La qualità dell’aria in Europa

E’ stato recentemente pubblicato il nuovo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) “Air Quality in Europe – 2018”.

La relazione presenta una panoramica aggiornata e un’analisi della qualità dell’aria in Europa dal 2000 al 2016. Esamina i progressi compiuti verso il rispetto degli standard di qualità dell’aria stabiliti nelle due direttive UE sulla qualità dell’aria ambiente e riguardo alle line guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Il rapporto dell’EEA presenta anche le più recenti stime sull’esposizione della popolazione e degli ecosistemi agli inquinanti atmosferici con i conseguenti maggiori impatti.

La valutazione dello stato della qualità dell’aria si basa principalmente su misurazioni relative all’aria ambiente, in combinazione con dati di modellizzazione e dati sulle emissioni antropogeniche e la loro evoluzione nel tempo.

Per la prima volta, la relazione sulla qualità dell’aria in Europa presenta informazioni sulle concentrazioni per la maggior parte degli inquinanti atmosferici a livello nazionale per 39 paesi europei (i 28 dell’UE e altri 11).

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Particolato (PM10 e PM2,5)

Le concentrazioni di particolato (PM) hanno continuato a superare i valori limite UE e quelli delle linee guida dell’OMS in vaste aree dell’Europa nel 2016. Per il PM10, concentrazioni superiori al valore limite giornaliero dell’UE è stato registrato nel 19% delle stazioni di monitoraggio in 19 dei 28 Stati membri dell’UE (UE-28) e in altri otto paesi del Continente; per il PM2,5, le concentrazioni superiori al valore limite annuale sono state registrate al 5% delle stazioni, in quattro Stati membri e in altri quattro paesi extra-UE.

Il valore delle linee guida dell’OMS a lungo termine per il PM10 è stato superato nel 48% delle stazioni e in tutti i paesi, ad eccezione di Estonia, Islanda, Irlanda e Svizzera. Il valore delle linee guida dell’OMS a lungo termine per il PM2,5 è stato superato nel 68% delle stazioni situate in tutti i paesi, ad eccezione di Estonia, Finlandia, Ungheria, Norvegia e Svizzera.

Il 13% della popolazione urbana dell’UE è stato esposto a livelli di PM10 superiori al valore limite giornaliero e circa il 42% è stato esposto a concentrazioni superiori al più rigoroso valore previsto dalle linee guida dell’OMS per il PM10 nel 2016.

Per quanto riguarda il PM2,5, il 6% del totale popolazione urbana nell’UE è stato esposto a livelli superiori al valore limite dell’UE e circa il 74% è stato esposto a concentrazioni superiori al valore indicato dalle linee guida dell’OMS nel 2016.

La percentuale della popolazione urbana dell’UE esposta ai livelli di PM10 e PM2,5 oltre i valori limite e le linee guida dell’OMS nel 2016 è stata la più bassa dal 2000 (2006 per PM2,5), mostrando una tendenza alla diminuzione.

Ozono (O3)

Nel 2016, il 17% delle stazioni ha registrato concentrazioni superiori al valore obiettivo UE per la protezione della salute umana, per l’ozono (O3) . La percentuale di stazioni che hanno rilevato concentrazioni superiori a questo valore obiettivo erano notevolmente inferiori rispetto al 2015 (41%) ma superiori a quelle del 2014, riflettendo la variabilità interannuale delle concentrazioni di O3. Queste stazioni erano situate in 14 paesi dell’UE e in altri cinque paesi europei.

L’obiettivo a lungo termine è stato raggiunto solo nel 17% delle stazioni nel 2016. Il valore delle linee guida dell’OMS per l’O3 è stato superato nel 96% delle stazioni di monitoraggio, la stessa percentuale rilevata nel 2015.

Circa il 12% della popolazione urbana dell’UEè stata esposta a concentrazioni di O3 al di sopra della soglia del valore obiettivo dell’UE, percentuale che rappresenta una diminuzione considerevole rispetto all’esposizione elevata del 2015 (30%). Però, la percentuale è ancora superiore al 7% registrato nel 2014. La percentuale della popolazione urbana dell’UE esposta a livelli di O3 che supera il valore indicato dalle linee guida dell’OMS è stata del 98% nel 2016, senza mostrare alcuna fluttuazione dal 2000.

Biossido di azoto (NO2)

Il valore limite annuale per il biossido di azoto (NO2) continua ad essere ampiamente superato in tutta Europa, anche se la concentrazione e l’esposizione della popolazione stanno diminuendo.

