I parchi naturali: una risorsa ambientale fondamentale

Arpatnews ha intervistato il presidente del Parco regionale delle Alpi Apuane, che è, con il Parco naturale della Maremma e il Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, uno dei tre Parchi regionali toscani, che si aggiungono ai tre parchi nazionali: il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, il Parco nazionale delle Foreste casentinesi, il Parco regionale della Maremma.

Sulle pagine di AmbienteInforma si è precedentemente parlato di alcuni parchi presenti sul territorio della Toscana, che costituiscono un patrimonio naturale fondamentale: il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, il Parco nazionale delle Foreste casentinesi, il Parco regionale della Maremma.

In questa occasione riprendiamo parte dell’intervista ad Arpatnews di Alberto Putamorsi, presidente del Parco regionale delle Alpi Apuane, che è, con il Parco naturale della Maremma e il Parco naturale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli, uno dei tre Parchi regionali toscani.

L’area gestita dall’Ente Parco occupa un territorio prevalentemente montuoso, che si spinge fino alla quota di 1947 m s.l.m. (M. Pisanino), per una superficie complessiva di circa 509 chilometri quadrati, di cui 199 in area parco e 310 in area contigua.

La natura del Parco, il suo patrimonio ambientale e paesaggistico e l’alto numero di geositi in esso presenti e soprattutto la capacità di gestirli gli sono valsi nel 2015 il riconoscimento dello status di Unesco Global Geopark. E il Parco partecipa, con altri 140 parchi sparsi nel mondo, al programma istituito dalla Conferenza Generale dell’Unesco per conservare e promuovere il patrimonio geologico-ambientale e storico-culturale di aree di rilevante valore del pianeta.

Oltre ad essere un Parco Regionale, quindi, quello delle Apuane ha ottenuto l’acquisizione dello status di “Unesco Global Geopark”. Un riconoscimento importante se si considera che in Italia non sono moltissimi i geoparchi divenuti siti Unesco. Due di questi sono in Toscana: il Parco delle Apuane appunto e il Parco nazionale tecnologico e archeologico delle Colline Metallifere Grossetane.

Caratteristica peculiare del Parco è anche quella di ospitare importanti attività estrattive di marmo, con le conseguenti problematiche di pressioni sull’ambiente (vedi in fondo pagina i collegamenti ad alcuni articoli sull’argomento).

Alberto Putamorsi


I Parchi possono trovarsi ad affrontare delle emergenze nel salvaguardare la biodiversità e gli habitat necessari alla sopravvivenza delle specie. Quali sono le maggiori criticità che deve affrontare da questo punto di vista il vostro Parco?

Le Alpi Apuane si distinguono per una elevata biodiversità e geodiversità. In base a un censimento realizzato dal Parco Regionale delle Alpi Apuane nel 2001, sono stati selezionati oltre 250 siti e manifestazioni geologiche di particolare valenza scientifica, storico-ambientale, estetica e socioeconomica. Tale censimento ha consentito di documentare il valore e segnalare l’interesse, non solo locale, che la comunità scientifica ha sempre avuto e continua ad esprimere nei confronti del patrimonio geologico delle Alpi Apuane. Le pubblicazioni edite a cura del Parco sui valori naturalistici del proprio territorio hanno consentito di documentare e segnalare la rilevante biodiversità e geodiversità dell’area, affinché sia stimata e riconosciuta in modo inequivocabile e consenta agli enti territoriali di condurre azioni più efficaci di conservazione e valorizzazione.

L’Ente Parco ha da anni intrapreso numerose azioni ed interventi mirate alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio dell’ambiente naturale, anche in collaborazione con altri Enti e soggetti privati. Tra le principali azioni: il progetto di fruizione scientifico culturale del complesso carsico ipogeo dell’Antro del Corchia, il recupero e la realizzazione dell’itinerario archeominerario presso le cave del ‘Bardiglio Cappella’ di Fabiano di Seravezza, i percorsi geoturistici nelle miniere dell’Argento vivo (Hg) di Levigliani di Stazzema, il percorso lungo le ‘Marmitte dei giganti’ del M. Sumbra e M. Fiocca, l’allestimento del Museo della Pietra piegata di Levigliani, dedicato alla storia delle attività estrattive e alla cultura del marmo.

