Legge ecoreati, da Legambiente un primo bilancio e otto proposte

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La legge 68/2015, che ha introdotto nel nostro codice penale il titolo VI-bis dedicato ai delitti ambientali, comincia a dare i suoi frutti. Nei primi 8 mesi di applicazione le nuove norme stanno dimostrando tutta la loro efficacia, come emerge dal rapporto di Legambiente Ecogiustizia è fatta. Un primo bilancio e alcune proposte nell’articolo di Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, in Ecoscienza 4/2016.

Grazie alla collaborazione del Corpo forestale dello Stato, del Comando Carabinieri tutela ambiente, della Guardia di finanza e delle Capitanerie di porto, Legambiente ha raccolto i dati relativi all’applicazione della legge 68 dal 29 maggio 2015 (data di entrata in vigore della norma) al 31 gennaio 2016. Sono stati contestati 947 ecoreati, con 1.185 persone denunciate e il sequestro di 229 beni per un valore di 24 milioni di euro.
L’imposizione di prescrizioni – previste per i reati minori, che non hanno arrecato danno o pericolo di danno all’ambiente, con un meccanismo di estinzione della pena, che prevede la messa a norma dell’attività in tempi prestabiliti e il successivo pagamento delle sanzioni – ha riguardato 774 reati contravvenzionali con la denuncia di 948 persone e 177 sequestri per un valore di 13,2 milioni di euro.

Particolarmente significativo, vista la complessità delle indagini e la brevità del periodo considerato, è il dato relativo ai casi di applicazione del delitto di inquinamento (art. 452 bis), che sono stati ben 118, con la denuncia di 156 persone e 50 sequestri, per un valore di oltre 10 milioni di euro. Da sottolineare anche le 30 contestazioni di disastro ambientale (art. 452 quater), con la denuncia di 45 soggetti, gli 11 casi di impedimento al controllo (art. 452 septies), i 12 casi di delitti colposi (art. 452 quinques) e le 2 ipotesi di delitto di morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale (art. 452 ter).

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Le novità dell’applicazione della nuova legge
Le indicazioni contenute in questo primo bilancio consentono già oggi di affermare che la nuova legge sta facendo davvero da spartiacque nel nostro paese “in nome del popolo inquinato”. Se fino a ieri forze dell’ordine e autorità giudiziaria avevano a disposizione armi spuntate ed erano spesso costrette ad “arrampicarsi sugli specchi” – contestando nei procedimenti giudiziari articoli e commi previsti per tutt’altro (dal disastro innominato al getto pericoloso di cose, solo per fare due esempi) – oggi, finalmente, possono contare su delitti specifici da contestare, con limiti di pena adeguati che consentono l’utilizzo di tecniche investigative efficaci e tempi di prescrizione raddoppiati per evitare la certezza della prescrizione, invece che della pena.
– All’inquinamento e al disastro ambientale si aggiungono altri quattro delitti (morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo, omessa bonifica)
– la previsione dei delitti colposi e una lunga serie di aggravanti, tra cui quelle contro l’ecomafia o i pubblici funzionari corrotti
– sono previste misure drastiche come la confisca dei beni, anche per equivalente, per gli inquinatori come per i mafiosi, oltre a sanzioni severe sulla responsabilità giuridica delle imprese.

Accanto ai delitti, un ulteriore elemento di novità è rappresentato dall’introduzione della parte sesta bis del Dlgs 152/2006 prevista per i reati ambientali contravvenzionali che non hanno arrecato danno o pericolo di danno alle risorse ambientali, urbanistiche e paesaggistiche protette. Proprio il ricorso al meccanismo delle prescrizioni si sta rivelando, come emerge dalla lettura dei dati, uno degli aspetti di più diffusa attuazione delle norme introdotte dalla legge 68/15, anche in considerazione della possibilità di una contestazione immediata. Delitti più gravi, come l’inquinamento o il disastro ambientale, comunque già utilizzati nei primi 8 mesi di vigenza degli ecoreati, richiedono lo sviluppo di indagini spesso delicate e complesse e daranno, probabilmente, esiti più significativi nel prossimo futuro.

Procedimenti amministrativi di estinzione della pena e inchieste penali più penetranti possono dunque rappresentare una manovra a tenaglia di repressione contro gli inquinatori. E soprattutto determinano effetti preventivi, che Legambiente ha avuto già modo di osservare negli investimenti in materia di adeguamento alle norme ambientali degli impianti produttivi e di diffusione di attività formative nel mondo delle imprese sul nuovo sistema di tutela penale dell’ambiente, ma anche nei dati del Rapporto Ecomafia 2016, pubblicato lo scorso luglio, che ha evidenziato i primi segnali di una inversione di tendenza, dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace.
Nel 2015 sono risultati infatti in diminuzione gli illeciti ambientali accertati (27.745), le persone denunciate (24.623) e i sequestri effettuati (7.055), mentre sono saliti a 188 gli arresti.

Le prossime leggi da approvare per la riconversione ecologica del Paese
Per completare una già straordinaria riforma e rendere ancora più incisiva l’azione di prevenzione e contrasto dei fenomeni d’illegalità ambientale è necessario sviluppare alcune iniziative specifiche e approvare ancora qualche altro strumento normativo. Ecco, in sintesi, le 8 proposte di Legambiente:

  • formare sulla nuova legge tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali (forze dell’ordine e Capitanerie di porto, magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, corpi di polizia municipale, direttori delle aree protette)
  • definire linee guida nazionali per garantire un’uniforme applicazione in tutto il paese della parte sesta bis del codice ambientale, quella che riguarda i reati minori che non rientrano tra i nuovi delitti ambientali previsti dalla legge 68, fino a oggi non completamente garantita
  • istituire un fondo nazionale presso il ministero dell’Ambiente in cui far confluire tutte le sanzioni pecuniarie previste per i reati minori dopo aver rispettato le prescrizioni, da utilizzare solo per bonificare i siti orfani sul modello del Superfund statunitense istituito nel 1980
  • potenziare le attività d’indagine contro gli ecoreati attraverso la costituzione di un corpo di polizia ambientale specializzato e sempre più strutturato sul territorio, approfittando del decreto sull’accorpamento del Cfs nell’Arma dei Carabinieri e utilizzando al meglio tutte le competenze dimostrate sul campo fino a oggi dagli investigatori dei due corpi
  • procedere subito all’approvazione dei decreti attuativi della nuova legge sul sistema delle Agenzie regionali protezione ambiente per garantire un miglioramento del sistema dei controlli pubblici in campo ambientale, uniformandoli su tutto il territorio nazionale
  • approvare una legge efficace per lo stop al consumo di suolo e definire quanto prima nuove regole per procedere in modo più spedito all’abbattimento delle costruzioni abusive
  • calendarizzare in tempi brevi la discussione del provvedimento sulle agromafie, in corso di definizione dal gruppo di lavoro costituito dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e presieduto da Giancarlo Caselli
  • lavorare per la definizione dei delitti contro gli animali, recuperando il lavoro che era stato fatto, sotto forma di emendamento, durante la fase di discussione della legge sugli ecoreati.

Si tratta di un pacchetto di misure e provvedimenti che consentirebbe – dopo l’approvazione nello scorso anno della legge sugli ecoreati, di quella sulle Agenzie e del collegato ambientale – di rafforzare in maniera significativa il quadro normativo a sostegno della riconversione ecologica del nostro paese.

Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – Scarica l’articolo (pdf)
Leggi il dossier Ecogiustizia è fatta  (pdf)
Vai a Ecoscienza 4/2016

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