento Biossido di azoto 26/10/18, ore 12-13 10,5 mg/mc 5,6 mg/mc

Gli stessi parametri, misurati, nella direzione del vento, a una distanza di circa 200 metri dal sito oggetto dell’incendio, sono risultati inferiori al limite di rilevabilità degli strumenti utilizzati.

Lo stesso 26 ottobre, Arpac ha inoltre condotto campionamenti di aria ambiente presso l’ingresso dello stabilimento colpito dall’incendio, per la ricerca di sostanze organiche volatili (SOV) e aldeidi. Si è riscontrata una significativa concentrazione di benzene, pari a 1420 microgrammi per metro cubo, superiore al limite di concentrazione media annuale del benzene pari a 5 microgrammi per metro cubo, dettato dal decreto legislativo 155/10.

Sul sito web Arpac, in un’apposita pagina, sono stati poi pubblicati i risultati del monitoraggio della qualità dell’aria condotto, a partire dal giorno stesso dell’incendio, con un laboratorio mobile collocato nei pressi del Municipio di Marcianise: i dati non mostrano, per i parametri monitorati, superamenti dei valori limite di concentrazione previsti dal decreto legislativo 155/2010, tranne che per il PM10 in data 29 ottobre a seguito dell’afflusso di polveri sahariane.

Una relazione più dettagliata, con tutti gli esiti delle indagini finora condotte da Arpac, è stata pubblicata oggi sul sito web dell’Agenzia. Nei prossimi giorni, infine, il monitoraggio ambientale sarà integrato con prelievi, nei terreni vicini al sito colpito dall’incendio, di campioni di top soil.

Documentazione

Relazione sintetica sulle attività svolte da Arpac in relazione all’Incendio c/o impianto di gestione rifiuti LEA s.r.l., sito in Marcianise, zona ASI SUD, del 26/10/18

Allegato 1: dati relativi all’impianto di gestione dei rifiuti LEA s.r.l.
Allegato 2: rapporto di prova n° 20180023906 C01 A1,A2
Allegato 3: rapporto di prova diossine n° 23938
Allegato 3 bis: rapporto di prova diossine n° 23985
Allegato 3 ter: rapporto di prova diossine n° 24068
Allegato 3: quater rapporto di prova diossine n°24078
Allegato 3: quinques rapporto di prova diossine n°24138
Allegato 4: relazione su condizioni meteo ambientali e primi dati qualità dell’aria

Terra dei fuochi, confronto tra istituzioni a Salerno

In un convegno all’università di Salerno si è fatto il punto sul risanamento dei siti contaminati in Campania. Avanza la conoscenza sullo stato dei terreni, resta difficile gestire le bonifiche.

La seconda edizione del convegno sul risanamento dei siti contaminati in Campania, promosso dall’università di Salerno lo scorso 19 ottobre, è stata l’occasione per fare il punto sullo stato dei lavori nella cosiddetta “Terra dei fuochi”.  A che punto è la mappatura dei terreni agricoli per valutare se sono idonei alla coltivazione di prodotti alimentari? E a che punto sono le azioni di risanamento in quest’area di novanta comuni compresa tra le province di Napoli e Caserta? Queste sono alcune delle domande a cui hanno provato a rispondere esperti e rappresentanti delle istituzioni presenti nell’Aula delle lauree di ingegneria dell’ateneo di Fisciano.

Tra i relatori, Maria Antonietta Troncone, a capo della Procura di Santa Maria Capua Vetere, nella cui giurisdizione ricadono quindici dei novanta comuni della Terra dei fuochi.  Il giudice ha espresso apprezzamento per la sinergia tra istituzioni sul territorio, in particolare per il lavoro dell’Arpa Campania, di cui il magistrato ha auspicato il potenziamento. Sul piano delle bonifiche, il procuratore ha evidenziato che è spesso difficile individuare il soggetto che deve compierle: non di rado i responsabili dell’inquinamento sono aziende fallite o dismesse, o magari c’è un concorso di molte azioni inquinanti che si sono sovrapposte nel tempo in un unico luogo, per cui il più delle volte, nell’impossibilità di costringere i responsabili a porre rimedio ai guasti ambientali, sono i soggetti pubblici che devono provvedere alla bonifica.  Spesso, però, i comuni non hanno le risorse per farsi carico di operazioni così complesse.

Un quadro difficile, dunque, dove tuttavia avanza la conoscenza sullo stato dell’ambiente, grazie a un lavoro di squadra in cui sono impegnate istituzioni con competenze tecnico-scientifiche, tra cui Università di Napoli Federico II, Ispra, Istituto superiore di sanità, Arpa Campania, Istituto zooprofilattico sperimentale Campania e Calabria. Al direttore tecnico dell’Arpa Campania, Marinella Vito, è toccato il compito di illustrare l’avanzamento delle indagini condotte sui terreni agricoli. I risultati di questo lavoro sono esposti sul sito istituzionale Arpac, in un’apposita sezione dedicata alla Terra dei fuochi. In attesa di un Regolamento sugli interventi di bonifica dei siti agricoli, il gruppo di lavoro sulla Terra dei fuochi, previsto dalla legge 6 del 2014, ha elaborato un modello scientifico ad hoc per valutare l’idoneità dei terreni all’utilizzo in agricoltura.

L’intervento del vicepresidente della Giunta regionale della Campania Fulvio Bonavitacola

I risultati di questo lavoro, secondo il vicepresidente della Giunta regionale della Campania, Fulvio Bonavitacola, qualificano la Terra dei fuochi come un’entità «mitica». «Per anni – ha sostenuto l’esponente dell’esecutivo regionale – si è offerta di questo territorio un’immagine peggiore di quello che è in realtà. È necessario un risanamento identitario di questa terra, prima ancora che ambientale. Non si può negare l’esistenza di siti contaminati, ma l’evidenza finora disponibile dimostra che ammontano a poche decine di ettari i terreni su cui è necessario vietare la coltivazione di prodotti alimentari, una percentuale davvero esigua del territorio indagato».

Sono intervenuti, tra gli altri, la senatrice Maria Domenica Castellone, il procuratore di Salerno facente funzione, Luigi Alberto Cannavale, il direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Campania e Calabria, Antonio Limone, inoltre Vincenzo Belgiorno, ordinario di ingegneria sanitaria-ambientale all’università di Salerno e coordinatore del progetto RiCeRCa dedicato appunto alla Terra dei fuochi. La senatrice Castellone ha sottolineato che di recente la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha approvato una proposta di legge sull’istituzione del Registro tumori nazionale.  Il procuratore Cannavale, in linea con l’intervento della collega di Santa Maria Capua Vetere, ha evidenziato le criticità nella normativa che rendono difficile costringere i responsabili dei reati ambientali a compiere le bonifiche.

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