Il progetto EpiAmbNet e la comunicazione del rischio

Il progetto “Rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione” (EpiAmbNet) è un progetto promosso dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del ministero della Salute; diversi gli eventi formativi promossi in Italia.

La Rete nazionale EpiAmbNet – fra ottobre 2017 e giugno 2018 – ha promosso una serie di eventi formativi in tutta Italia su: “Salute e Ambiente”, “Epidemiologia ambientale” e “Valutazione di impatto sulla salute da esposizioni ambientali: dalla stima degli impatti alla comunicazione del rischio”, ai quali hanno partecipato come docenti e come discenti molti operatori del Sistema sanitario nazionale e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). Sempre nell’ambito del progetto è stato prodotto un documento guida sulla comunicazione del rischio ambientale per la salute.

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Considerato il particolare interesse di questa esperienza abbiamo posto alcune domande a due delle animatrici del progetto, Liliana Cori e Paola Angelini.

Liliana Cori (CNR)Liliana Cori è ricercatrice dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Sezione di Epidemiologia. Coordina un’Unità di comunicazione, che supporta le indagini di epidemiologia ambientale dell’Istituto e le attività di ricerca nel settore ambiente e salute.

Paola Angelini, biologa, con specializzazione in entomologia e un master in epidemiologia. Lavora presso il Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica della regione Emilia-Romagna dove è responsabile di una posizione organizzativa denominata Ambiente e salute. Ha coordinato progetti regionali di valutazione dell’impatto sulla salute da esposizione ambientali, come Moniter per gli inceneritori e Supersito sull’inquinamento atmosferico.

Il progetto EpiAmbNet ha realizzato un importante percorso formativo, che si è svolto in varie città italiane, coinvolgendo operatori del mondo sanitario e di quello ambientale. Volete illustrarci le motivazioni che vi hanno spinto a promuovere questo progetto e le finalità che aveva?

EpiAmbNet è un progetto promosso dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute realizzato da 2016 a 2018 per costruire una rete nazionale di epidemiologia ambientale e promuovere le valutazioni di impatto integrate su ambiente e salute, in accordo con il Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018. Hanno lavorato assieme le strutture sanitarie e ambientali in Italia costruendo una mappa dei gruppi di ricerca attivi e delle ricerche realizzate e promuovendo attività di formazione su ambiente e salute, epidemiologia ambientale, valutazione di impatto sulla salute e infine comunicazione del rischio. Il sito Web del progetto contiene la mappa dei gruppi attivi e delle pubblicazioni, e una rassegna delle attività.

Il progetto EpiAmbNet ha offerto la possibilità di organizzare corsi di formazione, su ambiente e salute e sulla Valutazione di Impatto, in cui è stato possibile trattare in profondità il tema della comunicazione, con casi studio ed esempi italiani, utili come base per la discussione e il confronto.

Nei vostri corsi si è parlato di comunicazione del rischio.

Abbiamo dedicato un ampio spazio del progetto EpiAmbnet alla redazione di un “Documento guida di comunicazione del rischio ambientale per la salute”, che ha previsto la scrittura e la revisione da parte di esperti di comunicazione e di gestione del rischio (ora disponibile sul web). La disponibilità di un documento rivolto ad operatori del servizio sanitario nazionale e del sistema nazionale della protezione ambientale concorre all’attuazione del macro-obiettivo 2.8 “ridurre le esposizioni ambientali potenzialmente dannose per la salute” del Piano Nazionale della Prevenzione.

Il lavoro presenta in forma sintetica le conoscenze maturate in tema di comunicazione del rischio su ambiente e salute, ma soprattutto fornisce indicazioni di supporto alla gestione operativa di processi di comunicazione. Si avvale della lettura critica di 12 esperienze italiane, da cui sono tratte le osservazioni e i suggerimenti per la promozione di buone pratiche.

Viene fornita una descrizione delle diverse fasi del processo comunicativo, inserendo in ciascuna di esse richiami ai casi studio che permettono di mettere a fuoco l’argomento trattato e trarre spunti operativi e indicazioni su come gestire le attività comunicative. Abbiamo scelto la suddivisione proposta da Lundgren e McMakin (1998) in tre tipologie di comunicazione: consensus, crisis e care communication. Si tratta di distinzioni talvolta sfumate, ma molto utili nella fase di programmazione per definire gli obiettivi della comunicazione, capire gli ambiti in cui agisce e gli interlocutori prioritari. (Lundgren R.E., McMakin A.H., Risk communication. A Handbook for Communicating Environmental, Safety, and Health Risks, Colombus, Battelle Press, II Edition, 1998)

Avete lavorato a stretto contatto con esperti di entrambi i “mondi” (ambiente e salute) che sono strettamente connessi ma spesso molto distanti. Secondo voi, che vedete la problematica dal punto di vista della salute, cosa si potrebbe fare per integrare di più questi due mondi?

Dopo tanti anni di lavoro in collaborazione riteniamo che le distanze si siano sensibilmente accorciate e lavoriamo per abbreviarle ancora di più, pur riconoscendo che in Italia ci sono grandi differenze tra i territori. Per fare due esempi, in Emilia-Romagna c’è una consolidata tradizione di attività e progetti gestiti in modo integrato tra ARPA e ASL, basti citare il progetto Moniter di sorveglianza degli inceneritori in Regione (uno dei casi studio riportati nel “Documento guida sulla comunicazione”); a livello nazionale l’iniziativa della “Task Force ambiente e salute” del Ministero della Salute potrà facilitare le esperienze di integrazione tra due “mondi” che sono molto vicini.

Nell’ambito del progetto Epiambnet abbiamo operato per costruire un punto di vista che metta al centro la relazione tra ambiente e salute e che superi l’approccio separato, tenendo come punto di riferimento il lavoro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità con i suoi tavoli interministeriali sempre attivi e propositivi (si pensi all’incontro di Ostrava dal 2017 – sul quale si è parlato in Arpatnews e Micron).

In particolare per la comunicazione del rischio ambientale per la salute la nostra opinione è che occorrano gruppi multi-inter e trans-disciplinari che abbiano tutte le competenze specifiche necessarie: ambientali, biomediche, tossicologiche, epidemiologiche e comunicative che trovino e pratichino un linguaggio comune. Proprio sul piano della comunicazione è importante affermare che non si tratta di parlare dello stato dell’ambiente o di quello della salute, ma di come questi si relazionano tra loro per le persone che vivono in un determinato territorio.

Lo schema secondo il quale l’operatore ambientale si limita a comunicare i dati di monitoraggio, mentre l’operatore sanitario parla dello stato di salute generale della popolazione è superato nei fatti, perché non risponde alla domanda che viene dagli utenti e non soddisfa neppure gli stessi operatori.

Leggi l’intervista in versione integrale su Arpatnews >

Comunicazione del rischio per la salute e per l’ambiente (materiali recente seminario di Verona) >

Articoli sulla comunicazione del rischio in AmbienteInforma >

Altri contributi sulla comunicazione del rischio in Arpatnews >

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