Nel 2016, circa il 12% di tutte le stazioni di monitoraggio ha registrato concentrazioni superiori a questo standard, che è lo stesso delle linee guida dell’OMS. Queste stazioni erano situate in 19 paesi dell’UE e in altri quattro paesi europei e l’88% delle concentrazioni oltre questo valore limite è stato osservato nelle stazioni di traffico.

Il 7% della popolazione urbana dell’UE viveva in aree con concentrazioni superiori al valore limite annuale UE e delle linee guida dell’OMS per il NO2 nel 2016, che rappresenta il valore più basso dal 2000.

Benzo[a]pirene (BaP), un indicatore per idrocarburi policiclici aromatici

Il 31% delle stazioni di monitoraggio del benzo[a]pirene (BaP) ha rilevato concentrazioni superiori a 1,0 ng / m3 nel 2016. Appartenevano a 13 Stati membri (su 25 paesi dell’UE e altri due paesi europei) ed erano stazioni situate principalmente nelle aree urbane. Il 21% della popolazione urbana dell’UE è stata esposta a concentrazioni medie annue di BaP superiori al valore obiettivo dell’UE nel 2016 e circa il 90% a concentrazioni superiori al livello di riferimento stimato.

Altri inquinanti: anidride solforosa (SO2), monossido di carbonio (CO), benzene (C6H6) e metalli tossici

Solo 23 stazioni (su 1.600) in cinque paesi hanno rilevato valori di anidride solforosa (SO2) al di sopra del valore limite giornaliero dell’UE, nel 2016. Tuttavia, il 37% di tutte le stazioni di monitoraggio del SO2, situate in 30 paesi, ha misurato concentrazioni di SO2 sopra i valori raccomandati dalle linee guida dell’OMS. Ciò significa che il 23% della popolazione urbana dell’UE-28 nel 2016 è stata esposta a livelli di SO2 superiori alle indicazioni dell’OMS.

L’esposizione della popolazione europea a concentrazioni di monossido di carbonio (CO) superiori al valore limite UE e delle linee guida OMS è molto localizzata e poco frequente. Solo cinque stazioni (di cui quattro al di fuori dell’UE) hanno registrato concentrazioni superiori al valore limite UE, nel 2016.

Allo stesso modo, nel 2016 sono state osservate concentrazioni superiori al valore limite per il benzene (C6H6) in sole quattro stazioni europee (tutte situate nell’UE).

Le concentrazioni di arsenico (As), cadmio (Cd), piombo (Pb) e nichel (Ni) nell’aria sono generalmente basse in Europa, con pochi superamenti degli standard ambientali. Tuttavia, questi inquinanti contribuiscono alla deposizione e all’accumulo di livelli di metalli tossici nei terreni, nei sedimenti e negli organismi.

Impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute

L’inquinamento atmosferico continua ad avere un impatto significativo sulla salute della popolazione europea, in particolare nelle aree urbane. Ha anche un notevole impatto di carattere economico, con l’aumento dei costi per la sanità pubblica e la riduzione della produttività, a causa delle giornate lavorative perse.

Le sostanze inquinanti più importanti d’Europa in termini di danno alla salute umana sono il PM, l’NO2 e l’O3.

Le stime degli impatti sulla salute attribuibili all’esposizione all’inquinamento atmosferico indicano che le concentrazioni di PM2,5 nel 2015 sono state responsabili di circa 422.000 decessi prematuri originati dall’esposizione a lungo termine in Europa ( in oltre 41 paesi), di cui 391.000 erano nell’UE.
Gli impatti stimati sulla popolazione in questi 41 paesi europei per l’esposizione alle concentrazioni di NO2 e O3 nel 2015 sono stati circa 79.000 e 17.700 morti premature all’anno, rispettivamente, di cui nell’UE circa 76.000 e 16.400 morti premature all’anno.

Sebbene le variazioni da un anno all’altro siano ridotte, uno studio recente ha valutato l’evoluzione a lungo termine dell’esposizione della popolazione europea alla concentrazione di PM2,5 dal 1990 e le morti premature associate. Sono stati utilizzati diversi set di dati e l’insieme di tutti i set di dati indica una diminuzione mediana della mortalità prematura di circa il 60% in Europa, attribuita all’esposizione al PM2,5 tra il 1990 e il 2015. Ciò riflette una diminuzione simile dell’esposizione della popolazione europea al PM2,5.

Air quality in Europe -2018 report

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