La preparazione e la risposta alle emergenze in Slovenia e il ruolo della Snsa

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Andrej Stritar, direttore dell’Amministrazione per la sicurezza nucleare slovena (Slovenian Nuclear Safety Administration-Snsa), è intervenuto al convegno del 18 ottobre La gestione dell’emergenza radiologia a Trieste ed in Friuli Venezia Giulia, con la relazione La preparazione e la risposta alle emergenze in Slovenia e il ruolo della SNSA.

Il rischio radiologico in Slovenia è dovuto a diverse fonti come gli impianti nucleari (la centrale nucleare di Krsko, il reattore di ricerca TRIGA, il deposito temporaneo di scorie nucleari), circa 1000 fonti minori (tra le quali sorgenti orfane e circa 20 fonti ad alta attività), atti terroristici, incidenti nucleari all’estero o causati da satelliti di rientro dallo spazio.

Il Piano nazionale di risposta alle emergenze dovute a incidenti nucleari e radiologici fa parte del pacchetto di nove piani nazionali che riguardano tutte le emergenze. L’ultima versione è del 2010, attualmente in fase di revisione dopo Fukushima. Il sistema di risposta sloveno è composto da due principali attori: il Comando nazionale di protezione civile e la Snsa stessa che assume un ruolo di consulenza tecnica, si occupa di notificare l’evento a livello internazionale, della comunicazione al pubblico e del coordinamento del monitoraggio.

La strategia di protezione prevede la classificazione delle emergenze in 4 livelli (0 evento insolito; 1 allerta, 2 emergenza di sito, 3 emergenza generale) e la diversificazione del territorio in zone con una diversa pianificazione delle emergenze (zona rossa di precauzione, entro un raggio di 3 km dalla centrale di Krsko; zona di urgenza, entro i 10 km; zona estesa, entro i 25 km; tutto il Paese).

Le misure prevedono l’evacuazione della prima zona e poi della seconda, in caso di emergenza generale, rifugi antiatomici qualora l’evacuazione in sicurezza non fosse possibile, il blocco dello iodio in tiroide grazie all’assunzione di pastiglie di iodio stabile, la restrizione all’uso di acqua potabile, latte e prodotti alimentari, altre azioni di protezione sulla base di misurazioni e modelli.
Il sistema di allerta è composto da 70 stazioni di rilevamento distribuite su tutto il paese. I dati della centrale arrivano alla Snsa che ha a disposizione oltre 900 parametri dell’impianto per monitorare il suo funzionamento. La Snsa, inoltre, sviluppa e mantiene la piattaforma web di comunicazione nazionale (MKSID) che collega oltre 31 nodi (alcuni dei quali situati anche in Croazia).

Dopo Fukushima sono stati molti i miglioramenti tecnico-gestionali apportati alla centrale e alcuni sono attualmente in fase di attuazione secondo un cronoprogramma definito: il Piano nazionale deve essere rivisto quest’anno, nel 2017 dovrà essere simulato un incidente alla centrale (EPREV), per completare poi l’upgrade del programma di sicurezza del sito entro il 2021.

[abstract a cura della Redazione di AmbienteInforma, non rivisto dall’autore]

Vai alla presentazione La preparazione e la risposta alle emergenze in Slovenia e il ruolo della SNSA (in inglese)

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