A queste si aggiungono l’ApuanGeoLab a Equi Terme (Fivizzano) e la (Geo)Park Farm a Bosa di Careggine, che appartengono al sistema museale vero e proprio dell’ente. Questo enorme patrimonio convive con le attività estrattive che in alcuni casi si trovano molto vicino a zone di particolare pregio ambientale e questa è la maggiore criticità che il Parco delle apuane si trova ad affrontare.

Effettivamente il Parco delle Apuane è un caso anomalo rispetto alla maggior parte dei parchi, proprio perché convive con un’importante attività estrattiva. Come vivete questa situazione?

L’enorme patrimonio appena ricordato convive con le attività estrattive storicamente e culturalmente radicate nelle Apuane, che, pur investendo 3,3% della superficie complessiva dell’area protetta (comprensiva dell’area contigua), presentano una conclamata rilevanza mondiale e svolgono un ruolo decisivo nell’economia di un ampio contesto territoriale. Il Parco delle Apuane presenta in termini particolarmente esasperati il problema che negli ultimi decenni ha crescentemente impegnato la gestione della maggior parte dei parchi naturali europei: quello dei rapporti col loro contesto socio-economico e territoriale.

Più che altrove, nel caso delle Apuane, i problemi del Parco si presentano strettamente intrecciati con quelli del contesto e si profila un rapporto complesso e tormentato, come testimoniano l’estrema difficoltà di delimitazione dell’area Parco e l’individuazione del tutto inusuale di “aree contigue” all’interno del perimetro in corrispondenza delle aree estrattive e dei centri abitati. In tutto si parla di 19.906 ettari area Parco e 31.496 di area contigua. L’area complessiva (parco + contigua + cave) è di 52.954. Quindi una porzione davvero esigua è quella dedicata alle attività estrattive, ma con realtà potenzialmente ad alto impatto ambientale.

Un esempio eclatante è il Pizzo d’Uccello e il bacino idrografico del solco d’Equi, uno dei luoghi di maggior valore e pregio ambientale, naturalistico e paesaggistico delle Alpi Apuane e del Parco Regionale, della riserva integrale del Pizzo d’Uccello e di altri territori ad essa adiacenti classificati come riserva generale orientata a prevalente carattere naturalistico. Bene, qui , a pochi chilometri di distanza, ci sono attività estrattive che il Parco, con una delibera storica di cui sono responsabile, appena pochi giorni fa ha esteso vincoli notevoli sull’area complessiva del Solco d’Equi, fino all’estremo della ‘non concessione’ di ulteriori autorizzazioni alle attività estrattive in esercizio o esercitabili nei bacini del Cantonaccio e del Solco d’Equi. Di fatto sottraendo circa 40 ettari di territorio all’escavazione.

Quali sono gli strumenti in mano al Parco in merito alle attività estrattive?

Il Piano integrato per il Parco delle Alpi Apuane costituisce lo strumento fondamentale per orientarne la gestione e perseguirne le finalità specifiche, già fissate dalla legge regionale istitutiva n. 5 del 1985 e successivamente confermate dalla legge di riforma della stessa area protetta (L.R. 65/1997). Tali finalità riguardano congiuntamente la tutela dei valori naturali e culturali presenti nel territorio protetto e il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali, con la realizzazione di un rapporto armonico ed equilibrato fra le attività economiche e la realtà ambientale.

Tuttavia, come ricordato prima, le difficoltà sono enormi perché nel Parco delle Apuane convivono aree caratterizzate da una biodiversità notevole e addirittura aree a riserva integrale, dove il Parco limita perfino la presenza dell’uomo, che si trovano a contatto con siti estrattivi in cui la Legge regionale ammette attività potenzialmente impattanti come è chiaramente visibile nella zonizzazione del Piano del Parco, strumento che regola la gestione delle attività estrattive.

Occorre inoltre recuperare il significato profondo della “cultura del marmo” che ha potentemente contribuito nel corso dei secoli a plasmare il paesaggio apuano, con misure adeguate di reintegrazione paesistico-ambientale delle attività estrattive.

Vedi l’intervista completa – con ulteriori domande relative alla tutela della biodiversità – su Arpatnews >


Per chi vuole approfondire:

Un commento su “I parchi naturali: una risorsa ambientale fondamentale”

  1. condividendo la maggior parte di quanto esposto sono a domandarvi quali azioni di monitoraggio sulla ENTOMOFAUNA state svolgendo sempre nel contesto della conservazione ambientale. Grazie.

    A.Sutto.

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