Il punto sul risanamento delle acque costiere in Campania

La qualità delle acque di balneazione in Campania è in «lieve, ma costante miglioramento» negli ultimi anni. In estrema sintesi, è quanto emerge dalle delibere di Giunta regionale che classificano le acque balneari campane secondo le quattro classi di qualità previste dalla normativa (eccellente, buona, sufficiente, scarsa).

L’ultimo provvedimento, in ordine di tempo, è stato approvato alla fine del 2016 (Dgr n. 769 del 28/12/2016). Un sintetico resoconto della delibera è stato pubblicato lo scorso gennaio da Arpa Campania Ambiente, periodico dell’Arpa Campania, ente a cui è demandato il monitoraggio delle acque di balneazione e la valutazione della loro qualità.

Come hanno evidenziato i tecnici dell’Agenzia ambientale, l’86 percento delle acque di balneazione campane sono classificate come “eccellenti” (nel 2013 erano il 77%). L’ampliamento dell’area di eccellenza è dovuto soprattutto a diverse azioni di risanamento intraprese dai comuni costieri, in particolare lungo il litorale domizio e nell’area vesuviana. Complessivamente, a inizio 2017, risulta idoneo alla balneazione (cioè di qualità eccellente, buona o sufficiente) il 96% delle acque costiere adibite a tale scopo. L’attribuzione della classe di qualità dipende dagli esiti delle analisi dei quattro anni precedenti; non è dunque il frutto di un singolo risultato ma di una complessa elaborazione statistica.

Se una larghissima maggioranza di tratti costieri sono dunque promossi a pieni voti, permangono tuttavia alcune criticità, concentrate soprattutto nel Casertano (in prossimità della foce dei Regi Lagni), inoltre nella periferia orientale di Napoli, in alcuni tratti del litorale vesuviano non ancora risanati, nell’area intorno alla foce del Sarno e in prossimità dei principali fiumi che sfociano in provincia di Salerno.

In queste aree ci sono ancora acque di balneazione classificate come “scarse”: il che significa che, a inizio stagione balneare, saranno interdette ai bagnanti. Anche questi tratti di costa, però, potranno essere riabilitati, se i comuni competenti dimostreranno di aver compiuto azioni di risanamento (in particolare intervenendo sul sistema fognario e sugli impianti di depurazione), e se le analisi condotte dall’Arpa Campania daranno esiti favorevoli.

I risultati del monitoraggio Arpac  possono essere consultati nella sezione dedicata del sito web dell’Agenzia. I dati sono aggiornati, generalmente, entro un massimo di due giorni dai prelievi. Prelievi che vengono condotti da aprile a settembre, almeno una volta al mese, per ciascuna delle 330 «acque adibite alla balneazione» presenti lungo la costa della regione. Oltre ai 330 punti di prelievo della cosiddetta “rete di monitoraggio”, ve ne sono alcuni aggiuntivi, chiamati “punti studio”, in corrispondenza delle spiagge più affollate. Il monitoraggio è reso possibile anche grazie alla flotta di mezzi nautici gestita dall’U.O. Mare dell’Agenzia.

Il monitoraggio delle acque di balneazione, in base alla normativa vigente (D. Lgs. 116/08, D.M. 30.03.2010), si concentra soprattutto sui parametri microbiologici: in altre parole cerca di individuare casi di contaminazione fecale. Tuttavia, in determinate circostanze, si effettuano anche analisi sulle caratteristiche chimiche delle acque. Questo avviene, ad esempio, quando si avvistano larghe chiazze di schiuma (foto). Anche negli ultimi anni sono state svolte in Campania analisi di questo tipo, ma nella grande maggioranza dei casi questi fenomeni si sono rivelati di origine naturale, legati alla fioritura di microalghe.

Per sapere se ci può bagnare in un dato punto della costa, oltre a consultare i dati Arpac, occorre anche verificare se ci sono divieti di balneazione segnalati in prossimità del mare.

Spetta ai sindaci adottare le ordinanze di divieto e segnalarle immediatamente con evidenza, in molti casi a seguito della comunicazione di risultati analitici sfavorevoli da parte dell’agenzia ambientale; ma del resto, un divieto può scattare anche indipendentemente dai risultati del monitoraggio e per ragioni diverse dall’inquinamento.

Dunque, anche le acque classificate come “sufficienti”, “buone” o persino “eccellenti”, possono subire degli stop temporanei alla balneazione, nel corso della stagione balneare.

Ma quali sono i motivi per cui alcune aree costiere campane, per fortuna circoscritte, restano “off-limits” per i bagnanti? La risposta risiede, fondamentalmente, nell’inadeguatezza di alcuni sistemi fognari e di depurazione.  In alcune zone, la rete di raccolta delle acque pluviali non è separata da quella delle acque di scarico. Questo provoca un carico di lavoro eccessivo per i depuratori, quando piove molto, con casi di “troppo pieno” che non possono essere gestiti adeguatamente dagli impianti.

Infine va chiarito che alcuni tratti della costa campana non sono affatto adibiti alla balneazione: si tratta di aree portuali, aree marine protette, zone a ridosso di foci di fiumi e di canali e aree militari.

Luigi Mosca  (Arpa Campania, Servizio Comunicazione)

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